Farmaceutica. Cresce il ‘gap’ fra investimenti in Usa e Ue: +1.000% in 20 anni. E solo una nuova cura su cinque arriva dall’Europa

Farmaceutica. Cresce il ‘gap’ fra investimenti in Usa e Ue: +1.000% in 20 anni. E solo una nuova cura su cinque arriva dall’Europa

Farmaceutica. Cresce il ‘gap’ fra investimenti in Usa e Ue: +1.000% in 20 anni. E solo una nuova cura su cinque arriva dall’Europa
Il divario preoccupa il mondo dell'industria. La Federazione europea delle industrie e delle associazioni farmaceutiche (Efpia) evidenzia: la differenza negli investimenti a inizio anni 2000 era di 2 miliardi di euro, e ora è di 25 miliardi di euro. Efpia: “La scommessa sul settore che i Paesi fanno in termini di investimenti e accesso alle cure più innovative, in Europa sta perdendo mordente, e questo creerà differenze incolmabili”

Un ‘gap’ che si sta allargando troppo: il divario fra gli investimenti nella farmaceutica in Unione europea e Stati Uniti preoccupa il mondo dell’industria. “La scommessa sul settore che i Paesi fanno in termini di investimenti e accesso alle cure più innovative, in Europa sta perdendo mordente, e questo creerà differenze incolmabili”, denuncia Nathalie Moll, direttore generale della Federazione europea delle industrie e delle associazioni farmaceutiche (Efpia) a Euronews.

Alla fine di marzo, la Commissione europea presenterà il piano di revisione della legislazione farmaceutica generale dell’UE, aggiornamento di un testo vecchio di ben 20 anni. L’associazione dell’industria farmaceutica sta quindi intensificando i suoi sforzi per evidenziare la situazione critica in cui si trova il vecchio continente, che rischia di rimanere fanalino di coda nel mondo, data anche la crescita dei Paesi asiatici in questo campo: “Ci sono lacune significative. Il divario di investimenti tra Stati Uniti e UE 20 anni fa era di 2 miliardi di euro, e ora è di 25 miliardi di euro – evidenzia Moll – stiamo parlando di un aumento del gap pari al 1.000%, una tendenza molto preoccupante. Occorre fermarla e invertirla; 25 anni fa, il 50% dei nuovi trattamenti proveniva dall’Europa, ora solamente 1 nuovo farmaco su 5: una seria minaccia per l’occupazione e la competitività in Europa”, che si aggrava con il progressivo spostamento della ricerca clinica in altre parti del mondo.

Le aziende farmaceutiche hanno peraltro un forte peso economico in Europa: il settore vale 43 miliardi di euro all’anno in termini di ricerca e sviluppo e impiega direttamente 840.000 persone, sostenendo 2,5 milioni di posti di lavoro nell’UE. Dalla Commissione Ue, che faticosamente e da molti anni sta portando avanti il piano di revisione legislativa, trapela che l’obiettivo della riforma è “trovare il giusto equilibrio tra il sostegno all’innovazione e la garanzia di avere medicinali a prezzi accessibili in tutta l’UE”.

B.D.C.

B.D.C.

03 Marzo 2023

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