Cadute e sincopi, rischio in aumento per pazienti ipertesi trattati per mantenere pressione sistolica sotto i 120mmHg

Cadute e sincopi, rischio in aumento per pazienti ipertesi trattati per mantenere pressione sistolica sotto i 120mmHg

Cadute e sincopi, rischio in aumento per pazienti ipertesi trattati per mantenere pressione sistolica sotto i 120mmHg
La riduzione della pressione sotto i 120mmHg in pazienti ipertesi trattati sembrerebbe essere correlato a un maggior rischio di incorrere in cadute e soffrire di sincopi. Lo studio su JAMA Internal Medicine

(Reuters Health) – Tra i pazienti più anziani con ipertensione sottoposti a una terapia per mantenere i livelli di pressione sistolica sotto i 120 mmHg, sarebbe maggiore il rischio di incorrere in cadute e soffrire di sincopi. È quanto ipotizza una ricerca guidata da Donal Sexton del Trinity College di Dublino. I risultati sono stati pubblicati su JAMA Internal Medicine.

La premessa
In uno studio precedente (Systolic Blood Pressure Intervention Trial – SPRINT), era stato osservato che il trattamento degli adulti ipertesi con più di 75 anni per far scendere la pressione sistolica sotto i 120 mmHg determinava una riduzione di eventi cardiovascolari e della mortalità, senza determinare un aumento nelle cadute e nelle sincopi. Sexton e colleghi hanno voluto capire se quest'ultimo risultato fosse applicabile alla popolazione trattata nella vita reale.

Lo studio
I ricercatori irlandesi hanno così confrontato i tassi di cadute e sincopi su 407 adulti dell'Irish Longitudinal Study on Ageing (TILDA) rispetto ai 1.319 pazienti del gruppo trattato nello SPRINT. Tutte le persone prese in considerazione nel TILDA erano bianche, contro il 75% della popolazione considerata nello SPRINT. L'ipotensione ortostatica era più comune tra i soggetti compresi nel TILDA rispetto a quelli considerati nello SPRINT. Inoltre, più pazienti dello studio SPRINT avevano avuto una storia di malattie cardiovascolari (23,4% contro 17,7%), consumo di aspirina (58% rispetto a 39,3%) e utilizzo di statine (52,8% contro 39,1%), il che suggerirebbe un profilo di rischio cardiovascolare maggiore, secondo quanto sottolineato dagli autori. Il follow-up medio, infine, è stato di 3,4 anni per entrambi i gruppi.

I risultati
Mentre erano sottoposti a cure standard, 111 partecipanti del TILDA, il 27,3%, hanno riferito una caduta e 54, pari al 13,3%, hanno riportato una sincope. Nel trial SPRINT, 73 su 1.319 partecipanti, il 5,5%, hanno riportato cadute gravi e 32 (2,4%) sincopi. Secondo Sexton, “se i partecipanti dello studio SPRINT fossero stati rappresentativi della popolazione anziana generale, il tasso di cadute e sincopi sarebbe dovuto essere confrontabile, invece i casi registrati nello studio TILDA erano cinque volte più elevati rispetto al trial SPRINT”.

I motivi, secondo il ricercatore irlandese, potrebbero essere diversi, come la maggiore assistenza nell'ambito del trial. In ogni caso Sexton avverte che i risultati di SPRINT “non sono generalizzabili a tutti gli anziani, almeno per quel che riguarda cadute e sincopi”. E mentre i vantaggi dello studio non sono in discussione, “nella pratica clinica, il rapporto rischio/beneficio del ridurre la pressione sistolica sotto i 120 mmHg dovrebbe essere considerato individualmente”, ha concluso.

Il commento
A concordare con questa dichiarazione è Usman Baber, direttore del Clinical Biometrics, Icahn School of Medicine al Mount Sinai di New York che ha spiegato che “i pazienti nella coorte TILDA differivano in diversi parametri importanti rispetto ai pazienti SPRINT. Ad esempio erano più femmine e avevano una pressione sistolica e diastolica superiore”. Dunque, “l'estensione dei risultati dello studio SPRINT a una popolazione con un rischio più elevato di cadute e sincopi dovrebbe essere presa con cautela, anche se i risultati non contraddicono quelli dello studio SPRINT”, ha affermato Baber.

Fonte: JAMA Internal Medicine

Megan Brooks

(Versione italiana Quotidiano Sanità/ Popular Science)

Megan Brooks

24 Luglio 2017

© Riproduzione riservata

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