La cura all’Alzheimer passa per la lotta contro l’enzima JNK

La cura all’Alzheimer passa per la lotta contro l’enzima JNK

La cura all’Alzheimer passa per la lotta contro l’enzima JNK
Una ricerca dell'istituto Mario Negri portata avanti sui topi dimostra come i deficit cognitivi nei topi siano annullati con un trattamento che inibisce l’enzima JNK. È infatti questo che causa la neurodegenerazione. Lo studio apre nuove possibilità terapeutiche.

Potrebbe essere a base enzimatica la nuova strategia terapeutica per il trattamento dell’Alzheimer. La notizia arriva dall’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” di Milano grazie a uno studio, pubblicato sulla rivista Journal of Biological Chemistry. La ricerca mette in evidenza il ruolo chiave dell’enzima JNK, dimostrando il suo coinvolgimento nella generazione e nella progressione della terribile malattia che si stima colpisca in Italia tra le 800 mila e e le 900 mila persone. L’Alzheimer è la forma più comune di demenza neurodegenerativa: fra gli ottantenni, uno su tre ne è affetto e si calcola che nel mondo siano oltre 26 milioni le persone malate. La patologia è oggi la quinta causa di morte nella popolazione anziana ed è al terzo posto, dopo le cardiopatie e il cancro, nella classifica dei maggiori costi sanitari.
Ecco perché al Mario Negri si lotta contro la patologia, da oggi con una consapevolezza in più: l’enzima JNK è fondamentale nello sviluppo dell’Alzheimer e dunque assume centralità nella lotta contro la malattia.
JNK agisce infatti su due proteine alla base della neurodegenerazione cellulare. Una è la proteina amiloide responsabile della formazione delle specie neurotossiche, i frammenti di beta amiloide; l’altra è la proteina Tau responsabile dei grovigli neuro-fibrillari. “Partendo da questa scoperta – spiega Tiziana Borsello, ricercatrice del Dipartimento Neuroscienze del Mario Negri, che ha condotto lo studio – abbiamo messo a punto e somministrato il primo trattamento cronico con un peptide inibitore di JNK su un topo affetto da Alzheimer. L’inibitore specifico utilizzato, il D-JNKI1, si è dimostrato in grado di prevenire l’azione dell’enzima JNK su entrambi i markers. Il trattamento cronico con D-JNKI1, somministrato in una fase conclamata della malattia, è stato in grado di annullare completamente i deficit cognitivi (perdita di memoria) e le alterazioni elettrofisiologiche caratteristiche della malattia (mal funzionamento dei neuroni dell’ippocampo), senza effetti collaterali rilevanti”.
Un risultato promettente dunque, che ha notevoli implicazioni cliniche e che apre nuove speranze per lo sviluppo di farmaci in grado di curare la malattia, che rappresenta una vera e propria emergenza sanitaria, destinata a crescere nei prossimi anni con l’incremento della vita media della popolazione.
L’attuale mancanza di terapie e gli elevati costi socio-sanitari necessari per l’assistenza dei pazienti rendono prioritario lo sviluppo di efficaci strategie farmacologiche per combattere la malattia. I risultati ottenuti con questo studio aprono cosi nuove speranze nello sviluppo di nuove strategie farmacologiche per curarla.

10 Novembre 2011

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