Hiv. Ecdc: test ancora disomogenei in tre paesi europei

Hiv. Ecdc: test ancora disomogenei in tre paesi europei

Hiv. Ecdc: test ancora disomogenei in tre paesi europei

L’audit pilota condotto con la Società clinica europea per l’Aids in 12 strutture evidenzia criticità nella diagnosi tempestiva e nell’accesso alle cure. Grecia, Polonia e Romania non raggiungono l’obiettivo Unaids del 95% di persone con Hiv consapevoli del proprio stato sierologico.

Persistono differenze nell’accesso e nelle modalità di esecuzione dei test per l’Hiv in Grecia, Polonia e Romania e nessuno dei tre Paesi ha ancora raggiunto l’obiettivo Unaids secondo cui il 95% delle persone che vivono con l’Hiv dovrebbe essere consapevole del proprio stato sierologico.

È quanto emerge da un audit clinico pilota condotto dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), in collaborazione con la Società clinica europea per l’Aids (Eacs), per verificare l’applicazione degli standard di cura per i test Hiv. L’indagine è stata realizzata tra ottobre 2025 e gennaio 2026 in 12 strutture: tre cliniche per l’Hiv e una per la tubercolosi in ciascuno dei tre Paesi. I dati raccolti nelle strutture sono stati affiancati a quelli nazionali provenienti dal monitoraggio previsto dalla Dichiarazione di Dublino.

Tra le principali criticità emerge una forte variabilità nella quota di persone che ricevono una diagnosi di Hiv in fase tardiva o molto tardiva, segnale delle difficoltà che ancora persistono nell’arrivare tempestivamente alla diagnosi.

Restano lacune anche nelle modalità di accesso ai test. Sebbene quelli effettuati a livello comunitario siano contemplati, in misura diversa, nelle strategie nazionali, nessuno dei tre Paesi prevede nelle proprie linee guida test a domicilio o autotest.

Nei servizi per la tubercolosi, invece, la copertura dei test Hiv tra le persone con diagnosi di Tb è risultata generalmente elevata: la maggior parte delle cliniche ha raggiunto o si è avvicinata all’obiettivo raccomandato dell’85%.

Differenze sono state rilevate anche nelle procedure di consenso. Tutti e tre i Paesi prevedono politiche a sostegno dei test volontari, ma in alcuni contesti restano requisiti per la consulenza pre-test e il consenso scritto. Solo circa la metà delle cliniche risulta pienamente allineata agli standard che non raccomandano più tali requisiti.

Criticità emergono infine nei tempi di accesso alle cure. Nessuna delle strutture coinvolte ha raggiunto l’obiettivo per l’esecuzione del test di conferma entro cinque giorni lavorativi da un test reattivo e solo una minoranza ha centrato quello relativo alla tempestiva valutazione specialistica. Anche i tempi di avvio della terapia antiretrovirale sono risultati molto variabili.

Nel complesso, l’audit evidenzia un’applicazione ancora disomogenea degli standard per i test Hiv, con margini di miglioramento soprattutto nell’ampliamento delle modalità di testing, nella semplificazione delle procedure di consenso e nella tempestività della diagnosi e della presa in carico. L’Ecdc sottolinea comunque che, trattandosi di un audit pilota condotto su un numero limitato di strutture, i risultati non possono essere generalizzati oltre le cliniche coinvolte.

25 Settembre 2026

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