Disturbi alimentari sempre più precoci. I Pediatri di Famiglia ai genitori: “Attenzione ai campanelli d’allarme nei bambini già a 8-9 anni”

Disturbi alimentari sempre più precoci. I Pediatri di Famiglia ai genitori: “Attenzione ai campanelli d’allarme nei bambini già a 8-9 anni”

Disturbi alimentari sempre più precoci. I Pediatri di Famiglia ai genitori: “Attenzione ai campanelli d’allarme nei bambini già a 8-9 anni”

In Italia oltre 3 milioni di persone soffrono di disturbi dell’alimentazione e il 30% riguarda minori di 14 anni, con esordi sempre più precoci. In vista del Fiocchetto Lilla, la Fimp richiama l’attenzione su segnali precoci nei bambini e sul ruolo del pediatra di famiglia per diagnosi e presa in carico multidisciplinare

Cambiamenti improvvisi nel rapporto con il cibo, variazioni di peso non coerenti con la crescita, isolamento durante i pasti: sono alcuni dei segnali che possono indicare l’insorgenza di un disturbo alimentare, anche nei più piccoli.

In occasione della Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla, che si celebra il 15 marzo, la Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp) invita le famiglie e i genitori a prestare la massima attenzione ai campanelli d’allarme che possono comparire già in età pediatrica e a confrontarsi con il pediatra di famiglia per una presa in carico tempestiva e multidisciplinare del disturbo.

Secondo recenti stime, in Italia oltre 3 milioni le persone che soffrono di disturbi dell’alimentazione, tra cui anoressia nervosa, bulimia e disturbo da alimentazione incontrollata. Di questi il 30% riguarda minori di 14 anni, con un progressivo abbassamento dell’età di esordio fino agli 8-9 anni.

“I disturbi alimentari rappresentano oggi una delle sfide più importanti per la salute di bambini e adolescenti”, dichiara Antonio D’Avino, Presidente nazionale Fimp. “Negli ultimi anni abbiamo assistito a un abbassamento dell’età di esordio e a un aumento dei casi soprattutto dopo la pandemia. Per questo è fondamentale rafforzare il ruolo del Pediatra di Famiglia, che rappresenta il primo punto di riferimento per le famiglie nel riconoscere precocemente i segnali di disagio e orientare verso percorsi di cura appropriati”.

Secondo gli esperti Fimp, tra i segnali da osservare il rifiuto improvviso di alcuni alimenti o una selezione alimentare più rigida, la perdita o l’aumento di peso non coerenti con la traiettoria di crescita del bambino, l’isolamento durante i pasti e eventuali cambiamenti del tono dell’umore.

“Il pediatra ha una posizione privilegiata per intercettare questi segnali precocemente”, spiega Raffaella De Franchis, Referente Area Alimentazione e Nutrizione Fimp. “Non si tratta solo di osservare il peso, ma di monitorare l’andamento della crescita, il comportamento alimentare e il benessere emotivo del bambino. Il rapporto con il cibo si costruisce già nei primi anni di vita: per questo è importante che il cibo non diventi uno strumento di premio o di consolazione”.

Tra i suggerimenti degli specialisti alle famiglie: favorire momenti di convivialità durante i pasti, evitare commenti sul peso o sull’aspetto fisico, ascoltare eventuali difficoltà o cambiamenti emotivi dei figli, infine non utilizzare il cibo come premio o come strumento di consolazione, perché può favorire nel tempo un rapporto disfunzionale con l’alimentazione e avere ripercussioni anche nelle abitudini alimentari in età adulta.

“I disturbi dell’alimentazione sono patologie complesse che coinvolgono aspetti medici, psicologici, nutrizionali e richiedono quindi un approccio multidisciplinare”, conclude D’Avino. “In questo contesto il Pediatra di Famiglia rappresenta un vero e proprio avamposto sul territorio che, grazie al rapporto di fiducia costruito nel tempo con bambini e genitori, può cogliere precocemente i segnali di difficoltà e accompagnare le famiglie nel più adeguato percorso di presa in carico”.

13 Marzo 2026

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