Una perdita di peso che arriva in media al 18,8%, accompagnata da un marcato miglioramento del controllo glicemico. Sono i principali risultati dello studio di fase 3 TRIUMPH-2 (Bellido et al., 2026, The Lancet), che valuta retatrutide nelle persone con obesità o sovrappeso e diabete di tipo 2. I dati, appena pubblicati su The Lancet, sono stati mostrati per la prima volta all’EASD 2026, in corso a Milano dal 29 settembre al 2 ottobre, dal dottor Juan Pablo Frías, Medical Director e Principal Investigator del Los Angeles Institute for Metabolic Research di Los Angeles.
Cos’è retatrutide
Retatrutide è un molecola sperimentale somministrato una volta alla settimana per via sottocutanea, progettato per agire contemporaneamente su tre recettori coinvolti nella regolazione del metabolismo e del peso corporeo: GIP, GLP-1 e glucagone. Si tratta quindi di un triplo agonista che punta a combinare gli effetti delle incretine sul controllo della glicemia e dell’appetito con quelli dell’attivazione del recettore del glucagone, che può contribuire alla modulazione del metabolismo epatico e all’aumento del dispendio energetico. Retatrutide è attualmente in fase di sviluppo per il trattamento dell’obesità e del diabete di tipo 2 e viene studiato anche in altre condizioni associate all’obesità, tra cui osteoartrosi del ginocchio e apnea ostruttiva del sonno.
Fino al 18,8% di peso perso in 80 settimane
TRIUMPH-2 è un trial randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, che ha coinvolto 1.152 adulti con BMI pari o superiore a 27 kg/m² e diabete di tipo 2, trattati per un anno e mezzo in 92 centri di otto Paesi. I partecipanti sono stati assegnati a placebo oppure a retatrutide una volta a settimana alle dosi di 4, 9 o 12 mg, in aggiunta a counselling nutrizionale e indicazioni sull’attività fisica. Al basale il BMI medio era di 38,2 kg/m² e l’emoglobina glicata media del 7,71%; il 92% assumeva già almeno un farmaco ipoglicemizzante orale.
Il risultato più evidente riguarda la riduzione ponderale. A 80 settimane il peso corporeo si è ridotto in media dell’11,9% con retatrutide 4 mg, del 16,8% con 9 mg e del 18,8% con 12 mg, contro il 5,1% osservato con placebo. In termini assoluti, alla dose più elevata la perdita media è stata di circa 20,7 kg, rispetto ai 5,8 kg del gruppo placebo. Tutte le differenze rispetto al placebo sono risultate statisticamente significative.
Anche la quota di pazienti che ha raggiunto riduzioni di peso particolarmente elevate è risultata consistente. Con la dose da 12 mg, il 75% ha perso almeno il 10% del peso iniziale, il 60% almeno il 15%, il 47% almeno il 20%.
L’effetto è stato ancora più pronunciato nei partecipanti con obesità più severa. Tra quelli con BMI iniziale pari o superiore a 35 kg/m², la riduzione media del peso con retatrutide 12 mg ha raggiunto il 21,9%, contro il 3,8% con placebo; in questo sottogruppo il 58% ha perso almeno il 20% del peso e il 43% almeno il 25%.
Migliora anche il controllo glicemico
Accanto alla perdita di peso, TRIUMPH-2 ha mostrato un marcato miglioramento della glicemia. A 80 settimane l’emoglobina glicata si è ridotta di 1,38 punti percentuali con 4 mg, 1,50 punti con 9 mg e 1,45 punti con 12 mg, rispetto a 0,45 punti con placebo.
Particolarmente rilevante la percentuale di partecipanti che ha raggiunto valori di emoglobina glicata pari o inferiori al 6,5%: ovvero il 68% con 4 mg, il 71% con 9 mg e fino al 72% con 12 mg, contro il 29% con placebo.
Con la dose più elevata, inoltre, il 63% dei pazienti ha ottenuto contemporaneamente un’emoglobina glicata minore o uguale a 6,5% e una perdita di peso di almeno il 10%, rispetto al 10% del gruppo placebo. Anche la glicemia a digiuno si è ridotta di circa 29-32 mg/dL nei gruppi retatrutide, contro 8,2 mg/dL con placebo.
I benefici si sono estesi ad altri indicatori cardiometabolici. Alla dose di 12 mg la circonferenza vita si è ridotta di 15,4 cm, la pressione sistolica di 9,7 mmHg, i trigliceridi del 35,6% e il colesterolo non-HDL del 16,5%. È stata osservata anche una diminuzione del 56,1% della proteina C-reattiva ad alta sensibilità, marker di infiammazione sistemica.
Sul fronte della sicurezza, gli eventi avversi più frequenti sono stati gastrointestinali e sono risultati più comuni con retatrutide rispetto al placebo. La diarrea è stata riportata nel 27-34% dei pazienti trattati con il farmaco e la nausea nel 14-28%, rispetto rispettivamente al 13% e all’8% con placebo. Gli autori descrivono complessivamente un profilo di sicurezza generalmente coerente con quello delle altre molecole dotate di attività agonista sul recettore GLP-1.
Gli autori chiedono più studi sul trattamento dell’obesità per la cura del diabete
Gli autori concludono: “Esiste un bisogno ancora insoddisfatto di ottenere una riduzione di peso più efficace nelle persone con obesità e diabete di tipo 2. I risultati dello studio TRIUMPH-2 suggeriscono che retatrutide potrebbe rappresentare un avanzamento nel trattamento dell’obesità e del diabete di tipo 2, una popolazione nella quale la riduzione del peso corporeo è stata finora difficile da ottenere. Retatrutide ha determinato una sostanziale riduzione del peso corporeo, accompagnata da un miglioramento del controllo glicemico e dei fattori di rischio cardiometabolico, con un profilo di sicurezza generalmente simile a quello di altre molecole con attività agonista sul recettore GLP-1. Questi risultati supportano il trattamento dell’obesità come strategia terapeutica nelle persone con obesità e diabete di tipo 2. Saranno necessari ulteriori studi per stabilire se questi benefici si traducano anche in miglioramenti di altre complicanze correlate all’obesità”