Dipendenza dalla Cina. La nuova sfida dell’Europa: produrre i farmaci diventa questione di sicurezza

Dipendenza dalla Cina. La nuova sfida dell’Europa: produrre i farmaci diventa questione di sicurezza

Dipendenza dalla Cina. La nuova sfida dell’Europa: produrre i farmaci diventa questione di sicurezza

La Lituania, che assumerà la presidenza del Consiglio Ue nel gennaio 2027, punta a inserire il comparto farmaceutico tra i settori strategici da proteggere. Sullo sfondo il rischio di un nuovo “China Shock” e la necessità di ridurre le dipendenze dall’estero. Una sfida che riguarda non solo la competitività industriale, ma anche la sicurezza degli approvvigionamenti e la continuità delle cure.

La disponibilità dei farmaci non è più soltanto una questione sanitaria o di mercato. Sta diventando un tema di sicurezza economica, autonomia strategica e politica internazionale. Dopo che la pandemia ha messo in evidenza la fragilità delle catene globali di approvvigionamento, l’Europa torna a interrogarsi sulla propria dipendenza dai Paesi terzi per la produzione di medicinali e principi attivi. E questa volta il confronto si inserisce in un contesto di ridefinizione degli equilibri commerciali, nel quale il rapporto con la Cina assume un ruolo centrale.

A rilanciare il tema è la Lituania, che dal gennaio 2027 assumerà la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea. A margine della riunione informale dei ministri del Commercio dell’Ue, lo scorso 23 ottobre a Dublino, il ministro degli Esteri lituano Kestutis Budrys ha richiamato la necessità per l’Europa di mantenere il controllo dei settori strategici, indicando esplicitamente la farmaceutica accanto ai semiconduttori, ai droni e alle tecnologie quantistiche.

Una linea che, come dichiarato alla testata Rapporteur, trova spazio anche nelle priorità della futura presidenza lituana del Consiglio Ue. Il ministero degli Esteri ha infatti indicato il rafforzamento della sicurezza economica europea e la riduzione delle dipendenze strategiche tra i principali obiettivi del semestre, includendo il settore farmaceutico.

Il rischio di un nuovo “China Shock”

A rendere più urgente il confronto è anche il dibattito sul cosiddetto “China Shock 2.0”, espressione utilizzata per descrivere gli effetti della crescente capacità produttiva e competitività industriale cinese sui mercati internazionali. Un fenomeno che, secondo le istituzioni europee, potrebbe accentuare le pressioni concorrenziali su alcuni settori dell’industria dell’Ue. L’attenzione si è concentrata inizialmente su comparti come l’acciaio, i veicoli elettrici e i pannelli solari, per estendersi più recentemente anche alla chimica e alla meccanica, come evidenziato dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. È in questo contesto che la Lituania proporrà di includere anche la farmaceutica tra i settori strategici sui quali rafforzare la capacità di risposta europea.

Per il settore sanitario, tuttavia, la questione assume una rilevanza particolare. La dipendenza da fornitori esteri non riguarda soltanto la competitività delle imprese, ma può incidere sulla continuità delle forniture e sulla capacità dei sistemi sanitari di garantire le cure. Quando si interrompe una catena di approvvigionamento farmaceutico, le conseguenze possono ricadere direttamente sui pazienti.

La sfida dell’autonomia produttiva. Il nodo italiano

La preoccupazione espressa dalla Lituania trova riscontro anche nelle posizioni delle istituzioni italiane. Lo scorso luglio, rispondendo a un question time alla Camera, il ministro della Salute Orazio Schillaci ha affrontato il tema della continuità degli approvvigionamenti dei medicinali essenziali e del rafforzamento della filiera farmaceutica nazionale.

Una vulnerabilità sulla quale è intervenuta anche l’Aifa. Nel dossier sulle carenze dei medicinali pubblicato a settembre, l’Agenzia richiama la dipendenza dai principi attivi prodotti in Asia e le tensioni geopolitiche internazionali tra i fattori che possono incidere sulla sicurezza delle forniture. “La disponibilità dei medicinali è un bene strategico che va protetto con la stessa attenzione con cui proteggiamo la salute dei cittadini”, ha sottolineato il presidente dell’Aifa, Robert Nisticò.

Il nodo, dunque, non è soltanto industriale. La capacità di garantire medicinali essenziali anche in presenza di crisi commerciali o tensioni geopolitiche è diventata una componente della sicurezza sanitaria.

In questa direzione si muove anche il Critical Medicines Act, con il quale l’Unione europea punta a rafforzare la produzione interna di medicinali critici e principi attivi, incentivare gli investimenti industriali e diversificare le catene di approvvigionamento, riducendo le dipendenze strategiche dai Paesi terzi.

Un equilibrio complesso, che deve tenere insieme sicurezza delle forniture, competitività industriale, sostenibilità economica e accessibilità dei farmaci. E che pone una questione di fondo: fino a che punto il criterio del minor costo può continuare a orientare le scelte di approvvigionamento quando sono in gioco beni indispensabili per la tutela della salute?

Tra dialogo con Pechino e sicurezza degli approvvigionamenti

Il confronto europeo resta aperto. Al termine della riunione di Dublino, la ministra degli Esteri irlandese Helen McEntee ha ribadito la volontà dei Paesi Ue di proseguire il dialogo con Pechino, mentre resta sul tavolo la possibilità di ricorrere agli strumenti di difesa commerciale già disponibili.

In questo scenario, la posizione lituana contribuisce a rafforzare il riconoscimento della farmaceutica come settore strategico per l’Europa. Una prospettiva che va oltre la tutela della competitività industriale e pone al centro la capacità dell’Unione di garantire la disponibilità dei medicinali anche in un contesto internazionale segnato da nuovi equilibri economici e geopolitici.

Ester Maragò

30 Ottobre 2026

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