Farmaceutica ospedaliera a +132% sul budget: i perché e cosa fare

Farmaceutica ospedaliera a +132% sul budget: i perché e cosa fare

Farmaceutica ospedaliera a +132% sul budget: i perché e cosa fare
Prima di tutto va riconosciuto che il fuori scala della spesa ospedaliera non ha colpe. Il suo budget, costantemente in rosso da sempre, sconta peccati originali di fondo che ne fanno incolpevolmente il “villain” della storia. Insomma quella spesa non è cattiva è che l’hanno disegnata così

È la somma che fa il totale, ammoniva serafico Totò. Vale per la spesa farmaceutica SSN, come conferma il rapporto AIFA sui conti tra gennaio e luglio 2019 appena pubblicato. Farmaceutica SSN in rosso per 1.745,7 milioni rispetto al budget (11.606,4 mln vs. 9.860,7 mln), ma con convenzionata e diretta che hanno virtuosamente risparmiato rispettivamente 363,28 milioni e 120,4 milioni
 
Insomma i dolori vengono tutti dall’ospedaliera. Calcolatrice alla mano, ha sfondato il proprio budget per 2.235,2 milioni, + 132%, 3.928,4 milioni di spesa contro i 1.693,2 previsti. Insomma, in famiglia c’è chi risparmia e chi spende, ma siccome è appunto la somma che fa il totale, alla fine mamma deve portare al Monte i gioielli di povera nonna buonanima.
 
E il tutto con solo un pugno di nuovi farmaci rimborsati, rispetto ai tanti approvati da EMA. Ovvero il passivo poteva essere persino assai peggiore. In sintesi: pochi farmaci nuovi ma budget ultra sfondato.
 
Però, a ben vedere, il fuori scala della spesa ospedaliera non ha colpe. Il suo budget, costantemente in rosso da sempre, sconta peccati originali di fondo che ne fanno incolpevolmente il “villain” della storia. Insomma quella spesa non è cattiva è che l’hanno disegnata così.
 
Innanzitutto il suo “tetto” parte anni fa già fortemente sottostimato, e tale rimane negli anni a venire. Mischiarlo di recente con la spesa per la “diretta” e la “per conto”, ri-arrangiandone i rispettivi tetti è servito solo a fare un po’ di “ammuina” in stile marina borbonica, rimescolando i numeri senza tuttavia cambiarne il totale della loro somma (cfr. Totò)
 
Poi va ricordato che negli ultimi anni la stragrande maggioranza dei nuovi farmaci, costosi, è stata immessa in Classe H anche quando potevano andare in A, (e quindi con scorno delle farmacie, sempre più in difficoltà), con conseguenti riflessi sulla spesa ben prevedibili sulle casse dell’ospedale, o meglio, delle Regioni, cosa che fa sospettare il malizioso complottista di una voluta strategia di AIFA in merito per manlevarsi da quella onerosissima responsabilità finanziaria scaricandola, appunto sulle Regioni.   
 
Ma, soprattutto, quell’astenico budget dell’ospedaliera, sempre più sotto pressione dall’arrivo di nuovi farmaci e terapie migliori ma più costose, in realtà non è adeguabile in proporzione al suo reale bisogno, essendo impiombato dall’ancoraggio al FSN, come sua percentuale fissa, nel complessivo 14,85% per “convenzionata” e per “acquisti diretti”
 
Un ancoraggio al FSN che non consente di modularlo allineandolo alla naturale spinta inflativa dei nuovi farmaci (vale anche per i device hi-tech), invece ben superiore a quella del SSN tout court al cui FSN deve sottostare e che è incrementato ogni anno con un minuscolo +1% circa (quando va bene)
 
Insomma, hai la tua fiammante e scattante Porsche ma sulla trafficata provinciale a due sole corsie puoi andare solo a 40 all’ora perché hai davanti l’autotreno con rimorchio che fa da tappo e quindi decide che pure tu andrai piano.
 
Detta in modo meno automobilistico e più dottrinale, le due curve di domanda di risorse, quella del SSN nel suo insieme e quella specifica della farmaceutica, specialmente dei farmaci nuovi, ospedalieri, hanno differenti pendenze di crescita con ripidità, ovvero trend (derivata prima o coefficiente angolare o retta tangente al grafico) totalmente diversi tra di esse che ne rendono incompatibile l’andamento congiunto, richiedendo invece il disancoramento della seconda curva (la Porsche) dalla prima (l’autotreno con rimorchio).
 
Risorse specifiche assegnate quindi costantemente e strutturalmente insufficienti. La più semplice delle soluzioni? Il proverbiale “Rasoio di Occam”: aumentare il budget per la farmaceutica ospedaliera, e di tutta la farmaceutica SSN, oggi tra i più bassi in EU e OCSE.
 
Perché la nostra spesa farmaceutica SSN, appunto tra le più basse della galassia, nel suo insieme assorbe appena, pensate, il 2,5% della spesa pubblica del Paese, 20 miliardi su 800. Sono i farmaci davvero così poco importanti per gli Italiani?
 
Curioso, nel Paese tra i più “anziani” del mondo, la cui spesa pubblica, a confronto con i big EU, anziché al SSN va alle pensioni, con cui nonno si paga la sanità privata perché il SSN non funziona bene essendo sotto finanziato per pagargli la pensione… un singolare loop.
 
Ma evidentemente non ci interessa più di tanto curarci con i farmaci più nuovi e migliori, non è una nostra priorità, visto che gli destiniamo, appunto, solo il 2,5% della nostra spesa pubblica. Parafrasando Longanesi: “vivevano vecchi e senza curarsi perché così costava di meno”.
 
Prof. Fabrizio Gianfrate
Economia Sanitaria

Fabrizio Gianfrate

12 Dicembre 2019

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