Coronavirus. Ue, Ecdc e Oms Europa a Roma per “studiare” il nostro focolaio: “L’esperienza italiana è una lezione preziosa”

Coronavirus. Ue, Ecdc e Oms Europa a Roma per “studiare” il nostro focolaio: “L’esperienza italiana è una lezione preziosa”

Coronavirus. Ue, Ecdc e Oms Europa a Roma per “studiare” il nostro focolaio: “L’esperienza italiana è una lezione preziosa”
Coordinazione e condivisione delle informazioni, tra paesi, tra esperti e all’interno di uno stesso paese. È ciò che serve per contenere al massimo la diffusione del nuovo coronavirus, secondo gli esponenti dell’Unione Europea, dell’Oms, dell’Ecdc e del governo, che oggi in conferenza stampa hanno tracciato un bilancio della visita in Italia dei rappresentanti e degli esperti delle tre istituzioni. Massimo sostegno all'Italia, dalla cui esperienza si potrà imparare molto su come combattere la malattia

“Ad oggi contiamo oltre 80.000 casi di COVID-19 in 34 paesi. Quattro nuovi Stati membri – Afghanistan, Bahrain, Iraq e Oman – hanno riferito casi di COVID-19 nelle ultime 24 ore. Il 97% dei casi viene segnalato dalla Cina, quindi solo il 3% coinvolge altri paesi”. A fornire i dati è Hans Kluge, direttore per l'Europa dell'Organizzazione mondiale della sanità, che fa il punto della situazione in occasione della conferenza stampa svoltasi oggi a Roma con i rappresentanti della UE, dell'Ecd e dell'Oms in visita nel nostro Paese dopo lo scoppio dei due focolai in Lombardia e Veneto, presente anche il ministro della Salute Roberto Speranza. 

L’Italia è stata colpita come nessun altro paese in Europa, con una rapida crescita di casi in pochi giorni. La priorità per l’Europa, ha commentato Stella Kyriakiades, Commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare, è di “collaborare con i vari paesi per la protezione della salute dei cittadini”.

E ha aggiunto che “questa emergenza è un test della capacità strategica ad adottare misure di emergenza e di contenimento e collaborazione”. Occorrono fondamentalmente coordinazione e condivisione delle informazioni in tempo reale per contenere la minaccia rappresentata dalla diffusione del virus. Per questa ragione, ha precisato Kyriakiades, nell’UE usiamo tutti i canali informativi che abbiamo a disposizione e forniamo “delle linee guida a tutti i paesi membri e al personale sanitario”.
 
I paesi Europei devono prepararsi ad affrontare una situazione di emergenza
Siamo in una fase di contenimento, ma, ha avvertito il commissario, “vista la velocità con cui si evolve la situazione, bisogna esser pronti in tutta Europa” ad affrontare la diffusione del virus. Ogni paese deve prepararsi a “rispondere alla minaccia da un punto di vista della diagnosi, con test di laboratorio e procedure per rintracciare le persone che sono state malate, tutti devono avere un piano per poter intervenire, è cruciale”.

Le misure che sono state prese in Italia per il contenimento del virus sono state considerate risolute, determinate, veloci. E il caso italiano potrà servire da lezione agli altri paesi dell’Unione: “Mentre combattiamo questa malattia e la sua diffusione, dobbiamo anche imparare dalla risposta qui in Italia. La vostra esperienza, per quanto difficile, è preziosa”, ha sottolineato Kluge, e ha aggiunto: “ciò che facciamo in Italia può aiutare l’Oms e altri paesi del mondo ad aggiornare le proprie politiche”.

Andrea Ammon, direttrice dell’European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc), ha spiegato che la missione congiunta di Oms ed Ecdc in Italia, ha lo scopo primario di valutare come si evolve la situazione e di come fornire sostegno a livello clinico e nel controllo dell’infezione.

“I virus  non si fermano di fronte a frontiere costruite dall’uomo sul piano amministrativo e quindi c’è bisogno di un grande coordinamento al livello internazionale”, ha commentato il Ministro della Salute, Roberto Speranza. Infatti, secondo le analisi dell’Ecdc, si potranno verificare, in altri paesi europei, situazioni analoghe a quella italiana, ma potrebbero evolvere in modo diverso da un paese all’altro. Per prepararsi a questa eventualità, i diversi paesi stanno aggiornando i loro piani di preparazione in caso di pandemia.
Ciononostante, è stata lodata la decisione dei paesi vicini, di non chiudere le frontiere con l’Italia. Sarebbe una misura “sproporzionata e inefficace”.

Molte incognite, ma non bisogna farsi prendere dal panico
Alla domanda, che ormai ci ripetiamo da giorni: come mai si sono verificati tutti questi casi proprio in Italia? Ammon ha risposto sostanzialmente, come molti virologi Italiani: dipende forse da quanti test vengono effettuati, c’è la possibilità che l’Italia faccia più tamponi e diagnostichi quindi i casi più lievi che altrove passerebbero inosservati. Aggiunge però che “non si può fornire una risposta certa a questo interrogativo, questa diffusione si sarebbe potuta verificare in qualunque altro paese”.

In questa battaglia, restano naturalmente molte incognite. Non conosciamo l’origine del virus e non sappiamo come questo si diffonde. Tuttavia “non bisogna lasciarsi prendere dal panico”. Kluge ha infatti sottolineato l’importanza di valutare la situazione obiettivamente e adottare tutte le misure necessarie. “Prendiamo in virus molto seriamente, ma bisogna ricordare che 4 infetti su 5 presentano sintomi lievi e vanno incontro a remissione”, ha affermato, ricordando poi ciò che già sappiamo: la mortalità si aggira intorno al 2% e riguarda sopratutto soggetti al di sopra di 65 anni immunocomporomessi e con altre patologie.
 
Al momento, il numero di casi in Cina è in diminuzione e la mortalità in questo paese è scesa a circa l’1%. “Ma anche fosse una sola morte, se possibile, andrebbe comunque evitata”, ha sostanzialmente sottolineato Kluge. Bisogna quindi proteggersi, evitare che gli altri si ammalino e “adottare pedissequamente tutte le precauzioni raccomandate”. È stato anche ribadito, nonostante ciò che ogni tanto viene riportato dai giornali, che non esiste una cura per il coronavirus, e neanche un vaccino. Ogni farmaco, per provare la sua efficacia, deve essere testato il trial clinici, attualmente in corso. La commissione europea ha stanziato 10 milioni di euro proprio per portare avanti la ricerca su terapia e diagnosi, e lunedì sarà annunciato lo stanziamento di altri 90 milioni, provenienti dallo sforzo congiunto di Commissione Europea e industrie.

Kluge ha concluso ricordando a tutti la necessità, in questa situazione, di fare affidamento solo alle informazioni che provengono da fonti affidabili, quindi l’Oms, l’Ecdc, il ministero della salute e l'Istituto Superiore di Sanità. E anche di evitare stigma e discriminazioni, che, come sottolineato in più occasioni dall’Oms, aumentano, piuttosto che diminuire, il rischio di diffusione del virus.
 
C.d.F

C.d.F

26 Febbraio 2020

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