Malattie cardiache. Sono le donne a soffrirne di più dove c’è povertà e diseguaglianza

Malattie cardiache. Sono le donne a soffrirne di più dove c’è povertà e diseguaglianza

Malattie cardiache. Sono le donne a soffrirne di più dove c’è povertà e diseguaglianza
Povertà e disuguaglianza sociale nella società incidono più sulle donne che sugli uomini. Almeno per quanto riguarda le malattie cardiovascolari. A dirlo sono i ricercatori del Brigham and Women’s Hospital, che hanno messo in correlazione il Pil degli Stati con gli indicatori di salute di queste patologie.

Più si è poveri più si sta male. O meglio, più si vive in paesi poveri, più ci si ammala. Non è un luogo comune o una congettura, soprattutto non se si parla di donne e rischio cardiovascolare: uno studio del Brigham and Women’s Hospital di Boston ha infatti dimostrato come benessere o povertà dello Stato possano incidere sul rischio nelle donne di sviluppare infiammazioni all’apparato cardiocircolatorio. La ricerca è stata pubblicata su BMC Public Health.
 
“Abbiamo dunque dimostrato che la geografia è un importante fattore di rischio cardiaco”, ha spiegato Cheryl R. Clark, docente che ha lavorato allo studio. “Tanto che la quantità di risorse che la propria nazione possiede possono contribuire allo sviluppo precoce di fattori di rischio per patologie cardiache nelle donne”.
Per dimostrarlo i ricercatori hanno considerato il Pil di ogni nazione statunitense, il tasso di povertà e il livello di disuguaglianza sociale. Poi hanno confrontato questi valori con i biomarker delle infiammazioni cardiovascolari riportati per ciascuno stato all’interno del massiccio Women's Health Study, iniziato nel 1991 e concluso nel 2009. Il team ha considerato così un campione di 26.026 donne, restringendo però i dati clinici al solo periodo 1993-1996.
Il risultato è stato che le donne che vivevano nelle nazioni più benestanti risultavano avere livelli più bassi di rischio, di quelle che vivevano i paesi con risorse minori. Inoltre, anche le donne che vivevano in luoghi in cui le disuguaglianze sociali si facevano sentire più forti, presentavano livelli di infiammazione cardiovascolare maggiori.
Gli stessi risultati si riscontravano anche nelle donne benestanti, attente alla dieta o al peso, amanti della palestra e non fumatrici: la ricchezza della nazione d’origine incideva comunque sul loro rischio cardiaco.
 
Il motivo tuttavia non è chiaro ai ricercatori, chehanno già rivelato di voler andare più a fondo al risultato e cercarne il significato.
Si può però ipotizzare che in paesi meno ricchi il welfare sia peggiore, e che – come succede anche in Italia – le donne debbano lavorare di più e spendere maggiori risorse fisiche e mentali in casa, a causa di un ruolo di cura ancora fortemente polarizzato su di loro, all’interno della famiglia e della società.
Ma per ora una cosa è chiara: le forti disparità sociali e una povertà diffusa non fanno bene a nessuno.
 
Laura Berardi

22 Marzo 2012

© Riproduzione riservata

L’influenza già circola, ma l’Italia non la vede. La sorveglianza è ferma da otto mesi, ecco perché
L’influenza già circola, ma l’Italia non la vede. La sorveglianza è ferma da otto mesi, ecco perché

Siamo ormai in piena stagione influenzale. La campagna annuale per la vaccinazione ha preso il via in tutto il Paese e attorno a noi iniziano a comparire i primi casi...

Manovra. Farmaci, tetto degli acquisti diretti sale al 9% con 292 mln in più ma dal 2028. Arrivano 160 mln per ridurre payback ad aziende che investono in Italia e norme per l’accesso precoce alle terapie
Manovra. Farmaci, tetto degli acquisti diretti sale al 9% con 292 mln in più ma dal 2028. Arrivano 160 mln per ridurre payback ad aziende che investono in Italia e norme per l’accesso precoce alle terapie

Il Governo prova a intervenire sulla governance della spesa farmaceutica, combinando un aumento delle risorse disponibili per gli acquisti diretti, un alleggerimento selettivo del payback per le aziende che investono...

Oms. Tedros apre l’IGWG9: “Finiamo il lavoro sull’accordo pandemico”
Oms. Tedros apre l’IGWG9: “Finiamo il lavoro sull’accordo pandemico”

"Finiamo il lavoro". È l'appello che il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha rivolto ai delegati riuniti a Ginevra per il nono incontro del gruppo intergovernativo...

Morbillo. Negli Usa raddoppiano i casi nel 2026: sono 4.852, con 479 ricoveri e 3 decessi. Cdc: “I numeri potrebbero essere più alti”
Morbillo. Negli Usa raddoppiano i casi nel 2026: sono 4.852, con 479 ricoveri e 3 decessi. Cdc: “I numeri potrebbero essere più alti”

Il morbillo negli Stati Uniti ha già superato il doppio dei casi dell'intero 2025, e mancano ancora due mesi alla fine dell'anno. Al 29 ottobre i Cdc contano 4.852 contagi...