Hantavirus Andes. Basso rischio di grandi focolai. Decisivi diagnosi precoce e isolamento dei casi. Lo studio Iss-Fbk

Hantavirus Andes. Basso rischio di grandi focolai. Decisivi diagnosi precoce e isolamento dei casi. Lo studio Iss-Fbk

Hantavirus Andes. Basso rischio di grandi focolai. Decisivi diagnosi precoce e isolamento dei casi. Lo studio Iss-Fbk

Lo studio pubblicato su Eurosurveillance mostra che il virus Andes difficilmente supera i 50 casi dopo quattro mesi anche in una popolazione completamente suscettibile. L’elevata probabilità di estinzione della trasmissione è legata soprattutto all’isolamento tempestivo dei casi, misura ritenuta fondamentale nonostante l’alta letalità dell’infezione

Per le sue caratteristiche il virus Andes (Andv), il ceppo di Hantavirus che ha dato vita all’epidemia sulla nave da crociera nelle scorse settimane, molto difficilmente può dare grandi focolai anche se un caso viene introdotto in una popolazione ancora completamente suscettibile.

Lo afferma uno studio, basato su modelli matematici, appena pubblicato dalla rivista Eurosurveillance.  


Lo studio dei ricercatori dell’Iss e della Fondazione Bruno Kessler ha simulato la potenziale diffusione del virus dopo l’introduzione di un singolo caso in una popolazione generica, elaborando diversi scenari in base alla percentuale di casi isolati efficacemente. “Secondo i risultati delle analisi – scrivono gli autori nelle conclusioni – a quattro mesi dall’inizio dei sintomi del caso indice il focolaio difficilmente supererebbe i 50 casi, con un’alta probabilità di estinzione della trasmissione, soprattutto se più di metà dei casi venisse efficacemente isolata dall’inizio”.

L’isolamento efficace dei casi, spiegano ancora gli autori, è reso possibile dalle caratteristiche del virus. I dati disponibili infatti evidenziano che le infezioni sono per la maggior parte sintomatiche e gravi, e il periodo di incubazione molto lungo e il tempo che passa tra l’insorgenza dei sintomi di un caso primario e di uno secondario permettono alle autorità di avere più tempo per tracciare i contatti prima che diventino contagiosi. Gli autori precisano tuttavia che le analisi si basano su parametri epidemiologici stimati per un singolo focolaio, un elemento che rappresenta uno dei principali limiti dell’analisi, poiché tali condizioni potrebbero non essere pienamente sovrapponibili a contesti differenti o ad una situazione epidemiologica come quella attuale.

“I risultati dell’analisi – conclude l’articolo – confermano la valutazione fatta dalle autorità internazionali di un rischio basso o molto basso di diffusione del virus nella popolazione generale. Sebbene i risultati suggeriscano uno scenario di un limitato numero di casi anche dopo diversi mesi di trasmissione non mitigata, l’alta letalità associata al virus richiede l’implementazione delle maggiori precauzioni possibili per limitare la diffusione dell’infezione. I risultati, inoltre, sottolineano che una diagnosi tempestiva e l’isolamento dei casi sono misure chiave per interrompere la diffusione nelle comunità”.

La stessa rivista ha pubblicato un altro articolo, incentrato sulla differenza tra Hantavirus e Sars-CoV-2, che giunge alle stesse conclusioni. 

05 Giugno 2026

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