E-cig e tabacco riscaldato riducono dell’80% i livelli di monossido di carbonio rispetto a fumo tradizionale. Lo studio indipendente italiano

E-cig e tabacco riscaldato riducono dell’80% i livelli di monossido di carbonio rispetto a fumo tradizionale. Lo studio indipendente italiano

E-cig e tabacco riscaldato riducono dell’80% i livelli di monossido di carbonio rispetto a fumo tradizionale. Lo studio indipendente italiano
Dal lavoro pubblicato dall’autorevole rivista “International Journal of Environmental Research and Public Health” emerso che dopo 6 mesi si è evidenziato che i fumatori, che erano riusciti a passare in via esclusiva ai nuovi dispositivi elettronici alternativi alle sigarette, presentavano livelli di monossido di carbonio analoghi a chi aveva smesso di fumare. 

E’ italiano l’ultimo studio indipendente pubblicato dall’autorevole rivista “International Journal of Environmental Research and Public Health” sugli effetti della sigaretta elettronica e dei prodotti a tabacco riscaldato sull’uomo.  Presentato a Roma in occasione della XVI edizione di Romacuore, lo studio condotto dal Prof. Fabio Beatrice, Direttore del Dipartimento di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Maxillo Facciale e Responsabile del Centro Anti Fumo dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino e esperto di politiche di contrasto al fumo, dimostra che il passaggio a sigarette elettroniche o a prodotti a tabacco riscaldato, riduce circa dell’80% l’esposizione dell’organismo al monossido di carbonio (CO) rispetto a quanto accade fumando sigarette tradizionali. Un risultato che farebbe ben sperare rispetto all’insorgenza di malattie dell’apparato cardiovascolare. 
 
Il monossido di carbonio infatti, se inalato a livelli elevati come avviene durante il processo di combustione della sigaretta, può seriamente compromettere l’ossigenazione delle cellule ed essere quindi causa di insorgenza di malattie fumo-correlate. Uno studio pubblicato su Annals of Family Medicine rivela che su un gruppo di pazienti cardiologici al momento della diagnosi fumava il 18,2% e il 55,4%.
 
Lo studio si è concentrato sul monitoraggio dei livelli di monossido di carbonio, mettendo sotto osservazione quaranta fumatori adulti di sesso maschile, che avevano mostrato forte resistenza a smettere di fumare, passati dal fumo di sigaretta all’utilizzo sigarette elettroniche (20) o ai prodotti a tabacco riscaldato (20). 
 
I risultati dopo 6 mesi di osservazione hanno evidenziato che i fumatori, che erano riusciti a passare in via esclusiva ai nuovi dispositivi elettronici alternativi alle sigarette, presentavano livelli di monossido di carbonio analoghi a chi aveva smesso di fumare. 
 
“Lo studio conferma il potenziale di questi prodotti di ridurre il rischio per quei fumatori che non vogliono o non riescono a smettere di fumare, aggiungendo un altro importante tassello alla già ampia letteratura indipendente su questo tema” ha dichiarato il professor Fabio Beatrice, che ha poi aggiunto: “Soprattutto in questo momento così incerto, su cui pesano le vicissitudini statunitensi , è importante ricordare come il corretto utilizzo di strumenti a sistema chiuso continui a rappresentare un’alternativa migliore rispetto al fumo di sigaretta. La diffusione della “Evali”, o polmonite chimica, che si sta verificando negli USA, è riconducibile esclusivamente a un utilizzo improprio di dispositivi a cosiddetto sistema aperto, ovvero modificabili da chi li utilizza. E’ importante ricordare che tali prodotti non sono privi di rischio e devono essere acquistati esclusivamente dai rivenditori autorizzati, ma dobbiamo altresì essere chiari nel ribadire che sono un’alternativa migliore rispetto alle sigarette, affinché si eviti lo scenario peggiore per tutta la classe medica, ovvero che chi aveva già abbandonato le sigarette vi faccia ritorno”.

08 Novembre 2019

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