Il Covid-19 ha cambiato l’atteggiamento degli adulti nei confronti dei vaccini. Si aprono nuove opportunità

Il Covid-19 ha cambiato l’atteggiamento degli adulti nei confronti dei vaccini. Si aprono nuove opportunità

Il Covid-19 ha cambiato l’atteggiamento degli adulti nei confronti dei vaccini. Si aprono nuove opportunità
Il sondaggio Kantar sponsorizzato da GSK mostra che nel post-pandemia le persone di età pari o superiore a 50 anni rivalutano positivamente il valore e l'importanza della vaccinazione. I messaggi di salute pubblica per incoraggiare la vaccinazione potrebbero avere più successo se si concentrassero sul rafforzamento del sistema immunitario piuttosto che sull'età.

I risultati di un nuovo sondaggio condotto da Kantar per conto di GSK mostrano che la pandemia da Covid-19 ha portato la popolazione a porre maggiore attenzione alla propria salute e a considerare maggiormente l’importanza della vaccinazione.


 


Sono stati intervistati 16.000 adulti di età pari o superiore a 50 anni in otto Paesi (USA, Italia, Spagna, Germania, Francia, Brasile, Canada e Giappone) sul loro atteggiamento nei confronti della salute e dell'invecchiamento. Lo studio ha mostrato come il COVID-19 abbia comportato una migliore predisposizione nei confronti della vaccinazione. Prima della pandemia il 44% riteneva i vaccini importanti, il dato è aumentato al 65% subito dopo l’emergenza. In questa fascia di età, mantenere uno stato di buona salute nei successivi dieci anni è la priorità per assicurare una buona qualità di vita (94%), al secondo e terzo posto ci sono la sicurezza finanziaria (46%) e avere una vita familiare attiva (44%).


 


In Italia, il 32% dei partecipanti ha dichiarato di considerare importante essere in linea con le vaccinazioni prima della pandemia, la percentuale è raddoppiata (arrivando al 65%) dopo l’emergenza Covid-19. “Dal sondaggio è emerso che, in seguito il Covid-19 i partecipanti italiano apprezzano maggiormente il valore del mantenersi in salute, e l’importanza della vaccinazione”, spiega in un’intervista a Quotidiano Sanità Francesca Ceddia, VP, Head Global Medical Affairs at GSK.


 


“Trovo interessante sottolineare che i soggetti intervistati abbiano dichiarato di volere più informazioni sui potenziali rischi associati alle vaccinazioni. È quindi molto importante da parte nostra saper comunicare i dati con trasparenza e rassicurare spiegando che i benefici dei vaccini superano di gran lunga i potenziali effetti collaterali”.


 


I medici in questo svolgono un ruolo fondamentale, possono trasmettere l’importanza e la sicurezza dei vaccini nella popolazione adulta.
Dal sondaggio è emerso anche che la maggior parte delle persone si sentono più giovani della propria età, quindi forse il modo migliore per raggiungere questo target della popolazione e incoraggiare la promozione di una buona salute, anche attraverso la vaccinazione, è concentrarsi sul sistema immunitario, non sul fattore età. Dai 50-60 anni il sistema immunitario si indebolisce, di questo le persone sono consapevoli, e la vaccinazione è uno strumento per mantenere le difese immunitarie “in forma”.


 


Un altro punto di cui bisogna tener conto per delle campagne vaccinali efficaci è che la maggior parte delle persone non sa quali vaccini sono raccomandati in età adulta. Secondo il campione oggetto dello studio, anche i tassi di vaccinazione degli adulti possono essere migliorati con informazioni più chiare e coerenti, promemoria sulla scadenza delle vaccinazioni e l’indicazione dei centri di vaccinazione più facili da raggiungere. Se otto su dieci degli intervistati riferiscono di essere vaccinati contro il COVID-19, solo il 19,8% ritiene di essere adeguatamente aggiornato e informato sui vaccini raccomandati per gli adulti. In tutti i Paesi, gli over 50 hanno infatti affermato di volere informazioni migliori e più chiare su quali vaccini siano necessari e perché.


 


Le vaccinazioni pediatriche sono un buon punto di riferimento per comprendere il ritardo che c’è nelle vaccinazioni nell’adulto. “In generale coperture vaccinali negli adulti sono intorno il 15-30%, mentre nei bambini vanno oltre il 90-95%”, osserva Ceddia.


 


Anche negli adulti, così come accade per i bambini, bisognerebbe sfruttare l’opportunità della co-somministrazione. “Visti gli impegni di un adulto la possibilità di ricevere nello stesso momento diversi vaccini, potrebbe essere un ausilio programmatico”.


 


Ceddia conclude: “Entro la fine di questo decennio si prevede che il numero di persone di età pari o superiore a 60 anni aumenterà di oltre un terzo, raggiungendo 1,4 miliardi di persone in tutto il mondo. Se i tassi di copertura vaccinale degli adulti non miglioreranno, potremmo assistere a un aumento della mortalità e delle gravi conseguenze causate da malattie infettive negli adulti. Questo sondaggio ci ha mostrato che la buona salute è ciò che gli adulti con più di 50 anni considerano come la priorità per garantire una migliore qualità della vita. Ci ha anche mostrato che la pandemia di Covid-19 ha contribuito a creare una maggiore consapevolezza collettiva sulla vulnerabilità del nostro sistema immunitario e sui reali benefici della vaccinazione. Ancora più importante, abbiamo acquisito preziose informazioni sugli adulti ultracinquantenni, le informazioni che stanno cercando e gli ostacoli che dovrebbero essere superati. Ora tocca a noi nell’ambito della salute pubblica ascoltare e agire di conseguenza”.


 


C.d.F.

C.d.F.

22 Settembre 2021

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