Diabete. Aumenta il rischio per chi dorme poco e negli orari sbagliati

Diabete. Aumenta il rischio per chi dorme poco e negli orari sbagliati

Diabete. Aumenta il rischio per chi dorme poco e negli orari sbagliati
Lo sostengono scienziati Usa a seguito di una simulazione su alcuni volontari di condizioni di lavoro e mancanza di sonno prolungate. Dopo 28 ore di fila con le luci sempre soffuse e solo 6 ore per dormire hanno registrato livelli di insulina scombinati e metabolismo prediabetico.

Dormire poco, in orari sballati e poco regolari può aumentare il rischio di diventare obesi o diabetici. Lo studio che ne parla è stato condotto negli Stati Uniti dal Brigham and Women's Hospital e pubblicato su Science Translational Medicine. Secondo gli scienziati che hanno pubblicato i dati sarebbe proprio il cambiamento dei normali ritmi del sonno a provocare una maggiore difficoltà di controllare i livelli di zuccheri nel sangue.
 
Per dirlo gli scienziati hanno arruolato 21 persone, seguendole in ogni momento del giorno e della notte, e alterando abitudini e gli orari ai quali erano soliti mangiare e dormire. All’inizio ai partecipanti veniva chiesto di dormire 10 ore a notte, ma successivamente il loro orologio biologico veniva scombinato per tre settimane: la lunghezza del giorno veniva aumentata a 28 ore, con un effetto simile a quello di un costante jet-lag; le ore di sonno ridotte a 6,5 (pari a 5,6 ore se si rapportano le giornate a quelle di 24 ore); infine, i partecipanti erano costretti a vivere in condizioni di luce soffusa, cosicché l’alternarsi di giorno e notte non ‘resettasse’ il corpo al giusto ritmo.
In questo modo, i ricercatori hanno potuto osservare come le condizioni estreme agiscono sull’organismo: i livelli di zucchero nel sangue risultavano molto maggiori del normale dopo un pasto e i livelli di insulina dei pazienti erano scombinati. Tre dei 21 partecipanti in fase di studio sono stati addirittura classificati come prediabetici, e in generale il metabolismo di tutti risultava rallentato e la tendenza a perdere peso era maggiore. “I pazienti alla fine dello studio avevano in media un metabolismo rallentato dell’8% rispetto all’inizio, ciò vuol dire che se avessimo continuato per un anno sarebbero aumentati di peso mediamente di più di cinque chili e mezzo”, si legge nello studio.
“La ricerca dimostra come i pazienti che hanno un ritmo di vita alterato, per esempio perché fanno un lavoro che prevede turni irregolari o magari notturni, è più facile che si arrivi ad una condizione prediabetica ed eventualmente al diabete stesso, rispetto agli altri”, ha commentato Orfeu Buxton, primo autore dello studio. “Anche perché per molte di queste persone è piuttosto difficile riuscire a dormire abbastanza di giorno: così dormono meno dei loro colleghi e con ritmi più scombinati. A lungo andare questo incide sul ritmo circadiano dell’organismo, provocando gli effetti descritti”.
Anche secondo l’organizzazione Diabetes Uk, la ricerca è molto interessante: “Chiaramente i ritmi di queste persone venivano alterati ‘artificialmente’,  dunque non possiamo ancora affermare con certezza che i risultati siano perfettamente riconducibili alla vita reale: i pazienti dello studio erano pochi e le condizioni molto estreme, in condizioni normali i lavoratori di notte possono lavorare con luci che simulano quelle diurne e possono ricreare un buio perfetto per dormire bene anche di giorno”, ha commentato Matthew Hobb, direttore della ricerca nell’associazione britannica di beneficienza. “Nonostante questo lo studio dimostra che con abitudini di sonno molto disordinate si ha un rischio per la salute. Dormire poco, male e agli orari sbagliati sicuramente non fa bene”.
 
Laura Berardi

14 Aprile 2012

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