Pagare i nuovi farmaci solo se danno risultati nella pratica clinica, una volta arrivati al paziente. È la proposta avanzata dall’infettivologo Matteo Bassetti per razionalizzare e rendere più sostenibile la spesa per le terapie innovative, spesso ad alto costo, garantendone al tempo stesso l’accesso a tutti i pazienti che ne hanno bisogno.
Bassetti è intervenuto oggi a Roma alla presentazione delle proposte per la sanità del Partito Liberaldemocratico, portando il punto di vista tecnico su un sistema sanitario che, ha sottolineato, si trova “in grande difficoltà” e “in forte sofferenza”.
“Questo appuntamento non riguarda solo la politica. In questa occasione, come tecnici, cerchiamo di portare soluzioni utili a un sistema sanitario in grande difficoltà”, ha spiegato all’Adnkronos Salute.
Al centro della proposta c’è la sostenibilità delle terapie farmacologiche innovative. “Spendiamo miliardi per i farmaci”, osserva Bassetti. “Con queste risorse dobbiamo far sì che le nuove terapie, che sono quasi sempre altamente costose, siano garantite a tutti”.
Per l’infettivologo, questo richiede un modo diverso di finanziare il sistema e, soprattutto, un collegamento più stretto tra costo del farmaco e risultati ottenuti. “Se tu mi proponi un farmaco nuovo che costa tantissimo, ma che mi riduce la mortalità, che mi migliora l’aspettativa di vita, che migliora la qualità della vita, io te lo pago. Se tu non mi dimostri questo, non te lo pago”, afferma.
Non bastano gli studi registrativi: servono dati d’uso
Secondo Bassetti, le evidenze prodotte dagli studi di fase III, necessarie per arrivare all’approvazione regolatoria, non sono sufficienti da sole a definire il valore reale di un farmaco nel tempo.
Il punto, sostiene, è raccogliere e utilizzare anche i dati d’uso, monitorando ciò che accade nella pratica clinica quotidiana. Serve quindi “monitorare per vedere i risultati”, spiega, anche per capire se un farmaco venga usato in modo appropriato e se siano rispettate le indicazioni per le quali è stato approvato.
La proposta punta quindi a spostare l’attenzione dal solo accesso al mercato alla verifica degli esiti ottenuti nei pazienti reali. In questa prospettiva, la remunerazione delle terapie innovative dovrebbe essere collegata alla capacità di produrre benefici concreti: riduzione della mortalità, miglioramento dell’aspettativa di vita, qualità di vita e appropriatezza d’uso. Per Bassetti, il tema non è ridurre l’accesso all’innovazione, ma renderlo sostenibile e coerente con i risultati prodotti.
L’altro fronte indicato dall’infettivologo riguarda la negoziazione dei prezzi. Per rendere più sostenibile il mercato farmaceutico, Bassetti propone una contrattazione a livello europeo.
“Non è normale che noi viviamo in un continente in cui abbiamo un’unica agenzia, l’EMA, che approva o non approva il farmaco, ma poi la contrattazione del prezzo avviene a livello locale, cioè fondamentalmente a livello dei singoli Paesi”, osserva.
Secondo Bassetti, una trattativa unica europea aumenterebbe il potere negoziale rispetto a quello dei singoli Stati membri. “Un conto è andare a contrattare il prezzo del farmaco a nome di trecentocinquanta milioni di abitanti degli ‘Stati Uniti d’Europa’, un conto è andare a un tavolo per rappresentare sessanta milioni di italiani. Il potere contrattuale è diverso”.
Accesso, sostenibilità e appropriatezza
La proposta mette insieme tre aspetti centrali della governance farmaceutica: accesso alle terapie innovative, sostenibilità della spesa e verifica dell’appropriatezza d’uso. Per Bassetti, l’obiettivo è garantire che i farmaci più avanzati arrivino ai pazienti, ma all’interno di un modello capace di misurare i risultati ottenuti e di negoziare condizioni più favorevoli per i sistemi sanitari.
Il tema, conclude l’infettivologo, è trovare strumenti che permettano di finanziare l’innovazione senza compromettere la tenuta complessiva del Servizio sanitario.