Malaria. Ecco perché il parassita riesce a sopravvivere nell’organismo

Malaria. Ecco perché il parassita riesce a sopravvivere nell’organismo

Malaria. Ecco perché il parassita riesce a sopravvivere nell’organismo
Il Plasmodium falciparum ha i giorni contati. A dirlo una ricerca appena pubblicata su Nature Communication, che dimostra che alla base della sopravvivenza del parassita che porta la malaria c’è una particolare classe di enzimi, le protein chinasi. Che possono essere disattivate.

“Abbiamo fatto delle scoperte che si tradurranno presto in nuovi farmaci anti-malaria. Ecco perché è un grande momento per la lotta a questa terribile malattia che colpisce le regioni più povere del mondo”. Le parole sono di Andrew Tobin dell’Università di Leicester e le scoperte di cui parla sono appena state pubblicate su Nature Communications: i ricercatori inglesi, insieme a quelli dell’Inserm francese e dell’Ecole Polytechnique Fédérale di Losanna, hanno infatti scoperto come il parassita Plasmodium falciparum, responsabile della malaria, sopravviva nel nostro organismo. E – come spiegato da Tobin – sono pronti a sviluppare un farmaco che possa fermarlo.
“Abbiamo trovato l’elemento cruciale, necessario al protozoo per vivere all’interno del flusso sanguigno umano. Si tratta di un gruppo di enzimi chiamati protein chinasi e se riusciamo a interrompere il loro lavoro avremo trovato il modo di uccidere il parassita”, ha spiegato Tobin. “Ecco perché stiamo lavorando allo sviluppo di farmaci in grado di fare esattamente questo, fermare le protein chinasi”. Per raggiungere questo risultato il team internazionale di ricercatori ha dovuto identificare su 650 parassiti i 1177 siti dove avveniva una particolare modificazione chimica, chiamata fosforilazione. Le proteine considerate dagli scienziati era quelle coinvolte in un ampio spettro di attività cellulari come sintesi del Dna, trascrizione, metabolismo. Oppure quelle relative ad altre attività proprie del parassita stesso, come il meccanismo di invasione dell’ospite oppure la citoaderenza, ovvero l’adesione del parassita alle cellule endoteliali.

Un meccanismo di questo tipo servirebbe ancor di più, in questo periodo in cui, secondo gli scienziati, stanno emergendo i primi accenni di farmaco-resistenza. “Il parassita è molto intelligente e si adatta ai trattamenti farmacologici, diventando resistente ai medicinali che sviluppiamo. Alcuni studi già cominciano a dimostrare che il Plasmodium falciparum comincia a tollerare anche i composti più recenti che siano stati diffusi”, ha spiegato Christian Doerig della Monash University di Melbourne in Australia, che ha partecipato allo studio.
Ma  i ricercatori sono ottimisti, pensano che questa nuova scoperta potrà presto portare allo sviluppo di nuovi farmaci efficaci, che forse saranno anche in grado di risolvere il problema della nascente resistenza ai farmaci ora disponibili. “Sono orgoglioso di aver collaborato ad uno studio che avrà un così grande impatto sul trattamento della malaria”, ha aggiunto Tobin. “Per evitare gli effetti catastrofici che la diffusione della tolleranza ai medicinali potrebbe avere, dobbiamo continuare a sviluppare farmaci anti-malarici. E la nostra scoperta viaggia proprio in questa direzione”.

Laura Berardi

30 Novembre 2011

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