Cancro. Emergenza “adolescenti”: mortalità del 30% in più rispetto ai bambini

Cancro. Emergenza “adolescenti”: mortalità del 30% in più rispetto ai bambini

Cancro. Emergenza “adolescenti”: mortalità del 30% in più rispetto ai bambini
Troppo grandi per i reparti di pediatria e troppo piccoli per le corsie ordinarie. Risultato: un tasso di mortalità più elevato a parità di condizioni cliniche rispetto ai pazienti più piccoli. Nasce il “progetto giovani” dell’Istituto nazionale tumori di Milano

Sono 54 i reparti di oncologia pediatrica in Italia, eppure molti di essi non accettano adolescenti, o mettono dei limiti d'età. Il risultato è che i pazienti tra i 15 e 19 anni, pur soffrendo degli stessi tumori tipici dell'infanzia, si trovano in una sorta di “terra di nessuno”, venendo curati o nei reparti per adulti o non riuscendo ad arrivare nei centri di eccellenza di oncologia pediatrica. Il che porta ad una loro mortalità maggiore di circa il 30%, a parità di condizione clinica, rispetto ai bambini. La denuncia è di Andrea Ferrari, oncologo pediatra dell'Istituto dei Tumori (Int) di Milano e responsabile della Commissione Nazionale Adolescenti dell'Aieop (Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica), che ha promosso il convegno 'Love, chemo & rock'n roll' per presentare il 'Progetto giovani'.
 
“Ogni anno in Italia si verificano circa 1000 nuovi casi di tumore negli adolescenti tra i 15 e i 19 anni – spiega Ferrari – Due terzi sono tipici dell'infanzia, come leucemie, linfomi, sarcomi dell'osso e delle parti molli, e un terzo dell'adulto, come il cancro al colon e al polmone. Tuttavia, per motivi amministrativi, i giovani pazienti spesso non vengono curati nelle oncologie pediatriche. Ma quelli che, pur presentando un tumore dell'infanzia, sono ricoverati nei reparti per adulti, hanno meno chances di farcela rispetto ai bambini, perchè curati nel reparto sbagliato, dove mancano cultura ed esperienza per quei tipi di tumore''.
I numeri parlano chiaro del resto. Per la leucemia linfoblastica acuta, secondo i dati forniti dall'oncologo,  la sopravvivenza è dell'80% sotto i 14 anni, ma scende al 50% sotto i 15 anni; così come con il rabdomiosarcoma il tasso di sopravvivenza è dell'80% sotto i 10 anni e del 50% sotto i 15 anni, o ancora, il sarcoma di Ewing guarisce nel 65% dei casi in un bambino e nel 45-50% nell'adolescente curato nel reparto adulti. Quando poi gli adolescenti vengono trattati nei reparti di oncologia pediatria, si trovano in reparti pensati esclusivamente per bambini, dovendo condividere gli spazi comuni con vicini più “chiassosi” e difficoltà a concentrarsi e studiare. Una situazione che aumenta il loro disagio, e che li spinge a rimanere a letto depressi, senza parlare con nessuno. Ecco il perché dell'avvio di 'Progetto giovani', e dell'iniziativa dell'Int, con il sostegno dell'Associazione Bianca Garavaglia e della Fondazione Magica Cleme, che ha predisposto nuovi spazi dedicati ai giovani pazienti. “Abbiamo creato 3 ambienti – spiega Ferrari – dove i ragazzi possono uscire e incontrarsi. In una stanza potranno fare dei corsi e laboratori di fotografia, arte, workshop di moda con la stilista Gentucca Bini o di trucco, anche per imparare a coprire gli effetti della chemio. Poi ci sarà una palestra, e una stanza con pc dove studiare in tutta tranquillità”.
 
Quello di Milano vuole essere un modello da proporre e diffondere anche alle altre oncologie pediatriche italiane. “Noi come Aieop vogliamo un'oncologia pediatrica senza limiti d'età – conclude Ferrari – dove chi ha un tumore tipico dell'infanzia possa essere curato senza guardare alla sua età anagrafica, anche fino a 25-30 anni. Bisogna migliorare lo stare in ospedale degli adolescenti, e colmare questa lacuna che ha fatto sì che ad oggi fossero curati peggio di bambini e adulti”. E far sì che, almeno in ambito medico, non siano più considerati né carne né pesce.
 
Adele Lapertosa

 
 

Adele Lapertosa

21 Novembre 2011

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