IRCCS del Lazio, allo Spallanzani la ricerca fa rete: “Condividere competenze, tecnologie e strumenti per aumentare le potenzialità del sistema”

IRCCS del Lazio, allo Spallanzani la ricerca fa rete: “Condividere competenze, tecnologie e strumenti per aumentare le potenzialità del sistema”

IRCCS del Lazio, allo Spallanzani la ricerca fa rete: “Condividere competenze, tecnologie e strumenti per aumentare le potenzialità del sistema”

Secondo appuntamento di "La Scienza si Incontra", iniziativa promossa dalla Regione Lazio nell’ambito delle celebrazioni della Settimana della Scienza 2026. Al centro della giornata il percorso avviato ad aprile per costruire una rete regionale degli IRCCS, pubblici e privati, capace di mettere a sistema competenze, progettualità, tecnologie e strumentazioni

La ricerca biomedica, per essere competitiva, ha bisogno di competenze ma anche di connessioni. E proprio dalla necessità di mettere in relazione esperienze, conoscenze, tecnologie e infrastrutture nasce il percorso che la Regione Lazio sta costruendo insieme agli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) del territorio. È questo il filo conduttore del secondo appuntamento di “La Scienza si Incontra”, iniziativa dedicata al confronto tra gli IRCCS del Lazio e inserita nelle celebrazioni della Settimana della Scienza 2026. “Una giornata che non rappresenta un appuntamento isolato, ma la prosecuzione di un lavoro avviato lo scorso 22 aprile, quando allo Spallanzani si erano riuniti gli IRCCS pubblici e privati della Regione, con oltre 150 ricercatori, compresi i direttori scientifici degli Istituti. L’obiettivo – spiega Cristina Matranga, direttrice generale dello Spallanzani – è andare oltre il confronto tra singole realtà e costruire una vera infrastruttura regionale della ricerca, anche sulla spinta del decreto legislativo 67 di riforma degli IRCCS”, aggiunge la direttrice generale.

Dalle singole eccellenze a una rete regionale

Il punto di partenza è semplice: “Ogni IRCCS possiede competenze, linee di ricerca, tecnologie e strumenti che possono diventare una risorsa anche per gli altri Istituti. Metterli in relazione significa quindi aumentare la capacità complessiva del sistema”, sottolinea Matranga. Un principio che non riguarda soltanto le attività scientifiche, ma anche “le strumentazioni e le tecnologie che supportano la ricerca”, aggiunge. Una condivisione che, nelle intenzioni della Regione e degli Istituti, può generare nuove collaborazioni e rendere più efficace l’utilizzo delle risorse. “Mettendole insieme non si possono che generare delle potenzialità di interconnessione, di scambio, di confronto che porteranno ad una crescita del nostro sistema sanitario”, continua Matranga. Il lavoro iniziato ad aprile è proseguito nei mesi successivi attraverso il confronto tra i direttori scientifici. Il secondo appuntamento serve, dunque, anche a fare il punto sulle prime aree di possibile collaborazione e a ribadire la volontà di “costituire, sostenere e poi alimentare una vera e propria rete regionale”, evidenzia direttrice generale.

Campitiello: “Fondamentale fare rete e condividere conoscenze ed esperienze”

Ad aprire i lavori della giornata è stata Maria Rosaria Campitiello, capo Dipartimento della Prevenzione, Ricerca e Emergenze Sanitarie del Ministero della Salute, che ha letto l’iniziativa del Lazio alla luce della riforma degli IRCCS. “Avete colto a pieno il senso della nostra riforma degli IRCCS”, sottolinea Campitiello, richiamando il valore della collaborazione tra Istituti: “Fare rete e condividere le conoscenze e le esperienze è uno dei punti cardine, dei punti fondamentali”. Nel suo intervento, la dirigente del Ministero insiste anche sulla necessità di rafforzare il ruolo della ricerca all’interno del Servizio sanitario nazionale e di renderne più evidente l’impatto concreto. “Ho sempre pensato che una nazione fosse competitiva non solo per il PIL, per la crescita economica, ma anche per la capacità di produrre conoscenza”, dice, sottolineando il valore della ricerca italiana e dei suoi ricercatori. La riforma degli IRCCS, ricorda, “ha introdotto e rafforzato alcune figure professionali dedicate alla ricerca, tra cui l’infermiere di ricerca, oltre a potenziare competenze come quelle dei biostatistici e degli ingegneri”. L’obiettivo indicato da Campitiello è una ricerca “di qualità”, maggiormente orientata al trasferimento dei risultati. “Non siamo un ministero della ricerca, siamo un ministero della Salute”, osserva, e proprio per questo la ricerca deve essere parte integrante delle attività del Servizio sanitario nazionale. Il passaggio dalla scoperta all’applicazione diventa così una delle questioni centrali.

Urbani: “Dobbiamo reagire, e dobbiamo farlo velocemente”

Sul ruolo della rete degli IRCCS come leva per rafforzare la competitività della ricerca si è concentrato Andrea Urbani, direttore della Direzione regionale Salute e Integrazione sociosanitaria della Regione Lazio. Il punto di partenza è il nuovo quadro normativo, che, secondo Urbani, offre agli istituti strumenti più adeguati per affrontare le sfide di un contesto internazionale sempre più competitivo. “L’aggiornamento della normativa in materia di IRCCS ci dà strumenti più adeguati alle sfide dei tempi. Ora spetta ai singoli territori fare il resto”, sottolinea. Ed è proprio su questo terreno che il Lazio sta lavorando alla costruzione di una rete regionale della ricerca, con l’obiettivo di presentarsi come un sistema integrato, anziché come una somma di singole strutture. La logica è quella di mettere in comune competenze, strutture e casistiche, soprattutto nell’ambito delle sperimentazioni cliniche. “La Regione si presenterà come un territorio capace, attraverso un punto unico di accesso, di mettere a disposizione tutte le strutture e tutte le casistiche necessarie per portare avanti una sperimentazione importante”, spiega Urbani. Un modello che, nelle intenzioni della Regione, può rendere il Lazio più attrattivo per la ricerca clinica e, allo stesso tempo, ampliare per le persone assistite la possibilità di accedere a sperimentazioni prima che i nuovi prodotti arrivino sul mercato. Per sostenere questo percorso, la Regione sta lavorando anche alla standardizzazione dei modelli contrattuali e delle procedure, compresi gli aspetti legati alla privacy, così da rendere più omogenei tempi e modalità di avvio delle sperimentazioni nei diversi istituti. “Il Paese deve reagire, e deve farlo velocemente”, conclude Urbani. Una sfida alla quale, secondo la Regione, il Lazio intende rispondere mettendo a sistema le proprie eccellenze e presentandosi al mondo della ricerca e della sperimentazione come un unico territorio capace di offrire competenze, strutture e casistiche integrate.

Anche le apparecchiature possono essere condivise

La rete non riguarda però soltanto le idee e le competenze. Un altro elemento strategico è rappresentato dalle infrastrutture tecnologiche. Per Enrico Girardi, direttore scientifico dello Spallanzani, la condivisione delle aree di ricerca può diventare il primo livello di una collaborazione più ampia. “Significa anche mettere in connessione e mettere in collaborazione ricercatori tra di loro”, spiega. Un esempio è quello delle infezioni, un tema che attraversa numerose specialità: dall’oncologia alla dermatologia, fino all’oculistica. “Le infezioni sono un tema che attraversa tutta la medicina”, sottolinea Girardi, indicando anche nell’antibiotico-resistenza un possibile ambito di collaborazione tra gli istituti. Ma c’è un secondo livello, quello delle strumentazioni utilizzare dai ricercatori. “Oggi le apparecchiature di ricerca sono di grande complessità, molto costose e richiedono del personale specificamente addestrato”, osserva. Da qui la proposta di considerare gli IRCCS non come una semplice somma di Istituti, ma come una rete nella quale anche le apparecchiature possano essere condivise e la loro acquisizione pianificata in maniera coordinata. “Questo, a parità di costi, aumenterebbe enormemente le potenzialità di ricerca in un territorio dove già queste potenzialità sono molto forti come quello del Lazio”, dice Girardi

Dalla viromica alla genomica: le prime collaborazioni

La giornata ha permesso anche di entrare nel concreto delle possibili collaborazioni. Tra i temi proposti dallo Spallanzani c’è lo studio del viroma, cioè dell’insieme dei virus presenti nell’organismo umano. Fabrizio Maggi, direttore del Dipartimento di Epidemiologia, Ricerca Preclinica e Diagnostica Avanzata dello Spallanzani, sottolinea la natura trasversale di questo ambito. “La presenza di questi virus – spiega – può avere funzioni differenti: alcuni possono avere un ruolo protettivo, altri possono fornire informazioni sul sistema immunitario. La condivisione del tema con gli altri IRCCS potrebbe consentire di studiare come il viroma cambi nelle diverse patologie e se tali modificazioni possano offrire informazioni sulla severità della malattia, sull’alterazione della risposta immunitaria o sulla risposta alle terapie”

Un’altra collaborazione riguarda la genomica rapida avanzata. Fabrizio Carletti, responsabile della UOS Sequenziamento dello Spallanzani, racconta l’avvio di un lavoro con un altro istituto per mettere a punto un sistema basato su una specifica piattaforma. “L’obiettivo è condividere protocolli standardizzati e avere nei diversi laboratori capacità comparabili di ricerca e diagnostica. La metodica può essere utilizzata per ricercare diversi possibili patogeni in un campione biologico quando gli esami più specifici hanno dato esito negativo, con una possibile successiva ricaduta sulla diagnostica e sulla pratica clinica”, spiega.

Infine, c’è la ricerca di nuovi partner per studiare un virus recentemente identificato e associato a una forma di uveite. Silvia Meschi, biologa del laboratorio di Virologia dello Spallanzani, spiega che “il laboratorio ha messo a punto il metodo per identificare il virus e ora punta a condividerlo all’interno della rete per verificare se l’agente sia presente anche in Italia e comprenderne meglio le caratteristiche cliniche”.

Una rete per rendere trasferibile la ricerca

Dalla condivisione dei temi, alla possibilità di utilizzare insieme apparecchiature e piattaforme, fino alla costruzione di protocolli comuni: il modello che emerge dall’incontro punta a trasformare la prossimità geografica degli IRCCS del Lazio in una vera capacità di collaborazione scientifica. È questo, in fondo, il significato di “La Scienza si Incontra”: non soltanto mettere attorno allo stesso tavolo Istituti che già rappresentano importanti eccellenze della ricerca, ma individuare ciò che può essere fatto insieme. Perché la rete, nelle parole dei protagonisti della giornata, non è soltanto uno strumento organizzativo. È una modalità per condividere competenze e infrastrutture, evitare duplicazioni, aumentare la capacità di ricerca e, soprattutto, accelerare il passaggio dalla conoscenza prodotta nei laboratori alle applicazioni utili per il Servizio sanitario nazionale e per la salute delle persone.

Isabella Faggiano

23 Settembre 2026

© Riproduzione riservata

Contraccezione. L’Oms amplia le possibilità di scelta: nuove indicazioni su pillola, impianti e contraccezione d’emergenza
Contraccezione. L’Oms amplia le possibilità di scelta: nuove indicazioni su pillola, impianti e contraccezione d’emergenza

Dalla possibilità di assumere la pillola anticoncezionale per periodi prolungati o continuativamente fino a un anno all’utilizzo fino a cinque anni dell’impianto contraccettivo a base di etonogestrel. E ancora, il...

Cancro infantile. Oms: sopravvivenza fino al 90% nei Paesi ad alto reddito, nei sistemi sanitari più deboli si ferma intorno al 40%
Cancro infantile. Oms: sopravvivenza fino al 90% nei Paesi ad alto reddito, nei sistemi sanitari più deboli si ferma intorno al 40%

Per un bambino o un adolescente colpito da tumore le probabilità di sopravvivere continuano a dipendere fortemente dal luogo in cui vive. Nei Paesi ad alto reddito i tassi di...

Dispositivi medici. Agenas aggiorna la scheda per segnalare le tecnologie da valutare nel PNHTA 2026-2028
Dispositivi medici. Agenas aggiorna la scheda per segnalare le tecnologie da valutare nel PNHTA 2026-2028

AGENAS ha predisposto una versione aggiornata della scheda per la segnalazione delle tecnologie sanitarie da sottoporre al processo di prioritizzazione nell’ambito del Programma Nazionale di Health Technology Assessment per i...

Apparecchiature sanitarie. Consip lancia nuovo modello di procurement: manutenzione, rinnovo tecnologico e risultati in un unico contratto
Apparecchiature sanitarie. Consip lancia nuovo modello di procurement: manutenzione, rinnovo tecnologico e risultati in un unico contratto

Una nuova gara che integra in un unico contratto manutenzione, gestione operativa e rinnovo tecnologico delle apparecchiature sanitarie. È il nuovo modello di procurement messo a punto da Consip per...