Fertilità, l’età dell’ovocita non spiega tutto: focus sull’ambiente uterino

Fertilità, l’età dell’ovocita non spiega tutto: focus sull’ambiente uterino

Fertilità, l’età dell’ovocita non spiega tutto: focus sull’ambiente uterino

Quando una donna cerca una gravidanza dopo i 40 anni, l’attenzione si concentra quasi esclusivamente sull’ovocita. Uno studio condotto dal team di Antonio Pellicer, fondatore di IVI e ordinario di Ostetricia e Ginecologia all’Università di Valencia, e presentato al congresso per i trent’anni del Fertility Center Humanitas, a Rozzano (Milano), accende i riflettori sul ruolo dell’utero

Quando una donna cerca un figlio dopo iquarant’anni, l’attenzione della medicina si concentra quasi sempre sugli ovociti: quanti ne restano, quanto sono competenti e quanto è probabile che diano origine a un embrione sano. Ed è comprensibile, perché con l’età aumentano le aneuploidie, cioè gli errori nel numero dei cromosomi dell’embrione. Ma l’ovocita, da solo, potrebbe non raccontare tutta la storia.

È quanto suggerisce un ampio studio retrospettivo presentato da Antonio Pellicer, fondatore di IVI e ordinario di Ostetricia e Ginecologia all’Università di Valencia, al congresso per i trent’anni del Fertility Center Humanitas, che si è svolto dal 2 al 3 ottobre a Rozzano (Milano).

L’orologio biologico non si ferma, ma si può provare a capire meglio come funziona: “Oggi la ricerca deve muoversi su due fronti complementari”, spiega Pellicer, “Preservare la competenza degli ovociti e comprendere a fondo il ruolo dell’ambiente uterino nell’accogliere la vita”.

Lo studio

Il team guidato da Pellicer ha analizzato 33.141 transfer embrionali ottenuti esclusivamente con ovociti di donatrici under 35. In tutti i casi, quindi, l’ovocita era giovane: a cambiare era soltanto l’età della donna che riceveva l’embrione. Un modello che ha permesso ai ricercatori di separare, per quanto possibile, il peso dell’età dell’ovocita da quello della donna che porta avanti la gravidanza.

I risultati, anticipati su Fertility and Sterility, disegnano una curva piuttosto netta. Attorno ai 39 anni i fallimenti d’impianto cominciano ad aumentare. Dai 40 in poi, ogni anno in più è associato a un rischio relativo di mancato impianto più alto del 4,2% e di perdita della gravidanza più alto del 3,2% (sono aumenti calcolati sul rischio di partenza, non punti percentuali in più). Dai 43 anni le interruzioni spontanee crescono in modo significativo, e la quota di nati vivi si riduce via via.

“L’ovodonazione permette di controllare la qualità dell’ovocita legata all’età giovane della donatrice”, spiega Pellicer, “Ma se l’età della donna che riceve l’embrione continua ad associarsi a una riduzione delle nascite e a un aumento degli aborti, dobbiamo chiederci cosa stia accadendo all’interno dell’utero. Il nostro studio mette in evidenza un’associazione e non un legame diretto di causa ed effetto, indicando chiaramente che l’ambiente uterino è un fronte da approfondire”.

La centralità dell’ovocita

Il dato non ridimensiona, però, il ruolo dell’ovocita, che resta il principale ostacolo biologico. Uno dei meccanismi chiave è la progressiva perdita delle coesine, una sorta di colla molecolare che tiene uniti i cromatidi fratelli, finché non si separano correttamente durante la divisione cellulare.

È anche su questo fronte che si concentra la ricerca di laboratorio. Studi preclinici di Ovo Labs stanno testando strategie per proteggere questa struttura, mentre una ricerca pubblicata dall’American Journal of Obstetrics & Gynecology ha osservato, in esperimenti in vitro su ovociti immaturi di donne over 38, che il nicotinamide mononucleotide (NMN) può migliorare alcuni parametri della maturazione cellulare.

Siamo però ancora lontani da un’applicazione clinica. Pellicer lo ribadisce: “Non parliamo di trattamenti già disponibili o di ‘ringiovanire’ gli ovociti. L’obiettivo è capire quali processi cellulari cambiano con il tempo e verificare se alcuni possano essere modificati in modo sicuro per la salute della donna e del nascituro”.

M.L.

06 Ottobre 2026

© Riproduzione riservata

L’influenza già circola, ma l’Italia non la vede. La sorveglianza è ferma da otto mesi, ecco perché
L’influenza già circola, ma l’Italia non la vede. La sorveglianza è ferma da otto mesi, ecco perché

Siamo ormai in piena stagione influenzale. La campagna annuale per la vaccinazione ha preso il via in tutto il Paese e attorno a noi iniziano a comparire i primi casi...

Manovra. Farmaci, tetto degli acquisti diretti sale al 9% con 292 mln in più ma dal 2028. Arrivano 160 mln per ridurre payback ad aziende che investono in Italia e norme per l’accesso precoce alle terapie
Manovra. Farmaci, tetto degli acquisti diretti sale al 9% con 292 mln in più ma dal 2028. Arrivano 160 mln per ridurre payback ad aziende che investono in Italia e norme per l’accesso precoce alle terapie

Il Governo prova a intervenire sulla governance della spesa farmaceutica, combinando un aumento delle risorse disponibili per gli acquisti diretti, un alleggerimento selettivo del payback per le aziende che investono...

Oms. Tedros apre l’IGWG9: “Finiamo il lavoro sull’accordo pandemico”
Oms. Tedros apre l’IGWG9: “Finiamo il lavoro sull’accordo pandemico”

"Finiamo il lavoro". È l'appello che il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha rivolto ai delegati riuniti a Ginevra per il nono incontro del gruppo intergovernativo...

Morbillo. Negli Usa raddoppiano i casi nel 2026: sono 4.852, con 479 ricoveri e 3 decessi. Cdc: “I numeri potrebbero essere più alti”
Morbillo. Negli Usa raddoppiano i casi nel 2026: sono 4.852, con 479 ricoveri e 3 decessi. Cdc: “I numeri potrebbero essere più alti”

Il morbillo negli Stati Uniti ha già superato il doppio dei casi dell'intero 2025, e mancano ancora due mesi alla fine dell'anno. Al 29 ottobre i Cdc contano 4.852 contagi...