Medici di famiglia ed endocrinologi sostanzialmente concordi nella gestione dell’ipotiroidismo, ma rimane un margine di miglioramento nella scelta del trattamento farmacologico iniziale. È quanto emerge dall’indagine THESIS, condotta dall’Associazione Medici Endocrinologi (AME), in collaborazione con IBSA Farmaceutici, su un campione di 849 medici di medicina generale (MMG), con l’obiettivo di valutare la conoscenza e l’applicazione delle linee guida nazionali per il trattamento dell’ipotiroidismo. I risultati mostrano che l’84% dei medici intervistati indica la levotiroxina (LT4) come terapia di prima scelta, in accordo con le raccomandazioni dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Il restante 16%, invece, si orienta verso trattamenti alternativi, come la liotironina (LT3), gli estratti tiroidei o la terapia combinata LT4+LT3, che non rappresentano le opzioni raccomandate per iniziare il trattamento e che, in alcune circostanze, possono comportare rischi per il paziente.
I risultati sono stati presentati e discussi durante il 13° Thyroid UpToDate di AME, svoltosi il 9 e 10 ottobre 2026 a Roma, in una sessione interattiva durante la quale le stesse domande rivolte ai medici di famiglia sono state sottoposte a una platea di specialisti, permettendo di confrontare le rispettive risposte.
L’indagine Thesis: buona concordanza tra mmg e specialisti
L’indagine, svolta nel corso del 2025, ha coinvolto medici di medicina generale provenienti da tutto il territorio nazionale. Il campione, composto per il 51% da uomini e per il 49% da donne, con un’età media di 55 anni, è stato selezionato nell’ambito di un programma di aggiornamento articolato in oltre 65 incontri territoriali, ai quali hanno partecipato complessivamente circa 1.400 medici. Di questi, 849 hanno risposto al questionario, consentendo di raccogliere informazioni sulle principali scelte cliniche e terapeutiche nella gestione quotidiana dell’ipotiroidismo.
L’indagine restituisce diversi segnali positivi. Il 63% dei medici indica correttamente un controllo dei valori di TSH dopo 4-6 settimane dall’inizio della terapia, mentre il 73% riconosce che numerosi farmaci e integratori possono interferire con la stabilità del trattamento. Inoltre, il 54% ritiene opportuno il coinvolgimento dello specialista in circostanze particolari, come la gravidanza, l’età pediatrica o le difficoltà nella gestione della terapia sostitutiva, confermando l’importanza di un percorso condiviso tra medicina generale ed endocrinologia.
Guglielmi (AME): “Mmg concordi con gli specialisti, ma il 16% sceglie ancora terapie differenti”
“Abbiamo rilevato una generale concordanza che ci ha soddisfatti. L’elemento di maggiore differenza tra l’approccio dello specialista e quello del medico di famiglia è stato sul tipo di farmaco da utilizzare dopo la diagnosi di ipotiroidismo”, spiega il Prof. Rinaldo Guglielmi, Past President AME e Coordinatore della Commissione Tiroide & EPE, che ha coordinato anche il gruppo degli estensori delle linee guida nazionali sull’ipotiroidismo. “La quasi totalità degli specialisti, in accordo con le linee guida, inizia con la levotiroxina, mentre c’è stata una quota non trascurabile del 16% dei medici di medicina generale che sceglie anche altri farmaci, come gli estratti tiroidei e la combinazione LT4-LT3”.
Nel dettaglio, l’84% dei medici intervistati indica la levotiroxina come terapia di prima scelta, mentre il 7% sceglie gli estratti tiroidei, il 6% la terapia combinata LT4+LT3 e il 3% la sola LT3. Una discrepanza che merita attenzione.
“Questi farmaci possono risultare più aggressivi e potenzialmente dannosi perché, per esempio, utilizzando la combinazione di LT3 e LT4 o gli estratti tiroidei, più facilmente si tende ad avere un eccesso di trattamento, o over-treatment”, sottolinea Guglielmi. Un rischio particolarmente rilevante nel contesto di una terapia cronica, che richiede un monitoraggio costante e un’attenta personalizzazione in base alle caratteristiche del paziente.
Le linee guida ISS: la levotiroxina resta la terapia di riferimento
La “Linea guida sulla gestione terapeutica del paziente adulto con ipotiroidismo primario non in gravidanza“, pubblicata dall’Istituto Superiore di Sanità nel 2024 e sviluppata da AME e dalla Società Italiana di Endocrinologia (SIE), raccomanda fortemente la monoterapia con levotiroxina rispetto alla combinazione LT4+LT3. Il documento indica inoltre di evitare l’impiego degli estratti tiroidei e della sola LT3 nella terapia sostitutiva ordinaria.
La levotiroxina consente infatti di ripristinare i livelli degli ormoni tiroidei attraverso i fisiologici meccanismi di conversione della T4 in T3, garantendo una maggiore stabilità del trattamento e una gestione più semplice nel lungo periodo. “La terapia combinata può essere presa in considerazione soltanto in pazienti selezionati e dopo un’attenta valutazione clinica, ma non costituisce la scelta iniziale raccomandata” spiega Guglielmi.
La proposta di AME: più formazione condivisa tra medicina generale ed endocrinologia
Come spiegare, dunque, la distanza che permane tra le raccomandazioni scientifiche e una parte delle scelte terapeutiche dei medici di famiglia? Secondo il Prof. Enrico Papini, endocrinologo e Coordinatore del Comitato Scientifico AME, è necessario considerare le specificità della medicina generale e le difficoltà di mantenere un aggiornamento continuo su tutte le patologie.
“È ben comprensibile: i medici di medicina generale devono seguire l’intero campo della medicina e non si può presupporre che siano costantemente aggiornati su tutte le linee guida che escono nei diversi ambiti. Per questo motivo assume un ruolo fondamentale l’interazione fra specialista e medico di medicina generale”, osserva Papini.
Per ridurre ulteriormente queste differenze, la strada è quella di rafforzare le occasioni di confronto e aggiornamento congiunto tra endocrinologi e medici di medicina generale, favorendo una maggiore condivisione delle evidenze scientifiche e delle scelte terapeutiche.
Secondo Papini “è necessario organizzare incontri di formazione agili e mirati, fondati su un rapporto di collaborazione paritaria tra specialisti e medici di famiglia, nei quali affrontare i dubbi più frequenti e le situazioni cliniche che ancora rappresentano aree di incertezza”.
L’obiettivo di AME è consolidare l’elevato livello di concordanza già esistente tra medicina generale e specialistica, intervenendo su quel margine residuo di differenze che, soprattutto nella scelta del farmaco iniziale, può avere conseguenze sulla qualità e sulla sicurezza delle cure. Un percorso che passa attraverso la collaborazione tra professionisti, l’aggiornamento continuo e la piena applicazione delle raccomandazioni scientifiche, affinché ogni paziente con ipotiroidismo possa ricevere il trattamento più appropriato alle proprie condizioni cliniche.