La discriminazione di genere uccide. Mortalità più alta nelle bambine sotto i cinque anni a causa di minore attenzione alla loro salute rispetto ai maschi

La discriminazione di genere uccide. Mortalità più alta nelle bambine sotto i cinque anni a causa di minore attenzione alla loro salute rispetto ai maschi

La discriminazione di genere uccide. Mortalità più alta nelle bambine sotto i cinque anni a causa di minore attenzione alla loro salute rispetto ai maschi
L'ineguaglianza di genere, particolarmente accentuata nei paesi dominati da una cultura patriarcale e sessista, è un fattore di rischio che espone le bambine al di sotto dei cinque anni di vita a un maggiore tasso di mortalità rispetto ai maschietti. A rivelarlo è una ricerca condotta tra gli altri dall'italiana Valentina Gallo della Queen Mary University di Londra e pubblicata sulla rivista BMJ Global Health: "Più la società è iniqua, maggiore è il numero delle bambine penalizzate"

Le diseguaglianze di genere sono responsabili di molti decessi tra le bambine sotto i 5 anni e potrebbero annullare il vantaggio naturale che le bambine hanno sui maschietti in quanto a chance di sopravvivenza.
 
Nel solo 2015, in tutto il mondo sono stati 5,9 milioni i bambini sotto i cinque anni che hanno perso la vita. Più della metà di queste morti è dovuta a malattie prevenibili e curabili ed è quindi collegata a fattori socioeconomici, che incidono negativamente sulla possibilità di accedere alle cure, anche le più semplici. Tra i fattori determinanti c'è l'ineguaglianza di genere, particolarmente accentuata in alcune culture, che produce una sproporzione a sfavore delle femmine.
 
A rivelarlo è una ricerca condotta, tra gli altri, dall'italiana Valentina Gallo della Queen Mary University di Londra e pubblicata sulla rivista BMJ Global Health: "Più la società è iniqua, maggiore è il numero delle bambine penalizzate in termini delle loro chance di sopravvivenza, in particolare nei paesi a basso e medio reddito – rileva Gallo. La diseguaglianza di genere, poi, si perpetua di generazione in generazione proprio attraverso gli effetti sulle chance di sopravvivenza".
 
La ricerca ha considerato 195 paesi e ha tenuto conto del GII (Indice di diseguaglianza di genere), un indicatore che va da zero (società eque) a 1 (società più inique, in cui il sesso femminile è molto svantaggiato). In Italia il GII, – spiega Gallo – è di 0,085. Il range va da un minimo di 0,04 in Svizzera a un massimo di 0,767 in Yemen con una media di 0,36 nel mondo".
 
"Nei paesi dove dominano ideologie patriarcali e sessiste, la vita di donne e bambine è considerata meno 'importante' di quella di un maschio", ed è più probabile che le ineguaglianze di genere risultino in un maggiore rischio per le bambine. In particolare, come si può vedere nell'immagine curata dall'Unicef riportata qui sotto, i paesi del sud-est asiatico sembrano essere quelli più esposti alla maggiore mortalità delle bambine sotto i cinque anni.
 

Gli studiosi prendono in esame due diverse spiegazioni: "Da un lato vi è un possibile effetto diretto delle disuguaglianze di genere sulle bambine, per esempio in India le bambine sono vaccinate meno frequentemente dei bambini; inoltre, la circoncisione femminile non è priva di rischi, e le bambine sono portate meno frequentemente in ospedale per problemi di salute. Poi vi è un effetto indiretto: le madri di bambine femmine possono essere discriminate rispetto alle madri dei maschi, magari isolate socialmente, o esposte a maggiore violenza domestica, o a una dieta peggiore, tutti fattori che possono influire sulla qualità delle cure che queste madri possono fornire alle proprie figlie".

Questo studio si va ad aggiungere a un crescente lavoro di ricerca che suggerisce che le diseguaglianze di genere producono peggiori condizioni generali di salute nei bambini, sia nei maschi che nelle femmine.
 
"Per ridurre la mortalità infantile, le politiche globali dovrebbero concentrarsi sulla riduzione delle diseguaglianze di genere riguardanti la salute riproduttiva, l'empowerment delle donne mediante politiche specifiche, l'educazione e la loro inclusione nelle attività produttive".
 
Paola Porciello

Paola Porciello

02 Novembre 2018

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