Infezioni respiratorie: aumentano il rischio di infarto di 17 volte. Un motivo in più per vaccinarsi il prossimo autunno

Infezioni respiratorie: aumentano il rischio di infarto di 17 volte. Un motivo in più per vaccinarsi il prossimo autunno

Infezioni respiratorie: aumentano il rischio di infarto di 17 volte. Un motivo in più per vaccinarsi il prossimo autunno
Uno studio australiano prende per la prima volta le misure al rischio di eventi coronarici acuti comportato dalle infezioni respiratorie. E i risultati sono eclatanti. Il rischio aumenta di 17 volte per bronchiti, polmoniti e influenza e di 13 volte per le più blande ma molto più comuni infezioni delle alte vie aeree (raffreddori, sinusiti, faringiti). Oltre a ridurre il rischio di esposizione gli autori consigliano caldamente di considerare la vaccinazione anti-influenzale e quella anti-pneumococcica.

Ad ogni autunno si rinnova l’appello di medici e autorità sanitarie a sottoporsi alla vaccinazione anti-influenzale. Appello che riguarda in particolare la popolazione anziana e a rischio e che si estende anche alla vaccinazione anti-pneumococcica.
 
Uno studio pubblicato su Internal Medicine Journal, fornisce ulteriori informazioni a supporto di queste raccomandazioni. Si tratta in assoluto del primo studio a prendere le misure al rapporto tra infezioni delle vie respiratorie (polmoniti, influenza, bronchiti, ecc) e aumentato rischio di infarto del miocardio (confermato in questo studio mediante angiografia coronarica).
E i risultati sono sconcertanti.  Secondo i ricercatori australiani autori di questa ricerca infatti, il rischio di infarto aumenta di ben 17 volte nella settimana successiva ad un’infezione delle vie respiratorie.
 
Anche i pazienti con patologie infiammatorie a carico delle prime vie aeree (raffreddore, faringite, rinite, sinusite) sono risultati ad elevato rischio di infarto; in questo caso il rischio sarebbe maggiorato di 13 volte.
 
“I risultati del nostro studio – commenta Geoffrey Tofler, cardiologo dell’Università di Sydney, Royal North Shore Hospital e Heart Research Australia – confermano quanto già suggerito da precedente studi in merito al fatto che un’infezione respiratoria possa fungere da trigger per un infarto. Questi dati mostrano che il rischio di infarto non si manifesta necessariamente nei primi giorni della malattia respiratoria, ma raggiunge l’acme nei primi 7 giorni, per ridursi poi gradualmente, pur rimanendo ancora elevato per un mese.”
 
Lo studio ha preso in esame 578 pazienti con infarto, in grado di dare informazioni su una pregressa infezione delle vie respiratorie nei giorni precedenti l’infarto. Veniva chiesto loro se avevano presentato di recente malattie simil-influenzali con febbre e mal di gola e venivano considerati ‘casi’ nel caso in cui avessero avuto mal di gola, tosse, febbre, dolore simil-sinusite, sintomi simil-influenzali o se avessero ricevuto una diagnosi di polmonite o di bronchite.
 
Il 17% dei pazienti infartuati aveva presentato sintomi di malattie respiratorie entro 7 giorni dall’infarto, il 21% nel mese precedente all’infarto.
Come visto anche le ‘banali’ infezioni delle vie respiratorie superiori, comportano un importante aumento del rischio di infarto. “Sebbene meno severe – commentano gli autori – le infezioni delle vie respiratorie superiori sono tuttavia molto più comuni di quelle delle basse vie. E’ dunque molto importante considerarne il rapporto con il rischio di infarto”.
 
“L’incidenza di infarto in molti Paesi – commenta il professor Thomas Buckley della Sydney Nursing School – è molto più elevata nei mesi invernali. Questo picco stagionale potrebbe, alla luce di questi risultati, essere dovuto almeno in parte alle infezioni respiratorie. Le persone dovrebbero quindi prendere tutte le precauzioni possibili per ridurre l’esposizione alle infezioni; in quest’ottica risulta molto appropriato sottoporsi alle vaccinazioni anti-influenzale e anti-pneumococcica”.
 
Le infezioni respiratorie possono scatenare un infarto per vari motivi: attraverso un aumento della coagulabilità del sangue, per il danno ai vasi indotto da infiammazione e tossine, per le alterazioni del flusso sanguigno.
 
“Il nostro messaggio alla popolazione – concludono gli autori – è che, mentre il rischio assoluto che un singolo episodio di infezione respiratoria possa scatenare un infarto è basso, è necessario essere consapevoli del fatto che le infezioni delle vie respiratorie possono portare ad un evento coronarico acuto. Per questo è importante mettere in campo tutte le strategie preventive a disposizione e naturalmente non trascurare i sintomi di un infarto. Il prossimo passo consisterà nell’individuare delle strategie di trattamento in grado di ridurre il rischio di infarto, soprattutto nei soggetti ad aumentata suscettibilità”.
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

17 Maggio 2017

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