Farmaci. Prosegue lo spostamento dalla distribuzione diretta alle farmacie territoriali. “Obiettivo 90% nella convenzionata”
Durante il convegno “Il farmaco accessibile: la rivoluzione gentile della prossimità”, al ministero della Salute, Gemmato ha spiegato che il percorso è già avviato: “Abbiamo spostato due categorie di farmaci, le gliptine e le glifozine. Entro il 30 marzo inseriremo nuove categorie, come previsto dalla legge di Bilancio”
Spostare progressivamente i farmaci dagli ospedali alle farmacie sotto casa. È questa la direttrice indicata dal sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, che annuncia una nuova fase della riorganizzazione della distribuzione farmaceutica con l’obiettivo di rafforzare la prossimità e migliorare l’aderenza terapeutica.
Durante il convegno “Il farmaco accessibile: la rivoluzione gentile della prossimità”, al ministero della Salute, Gemmato ha spiegato che il percorso è già avviato: “Abbiamo spostato due categorie di farmaci, le gliptine e le glifozine. Entro il 30 marzo inseriremo nuove categorie, come previsto dalla legge di Bilancio”. Il traguardo indicato è ambizioso: arrivare al 90% dei farmaci distribuiti attraverso le farmacie pubbliche e private convenzionate.
Dalla distribuzione diretta alla convenzionata
Il riassetto riguarda in particolare i medicinali oggi inseriti nel canale della distribuzione diretta e nel prontuario A/PHT, destinato alla continuità ospedale-territorio. L’obiettivo è trasferirli progressivamente nel canale della convenzionata (classe A), laddove possibile.
Secondo Gemmato, il passaggio “non ha determinato un aumento della spesa”, ma piuttosto uno spostamento di imputazione contabile. Anzi, per alcune categorie – come i farmaci antidiabetici – si registrerebbe un risparmio: 9,2 milioni di euro in un trimestre, pari a una proiezione annua di circa 36 milioni.
Prossimità e aderenza terapeutica
Al centro della riforma c’è il tema della prossimità. “Portare il farmaco vicino al cittadino – ha sottolineato Gemmato – migliora la compliance e l’aderenza terapeutica, soprattutto per i pazienti cronici”, che in Italia sono circa 27 milioni.
Sulla stessa linea il presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco, Robert Nisticò: “Avvicinare il farmaco al cittadino, soprattutto nelle aree interne e con popolazioni anziane, può migliorare significativamente l’aderenza”. Un tema cruciale se si considera che, secondo i dati ricordati dallo stesso Nisticò, solo metà dei pazienti è aderente alle terapie cardiovascolari e appena il 23,9% nel diabete.
Il punto dell’industria
Favorevole anche la posizione di Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, che sottolinea come la distribuzione convenzionata “semplifichi i percorsi assistenziali e migliori la presa in carico”, mantenendo al contempo l’equilibrio della spesa e la sostenibilità degli investimenti.
Per l’industria, la riorganizzazione della distribuzione si inserisce in una visione più ampia di governance del farmaco: superamento del payback, rafforzamento dell’early access e maggiore autonomia produttiva, anche alla luce delle tensioni globali sulle filiere.
Le Regioni
“Il trasferimento della distribuzione dei farmaci non ha determinato un aumento della spesa nelle Regioni, come confermato anche dai dati del Veneto. Permangono tuttavia criticità contabili, in particolare la mancata contabilizzazione al netto degli sconti retrocessi, che fa apparire la spesa farmaceutica più elevata nei bilanci. Il vero nodo resta la crescita complessiva della spesa, che supera i tetti programmati. Le Regioni intervengono programmando la spesa per le aziende sanitarie sulla base del trend e dei possibili risparmi. Le leve principali sono la riduzione dei consumi inappropriati e l’orientamento prescrittivo verso farmaci a minor costo a parità di efficacia. Questo lavoro, oggi condotto in autonomia e con approcci differenziati, richiederebbe un supporto più strutturato da parte di Aifa o Agenas. In particolare, si chiede un aiuto nell’individuazione delle aree di inappropriatezza e nella definizione di farmaci equivalenti. Un indirizzo nazionale rafforzerebbe la legittimità delle indicazioni rivolte ai prescrittori. Il malessere delle Regioni, quindi, non è legato al trasferimento in sé, ma alla più ampia difficoltà di sostenere i bilanci sanitari. Diventa perciò necessario un accompagnamento istituzionale nel governo della spesa farmaceutica”, ha detto Giovanna Scroccaro Dg della Direzione Farmaceutico della Regione Veneto e membro della Cse di Aifa.
“Quello che stiamo vivendo è un cambiamento epocale, dal quale non si può tornare indietro. L’accessibilità si rafforza facendo squadra: tra istituzioni, servizi territoriali, professionisti, farmacie, imprese e comunità. In questo senso è importante il lavoro che il ministero della Salute ha avviato e sta portando avanti con coerenza per accompagnare l’evoluzione della legislazione farmaceutica e rendere sempre più vicino ai cittadini l’accesso alle cure”. Così il presidente della Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso), Giuseppe Quintavalle, intervenendo al convegno.
Per Quintavalle, “il tema dell’accessibilità del farmaco richiama una sfida più ampia, che riguarda la capacità del sistema di prendersi carico della persona nella sua interezza. La non aderenza terapeutica, infatti, non è quasi mai una scelta del paziente. Spesso è il segnale di una fragilità sociale, familiare, relazionale. Per questo dobbiamo intercettare bisogni che non sono soltanto strettamente sanitari”.
Spesa e governance
Il sottosegretario ha infine ribadito il ruolo dell’Aifa come “unico ente certificatore” della spesa farmaceutica, assicurando che il Governo fornirà ulteriori elementi di chiarimento sulla parametrazione dei costi.
La “rivoluzione gentile” della prossimità, come definita da Gemmato, punta dunque a coniugare accessibilità, appropriatezza e sostenibilità economica, ridisegnando uno degli snodi centrali dell’assistenza territoriale.
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