Hiv. Il farmaco tenofovir nelle mamme sieropositive non rallenta lo sviluppo dei feti

Hiv. Il farmaco tenofovir nelle mamme sieropositive non rallenta lo sviluppo dei feti

Hiv. Il farmaco tenofovir nelle mamme sieropositive non rallenta lo sviluppo dei feti
Uno studio della Harvard School of Public Health e del National Institute of Child Health and Human Development (NICHD) ha dimostrato che i neonati non nascono più piccoli o con una circonferenza cranica minore. Tuttavia, non sono ancora esclusi effetti più a lungo termine.

Buone notizie per le mamme sieropositive: uno studio condotto dalla Harvard School of Public Health e dal National Institute of Child Health and Human Development (NICHD), in collaborazione con diverse università statunitensi, ha dimostrato come i bambini nati da donne sottoposte a terapia con tenofovir in gravidanza non presentano problemi alla nascita. Lo studio, pubblicato sulla rivista Aids, dimostra che i bambini non pesano meno dei loro coetanei, né hanno gambe più corte o cranio più piccolo. La ricerca è stata condotta a seguito di studi precedenti che avevano dimostrato come su modello animale l’esposizione a tenofovir in gravidanza comportava dimensioni più piccole dei cuccioli alla nascita.
 
Tuttavia, lo studio dimostra anche che a un anno di vita questi stessi bambini risultavano essere leggermente più piccoli e con una circonferenza cranica più corta di un centimetro rispetto agli altri. Nonostante questo, gli scienziati definiscono i risultati rassicuranti, poiché i bambini non sembrano presentare alcun tipo di rischio serio per la salute. Per esserne sicuri i ricercatori condurranno comunque ulteriori studi su questi bambini man mano che cresceranno, in modo da verificare la presenza di eventuali effetti più a lungo termine.
Tenofovir è uno dei trattamenti di prima linea per gli adulti affetti da Hiv. Vista la comprovata sicurezza ed efficacia, molte donne sieropositive lo assumono e molti medici sono soliti prescriverlo anche alle future mamme, per salvaguardare sia la loro salute che quella dei nascituri. Ma fino ad oggi nessuno aveva effettivamente indagato gli effetti del farmaco sui bambini ancora in grembo. “Così i medici si trovavano davanti a un dilemma: continuare a trattare le donne con un farmaco molto efficace sugli adulti, ma di cui non si conoscono eventuali ripercussioni sui bebé, oppure cambiare terapia alla mamma, passando a qualcosa di meno efficace e forse anche meno tollerato?”, ha spiegato George K. Siberry, primo autore dello studio. “Ora sappiamo che per quanto riguarda i feti, il farmaco non ha effetti collaterali sullo sviluppo, almeno fino alla nascita”.
Lo studio ha incluso 2000 bambini nati da madri sieropositive dal 2003 al 2010. Man mano che si andava avanti con il tempo, la percentuale di mamme trattate con tenofovir che davano alla luce bambini era sempre maggiore: il primo anno di studio rappresentavano il 14% del campione, alla fine erano addirittura il 43% del totale. “Chiaramente in questo caso la priorità era quella di trattare le mamme in modo che si potesse prevenire il contagio dei figli”, ha spiegato la co-autrice Paige L. Williams.
 
Di questi bambini i ricercatori registravano altezza, peso e circonferenza del cranioin associazione alla loro età gestazionale alla nascita, per poi riprendere le stesse misure ad un anno di età. Così gli scienziati hanno scoperto che al momento del parto i bambini figli di donne trattate con tenofovir non presentavano differenze con quelli nati da madri sieropositive che seguivano altre terapie. Tuttavia i ricercatori dovranno verificare gli effetti più a lungo termine, poiché ad un anno di età i primi risultavano leggermente più piccini rispetto agli altri. “In ogni caso – spiega la ricercatrice – questo per ora non ci dice nulla sui rischi seri sulla salute a lungo termine. Il risultato dunque da una parte elimina la preoccupazione che i bambini potessero avere uno sviluppo fetale ridotto, dall’altra apre nuove prospettive di ricerca”.
 
Laura Berardi

04 Maggio 2012

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