Ebola. Si amplia l’epidemia in R.D. Congo: 7.890 casi e quasi 3.800 morti

Ebola. Si amplia l’epidemia in R.D. Congo: 7.890 casi e quasi 3.800 morti

Ebola. Si amplia l’epidemia in R.D. Congo: 7.890 casi e quasi 3.800 morti

Dall’ultimo aggiornamento dell’11 settembre registrati altri 1.133 casi e 532 decessi. Sono 63 le zone sanitarie colpite dal virus Bundibugyo in sette province. La letalità resta molto elevata, al 48,1%. L’Oms avverte: l’ulteriore espansione geografica aumenta il rischio di trasmissione transfrontaliera.

Continua ad ampliarsi nella Repubblica Democratica del Congo l’epidemia causata dal virus Bundibugyo. Dall’ultimo aggiornamento dell’11 settembre sono state coinvolte altre due zone sanitarie, portando a 63 le aree colpite in sette delle 26 province del Paese.

Un’espansione geografica che, avverte l’Organizzazione mondiale della sanità, aumenta il rischio di trasmissione transfrontaliera.

Al 23 settembre sono stati segnalati complessivamente 7.890 casi confermati e 3.799 decessi, con un tasso di letalità del 48,1%. I pazienti guariti sono 1.966. Rispetto all’aggiornamento precedente si contano 1.133 nuovi casi confermati e 532 decessi.

A livello nazionale il numero di nuovi casi segnalati ogni giorno rimane elevato, anche se l’intensità della trasmissione varia considerevolmente tra le diverse aree interessate. Nelle 24 ore precedenti l’ultimo aggiornamento sono stati registrati 70 nuovi casi confermati in 26 zone sanitarie.

Resta particolarmente preoccupante l’elevata letalità e, soprattutto, il persistente numero di decessi nelle comunità. Secondo l’Oms, questi dati evidenziano la gravità della malattia e le difficoltà ancora presenti nell’individuazione tempestiva dei casi e nell’accesso precoce a cure adeguate. Ritardi che possono contribuire a malattie e decessi prevenibili e favorire la prosecuzione della trasmissione nelle famiglie, nelle comunità e nelle strutture sanitarie.

Con l’espansione dell’epidemia è cresciuto anche il numero dei contatti da seguire: al 23 settembre erano 32.342, dei quali 26.980, pari all’83,4%, erano stati monitorati con successo nelle 24 ore precedenti.

A rendere più difficile la risposta è infine il contesto umanitario, segnato da conflitti, insicurezza, sfollamenti e accesso limitato ai servizi di base. Condizioni che ostacolano la sorveglianza, l’individuazione dei casi, il tracciamento dei contatti, le misure di prevenzione e controllo delle infezioni e l’accesso tempestivo alle cure.

28 Settembre 2026

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