Coronavirus. Tra telelavoro e privacy. Ecco le misure del Ministero e del Garante

Coronavirus. Tra telelavoro e privacy. Ecco le misure del Ministero e del Garante

Coronavirus. Tra telelavoro e privacy. Ecco le misure del Ministero e del Garante
Il Ministero della Funzione Pubblica e il Garante della Privacy, hanno regolamentato da una parte l’apertura degli uffici pubblici e il regolare svolgimento delle attività nelle zone non soggette a misure di contenimento e gestione dell’emergenza, invitando le Amministrazioni a promuovere modalità flessibili di svolgimento della prestazione lavorativa, dall’altra la regolamentare delle informazioni personali da acquisire nelle zone a rischio epidemiologico.

Con due distinti ed interessanti provvedimenti, pubblicati qualche giorno fa, il Ministero della Funzione Pubblica e il Garante Nazionale della Privacy, hanno regolamentato da una parte l’apertura degli uffici pubblici e il regolare svolgimento delle attività nelle zone non soggette a misure di contenimento e gestione dell’emergenza, invitando le Amministrazioni a promuovere modalità flessibili di svolgimento della prestazione lavorativa, dall’altra la regolamentare delle informazioni personali da acquisire nelle zone a rischio epidemiologico, nonché nei comuni individuati dalle più recenti disposizioni normative, per trasmetterle al Dipartimento di Prevenzione della ASL territoriale, anche per il tramite del medico di base, che provvederà agli accertamenti previsti come, ad esempio, l’isolamento fiduciario.

Andiamo per ordine. Innanzitutto con la direttiva della Pubblica Amministrazione n. 1/2020 vengono implementate le seguenti misure: i lavoratori e le lavoratrici portatori di patologie che li rendono maggiormente esposti al contagio; i lavoratori e le lavoratrici che si avvalgono di servizi pubblici di trasporto per raggiungere la sede lavorativa; i lavoratori e le lavoratrici sui quali grava la cura dei figli a seguito dell’eventuale contrazione dei servizi dell’asilo nido e della scuola dell’infanzia.

Le Amministrazioni pubbliche sono inoltre invitate a potenziare il ricorso al lavoro agile, individuando modalità semplificate e temporanee di accesso alla misura con riferimento al personale complessivamente inteso, senza distinzione di categoria di inquadramento e di tipologia del rapporto di lavoro.
Per dipendenti pubblici e coloro che, a diverso titolo, operano presso l’Amministrazione, qualora provengano da una delle aree di cui all’articolo 1  comma 1 del citato decreto legge oppure che abbiano avuto contatto con persone provenienti dalle medesime aree, c’è l’obbligo informativo di comunicare tale circostanza all’Amministrazione, ai sensi dell’articolo 20 del decreto legislativo 81/2008, anche per la conseguente informativa all’Autorità sanitaria competente ai fini della salvaguardia della salute del luogo di lavoro.

Per riunioni, convegni e attività formative devono essere privilegiate modalità telematiche oppure deve esserci un adeguato distanziamento tra le persone come misura precauzionale, così come occorre organizzare apposite turnazioni per l’utilizzo di mense e spazi comuni.
Misure precauzionali sono previste anche per le missioni all’estero e le procedure concorsuali.
 
Va evitato il sovraffollamento – anche attraverso lo scaglionamento degli accessi – negli uffici aperti al pubblico e nei locali frequentati da personale esterno, nei quali, oltre a mantenere un’adeguata distanza con l’utenza, devono essere assicurate una frequente aerazione e un’accurata pulizia e disinfezione delle superfici e degli ambienti.

Nei locali, anche non aperti al pubblico, devono essere messi a disposizione strumenti di facile utilizzo per l’igiene e la pulizia della cute, quali ad esempio dispensatori di disinfettante o antisettico per le mani, salviette asciugamano monouso, nonché, qualora l’autorità sanitaria lo prescriva, guanti e mascherine per specifiche attività lavorative.

Negli uffici aperti al pubblico e nei siti web istituzionali devono essere pubblicate le informazioni di prevenzione rese note dalle autorità competenti.
Per quanto riguarda, invece le indicazioni scaturite dal Parere della Privacy del 2 marzo scorso, viene sottolineato che i datori di lavoro, pubblici e privati devono invece astenersi dal raccogliere, a priori e in modo sistematico e generalizzato, anche attraverso specifiche richieste al singolo lavoratore o indagini non consentite, informazioni sulla presenza di eventuali sintomi influenzali del lavoratore e dei suoi contatti più stretti o comunque rientranti nella sfera extra lavorativa.

“La finalità di prevenzione dalla diffusione del Coronavirus deve infatti essere svolta da soggetti che istituzionalmente esercitano queste funzioni in modo qualificato.

L’accertamento e la raccolta di informazioni relative ai sintomi tipici del Coronavirus e alle informazioni sui recenti spostamenti di ogni individuo spettano agli operatori sanitari e al sistema attivato dalla protezione civile, che sono gli organi deputati a garantire il rispetto delle regole di sanità pubblica recentemente adottate.

Resta fermo l’obbligo del lavoratore di segnalare al datore di lavoro qualsiasi situazione di pericolo per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro. Al riguardo, il Ministro per la pubblica amministrazione ha recentemente fornito indicazioni operative circa l’obbligo per il dipendente pubblico e per chi opera a vario titolo presso la P.A. di segnalare all’amministrazione di provenire da un’area a rischio. In tale quadro il datore di lavoro può invitare i propri dipendenti a fare, ove necessario, tali comunicazioni agevolando le modalità di inoltro delle stesse, anche  predisponendo canali dedicati; permangono altresì i compiti del datore di lavoro relativi alla necessità di comunicare agli organi preposti l’eventuale variazione del rischio “biologico” derivante dal Coronavirus per la salute sul posto di lavoro e gli altri adempimenti connessi alla sorveglianza sanitaria sui lavoratori per il tramite del medico competente, come, ad esempio, la possibilità di sottoporre a una visita straordinaria i lavoratori più esposti.


 


Nel caso in cui, nel corso dell’attività lavorativa, il dipendente che svolge mansioni a contatto con il pubblico (es. URP, prestazioni allo sportello) venga in relazione con un caso sospetto di Coronavirus, lo stesso, anche tramite il datore di lavoro, provvederà a comunicare la circostanza ai servizi sanitari competenti e ad attenersi alle indicazioni di prevenzione fornite dagli operatori sanitari interpellati.

Le autorità competenti hanno, inoltre, già previsto le misure di prevenzione generale alle quali ciascun titolare dovrà attenersi per assicurare l’accesso dei visitatori a tutti i locali aperti al pubblico nel rispetto delle disposizioni d’urgenza adottate.

Pertanto, il Garante, accogliendo l’invito delle istituzioni competenti a un necessario coordinamento sul territorio nazionale delle misure in materia di Coronavirus, invita tutti i titolari del trattamento ad attenersi scrupolosamente alle indicazioni fornite dal Ministero della salute e  dalle istituzioni competenti per la prevenzione della diffusione del Coronavirus, senza effettuare iniziative autonome che prevedano la raccolta di dati anche sulla salute di utenti e lavoratori che non siano normativamente previste o disposte dagli organi competenti.”
 
Domenico Della Porta
Docente Medicina del Lavoro Facoltà Giurisprudenza Università Telematica Uninettuno – ROMA
Referente Federsanità ANCI per l’Igiene, la Prevenzione e la Sicurezza dei lavoratori in Sanità – ROMA

Domenico Della Porta

05 Marzo 2020

© Riproduzione riservata

Farmaci. Dall’antiobesità in pillola alle nuove cure contro il tumore del pancreas: dall’Ema sei via libera. Naloxone nasale verso l’uso senza ricetta
Farmaci. Dall’antiobesità in pillola alle nuove cure contro il tumore del pancreas: dall’Ema sei via libera. Naloxone nasale verso l’uso senza ricetta

Sei nuovi farmaci verso l’autorizzazione europea, cinque estensioni di indicazione terapeutica e una decisione che potrebbe facilitare l’accesso al naloxone, il medicinale salvavita utilizzato per contrastare le overdose da oppioidi....

Obesità. Oltre 7 pazienti su 10 preferiscono la pillola, le nuove terapie orali verso l’Italia
Obesità. Oltre 7 pazienti su 10 preferiscono la pillola, le nuove terapie orali verso l’Italia

Oltre sette pazienti su dieci che convivono con obesità o sovrappeso preferiscono iniziare un percorso terapeutico basato su una formulazione in pillole. È quanto emerge dall’indagine OPTIC (Tadesse Bell S....

Ototossicità nei bambini con tumore. Diagnosi precoce e approccio multidisciplinare per proteggere l’udito e la qualità di vita
Ototossicità nei bambini con tumore. Diagnosi precoce e approccio multidisciplinare per proteggere l’udito e la qualità di vita

L'ototossicità rappresenta una delle possibili conseguenze dei trattamenti oncologici pediatrici, in particolare delle terapie a base di cisplatino. Un effetto collaterale che, con il miglioramento dei risultati delle cure e...

Farmaci innovativi. Aifa: “Non solo voce di costo, ma investimento per la salute”. A Genova il confronto nazionale sul valore delle terapie
Farmaci innovativi. Aifa: “Non solo voce di costo, ma investimento per la salute”. A Genova il confronto nazionale sul valore delle terapie

Come misurare il valore di un farmaco andando oltre il suo costo e considerando i benefici che produce sulla salute delle persone, sulla qualità della vita e sulla sostenibilità complessiva...