Manovra. Farmindustria: “Tagli di 800 milioni all’industria per  coprire le inefficienze del sistema”

Manovra. Farmindustria: “Tagli di 800 milioni all’industria per  coprire le inefficienze del sistema”

Manovra. Farmindustria: “Tagli di 800 milioni all’industria per  coprire le inefficienze del sistema”
Farmindustria chiede urgentemente l'apertura di un tavolo con Salute, Economia, Regioni e Aifa per mettere a punto soluzioni alternative alla norma contenuta in manovra, che pone a carico delle aziende farmaceutiche fino al 35% dell’eventuale sforamento del tetto di spesa farmaceutica ospedaliera, oggi totalmente a carico delle Regioni. In pratica il Governo impone "un nuovo taglio di 800 milioni” sulle spalle delle imprese "invece di lavorare sull’appropriatezza e la responsabilizzazione delle Regioni".

Si aggira intorno agli 800 milioni di euro la stima di Farmindustria sul peso che lo Stato scaricherà sulle spalle delle imprese del farmaco attraverso la norma sulla spesa farmaceutica ospedaliera contenuta nella manovra. Il decreto prevede infatti che sia posto a carico delle aziende farmaceutiche fino al 35% dell’eventuale sforamento del tetto di spesa farmaceutica ospedaliera, oggi totalmente a carico delle Regioni. “Uno sforamento ‘scontato’ che non spetta alle aziende ripianare già fortemente penalizzate dai numerosi tagli e riduzioni degli ultimi anni”.
L’aspra critica alla manovra da parte degli imprenditori del farmaco è arrivata stamani nel corso della conferenza stampa di presentazione del nuovo presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi. E occasione per annunciare anche la richiesta di una convocazione urgente di un Tavolo con il ministero della Salute, il ministero dell’Economia e Finanze, le Regioni e l’Agenzia Italiana del Farmaco per considerare la sostenibilità della spesa e l’impatto della Manovra sul settore. “In questione c’è infatti la capacità del Paese di consolidare gli investimenti esistenti e di attrarne di nuovi. Abbiamo proposte alternative al taglio secco e siamo pronte a proporle al Governo”.

Illustrando i dati del settore contenuti nel rapporto annuale del Centro Studi di Farmindustria, i vertici dell'Associazione ribadiscono ancora una volta che “l’industria farmaceutica è una risorsa per il Paese, da valorizzare e non penalizzare. Lo dimostrano i fatti e le cifre del settore: la Ricerca sostenuta per il 90% dalle imprese; 6.050 addetti alla R&S, il 9,1% del totale (contro l’1,6% nella media dell’industria); 2,4 miliardi di euro di investimenti, dei quali 1,2 in Ricerca (il 12,2% dell’industria manifatturiera) e 1,2 in impianti ad alta tecnologia; 25 miliardi di euro di produzione, il 56% dei quali rivolto all’export (14 miliardi di euro); 66.700 addetti diretti (90% laureati o diplomati), un vero e proprio patrimonio la cui eccellenza è riconosciuta a livello internazionale”. A cui si aggiungono i 64 mila addetti nell’indotto e gli 1,4 miliardi di euro di imposte dirette e specifiche sul settore.
“Numeri che pongono il nostro Paese ai primi tre posti in Europa (dopo Germania e Francia) per presenza industriale, numero di imprese, valore della produzione, occupazione”, affermano i vertici di Farmindustria nella nota riassuntiva illustrata nel corso della mattinata.

Farmindustria ricorda inoltre che, “in questi anni, le imprese hanno fatto la loro parte anche nel campo della spesa farmaceutica territoriale che è del tutto sotto controllo”, così come con quella pubblica totale (territoriale + ospedaliera, pari al 15,7% del Fondo Sanitario Nazionale) “aumentata – tra il 2006 e il 2010 – del 6% rispetto al +13% delle altre voci di spesa sanitaria e in particolare al +19,2% di altri beni e servizi. Il 2010 inoltre è stato il nono anno consecutivo di calo dei prezzi dei medicinali, che dal 2001 sono scesi complessivamente del 26,2% (anche di più per quelli rimborsabili, -33%), rispetto a un’inflazione del 20,6%.

Infine, la spesa farmaceutica pubblica pro-capite in Italia è la più bassa fra i principali Paesi europei, più del 30% in meno considerando il canale farmacia (nel quale i prezzi sono inferiori alla media del 20%) e -26% per la spesa farmaceutica totale”.

Tutto questo, denunciano le imprese del farmaco, “in un quadro in cui le altre voci della spesa sanitaria (l’84% del totale) crescono più del doppio della farmaceutica totale e con tempi di pagamento da parte delle Strutture Pubbliche che superano i 240 giorni (con punte di oltre 500 in alcune Regioni)”.

Secondo Farmindustria, è sulla base di numeri così forti che “sorprende la manovra del Governo che prevede per le imprese un nuovo taglio di 800 milioni sullo sfondamento della spesa ospedaliera, che ha un tetto, del 2,4%, sottostimato e quindi impossibile da rispettare".
 
"Così – ribadisce Farmindustria – viene colpita pesantemente l’innovazione nel suo complesso, con un ‘effetto boomerang’ per il Paese che rischia di non vedere confermati importanti investimenti in Ricerca e Produzione. Per di più secondo un recente studio del Cergas Bocconi i medicinali distribuiti in ospedale costano circa il 10% in meno rispetto ai principali paesi Ue, considerando i prezzi di cessione”.

Un provvedimento che quindi, secondo Farmindustria, non tiene conto delle reali necessità del Paese, anche per far fronte alla spesa. “E’ necessario lavorare sulla ricerca dell’appropriatezza e la responsabilizzazione delle Regioni in quanto protagoniste della gestione della Sanità sul territorio, considerando che le aziende già oggi sono chiamate, attraverso strumenti quali il Payment by results, il Risk e il Cost sharing in aggiunta ad uno stretto monitoraggio sull’uso dei farmaci, sia centrale che regionale, ad affrontare il problema dei costi dei nuovi farmaci in ospedale in maniera responsabile e sostenibile”.

L’obiettivo è quello di riqualificare la spesa – “che in termini pro-capite è comunque inferiore a quella dei principali Paesi Big Ue di circa il 15%” -, per “destinare all’innovazione più risorse e rispondere sempre meglio alle esigenze di salute dei cittadini”.
Un cammino che, secondo Farmindustria, potrebbe trovare realizzazione nel Federalismo, che “ha aperto nuove e reali opportunità per la sanità perché responsabilizza gli enti regionali e locali e può rendere più efficiente e trasparente la spesa pubblica attraverso la cor¬retta gestione delle risorse disponibili”.
 

07 Luglio 2011

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