La Calabria e il Coronavirus

La Calabria e il Coronavirus

La Calabria e il Coronavirus
Nella società civile calabrese (ma non solo!) si sta, quindi, generando una bella sfida tra paurosi e temerari, che si «sfidano» in una assurda competizione fondata sull'acquisto delle mascherine, spesso incautamente, e dei disinfettanti fatti in casa...

Nel mondo. In ginocchio l'Estremo Oriente e i Paesi più deboli, ove si registrano frequenti morti. Una caratteristica nefasta che oramai colpisce sensibilmente anche le nazioni occidentali, l'italiana compresa e a ben ragione. Imminente rischio massivo di sopravvivenza per una gran parte delle popolazioni residenti nel Medio oriente più povero e, ovviamente, in Africa.
 
Notizie che si sono rimbalzate da una parte all'altra, peggio di come avviene con la waboba, a cura di una informazione che spesso ha detto di tutto e il contrario di tutto pur di fare notizia, assistita da virologi che, con le loro stridenti contraddizioni, hanno reso difficile la comprensione del reale, infondendo così paure motivate.
 
In Italia. Introvabile paziente zero. Superata abbondantemente la quota 1000 degli affetti, dei quali pochi in trattamento ospedaliero. I deceduti hanno raggiunto quasi le trenta unità. Gli affetti, anche gravi, non più rientranti nelle solite categorie più deboli, tanto da contare in pericolo di vita non i soliti sottostimati ultraottantenni bensì giovani prestanti e atletici.
 
Questa è la sintesi di ciò che sta accadendo Italia, che sta diventando un Paese ritenuto a rischio sul panorama mondiale, con ampi luoghi del nord costituenti la zona rossa nella quale non si entra e dalla quale non si esce. Una zona cluster che, perché non tempestivamente ed esaustivamente vigilata, ha però esportato potenziali portatori del virus, più o meno asintomatici, che stanno probabilmente contagiando le popolazioni di altrove, compresa la nostra regione.
 
Tutto questo, come detto, a fronte di tantissime analisi giornalistiche e di dichiarazioni, di frequente molto imprudenti, di altrettanti analisti virologi che hanno messo fino ad oggi e continuano a mettere a dura prova il sistema di protezione della salute, tuttavia destinato ad un impegno ben più gravoso.
 
In Calabria. Primo paziente affetto da coronavirus. Pochissimi i posti letto utili nel sistema ospedaliero massacrato da sempre, che nonostante ciò fa il suo dovere grazie agli operatori che vi lavorano senza lesinare sacrifici loro e delle loro famiglia. Un sistema ospedaliero che è tuttavia diventato il tiro a segno preferito dei commissari ad acta che si sono avvicendati.
 
L'ultima. E' stato colpito dagli irragionevoli dardi del DCA 57/2020 che rappresenta sul piano motivazionale – senza contare gli assurdi contenuti sui quali si avrà modo di dire in seguito – l'ultima delle più sadiche barzellette che si sentono in giro in tema di coronavirus.
 
Con il detto DCA si tenta infatti (badate bene!) il 26 febbraio scorso – in piena campagna difensiva estremizzata dal Covid-19 – di disporre il riassetto della rete ospedaliera calabrese. Lo si fa senza testa e né coda, nel senso di non essere assistita da un efficace rilievo del fabbisogno epidemiologico.
 
Non solo. Sopprimendo posti letto esistenti e non già rieditandoli secondo le ineludibili esigenze che determinerà la recrudescenza della epidemia in atto. 
Un atto, il solito, di irresponsabilità dolosa nei confronti della quale non saranno poche le relative azioni risarcitorie da parte dei verosimili danneggiati.
 
Nella società civile calabrese (ma non solo!) si sta, quindi, generando una bella sfida tra paurosi e temerari, che si «sfidano» in una assurda competizione fondata sull'acquisto delle mascherine, spesso incautamente, e dei disinfettanti fatti in casa; sugli inviti a colazione a medici di famiglia che, per amicizia, trasgrediscono tra un primo, un secondo e la frutta alle regole ordinistiche dispensando prescrizioni più «intime» sul da farsi, sempre quasi pari al nulla; su chi ne sa di più perché nella gara di esibire gli amici più importanti, influenti e bene informati, tenta di rappresentare il possesso della chicca, molto riservata, che dovrebbe assicurare più tranquillità, ma nella menzogna.
 
In questo mondo di straordinaria quotidiana follia, che in conclusione lascia affidata la salute dei nostri figli al fato, l'unico a contare qualcosa in questa triste vicenda lasciata in mano a qualunquisti, a mancare sono le analisi, ma soprattutto le sintesi, del buon padre di famiglia meglio, in una società fortunatamente matriarcale come la nostra, della buona madre di famiglia che è poi sono quelle che più contano.
Affidiamoci a quelle, le stesse che hanno consentito a tutti noi di raccontare oggi il passato, anche quello disseminato di gravi pericoli per la salute che, solo grazie alle nostre sapienti mamme, sono state abbondantemente superati.
 
A fronte di questo, la sollecitazione agli addetti a correggere le stupidità di programmazione di qualche giorno fa e a fornire tempestivamente notizie certe e durature, e non già dalla durata effimera perché smentite dopo appena qualche ora.
Una richiesta: che i numeri telefonici diffusi dalla Regione siano resi finalmente utili, mettendo dall'altra parte del telefono qualcuno che si preoccupi di rispondere!
 
Ettore Jorio
Università della Calabria

 

Ettore Jorio

01 Marzo 2020

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