Continua a crescere in Europa la malattia invasiva da Haemophilus influenzae. Nel 2024 nei 30 Paesi dell’Ue/See sono stati segnalati 5.856 casi confermati, contro 5.520 nel 2023 e 4.002 nel 2022. Il tasso di notifica è salito a 1,3 casi per 100mila abitanti, il livello più alto degli ultimi cinque anni.
È quanto emerge dall’Annual Epidemiological Report for 2024 dell’Ecdc, pubblicato a settembre 2026. Il Centro europeo sottolinea come il rialzo coincida con il ritorno, dopo la pandemia di Covid-19, ai consueti modelli di trasmissione delle malattie respiratorie. Ma il dato assume una dimensione ancora più significativa nel confronto di lungo periodo: quello registrato nel 2024 è il numero di casi più alto osservato in un singolo anno dall’avvio della sorveglianza europea nel 1996 e supera nettamente i livelli pre-pandemici, quando tra il 2013 e il 2018 venivano notificati tra 2.593 e 3.849 casi l’anno
L’Haemophilus influenzae può provocare infezioni batteriche gravi, tra cui meningite, setticemia, polmonite ed epiglottite. L’uomo rappresenta l’unico serbatoio conosciuto e la trasmissione avviene attraverso goccioline respiratorie o secrezioni. L’introduzione della vaccinazione contro il tipo b (Hib) a partire dagli anni Ottanta ha quasi eliminato nell’Ue/See la meningite da Hib nei bambini piccoli.
In Italia 339 casi
Anche in Italia prosegue l’aumento: i casi sono passati dai 315 del 2023 ai 339 del 2024, dopo i 191 del 2022. Il tasso di notifica è salito da 0,5 a 0,6 per 100mila abitanti, rimanendo comunque inferiore alla media Ue/See di 1,3.
A livello europeo, i tassi più elevati sono stati registrati in Svezia (2,4 per 100mila), Danimarca (2,2), Germania (2,0) e Paesi Bassi (1,9). Francia, Germania e Spagna hanno concentrato complessivamente il 60% delle infezioni confermate nell’Ue/See.
Bambini e anziani i più colpiti
Il carico maggiore di malattia si concentra agli estremi della vita. Il tasso più alto è stato osservato nei bambini sotto l’anno, 6,8 casi per 100mila abitanti, seguito dagli over 65 con 3,6. Questi ultimi rappresentano il 58,8% di tutti i casi segnalati.
Per il 55% dei casi era disponibile il dato sul sierotipo. Tra i casi con sierotipo noto, i ceppi non capsulati sono risultati predominanti, rappresentando l’82% delle infezioni. Il sierotipo b (Hib) ha rappresentato il 6% (191 casi), seguito dal sierotipo f con il 5,7% (183 casi).
Vaccinazione Hib mantiene bassa l’incidenza
La quota relativamente contenuta di infezioni da Hib continua, secondo l’Ecdc, a riflettere l’effetto dei programmi vaccinali. Nel 2024 la copertura vaccinale mediana nell’UE/SEE per la terza dose di vaccino Hib è stata del 94%, un livello che ha contribuito a mantenere bassa l’incidenza della malattia da sierotipo b.
Sul fronte clinico, la manifestazione più frequente è stata la polmonite (36%), seguita da setticemia (21%) e meningite (11%). Tra i 3.198 casi con esito noto sono stati registrati 269 decessi, con una letalità dell’8,4%, che sale all’11,4% tra gli over 65.
Per l’Ecdc, l’aumento dei ceppi non capsulati e non-b rende necessario mantenere elevate le coperture vaccinali Hib e, parallelamente, rafforzare la sorveglianza dei sierotipi e le strategie di protezione delle popolazioni adulte più vulnerabili.
Il report