Melanoma cutaneo sempre più diffuso. Arrivano le linee guida Agenas, Regina Elena, San Gallicano

Melanoma cutaneo sempre più diffuso. Arrivano le linee guida Agenas, Regina Elena, San Gallicano

Melanoma cutaneo sempre più diffuso. Arrivano le linee guida Agenas, Regina Elena, San Gallicano
Negli ultimi 20 anni l’incidenza nel mondo è aumentata di oltre il 4% all’anno, raggiungendo in Italia i 14,3 casi per 100.000 uomini e 13,6 casi per 100.000 donne. Domani, a Roma, saranno presentate le prime Linee guida nazionali sulla diagnosi e terapia per “guidare” e informare gli operatori sanitari.

Raccomandazioni utili si diagnosi e terapia del melanoma cutenaeo, le prime in Italia che provengono da una fonte istituzionale, elaborate da un pull multidisciplinare di esperti. Si tratta delle Linee guida nazionali clinico-organizzative elaborate dall’Agenzia per i Servizi Sanitari Nazionali (Agenas) in collaborazione con gli Istituti Regina Elena e San Gallicano, che saranno presentate domani a Roma (vedi il programma).

Uno strumento concreto per orientare i medici e indirizzarli nella gestione della neoplasia la cui incidenza è in continua crescita in tutto il mondo. Negli ultimi 20 anni l’incidenza è aumentata di oltre il 4% all’anno in entrambi i sessi. I trend recenti indicano un aumento persistente per gli uomini e un rallentamento per le donne.

Il melanoma cutaneo ha un incidenza in Italia di 14,3 casi per 100.000 uomini e 13,6 casi per 100.000 donne (dati Airtum), ed è al terzo posto per numero di nuovi casi nella fascia di età da 0 a 44 anni. A differenza di molte altre neoplasie il melanoma colpisce anche le classi d’età più giovani, infatti oltre il 50% dei casi viene diagnosticato entro i 59 anni d’età.  

Alla luce del quadro epidemiologico poco incoraggiante, le Linee guida sul melanoma intendono essere uno strumento realmente utile nella pratica clinica. “Per questo – afferma Bruno Rusticali, coordinatore Linee guida Agenas – applicabili alla realtà italiana, basate sulle migliori evidenze disponibili, quanto meno equivoche possibile, aperte alle acquisizioni più recenti, propositive e dinamiche.”

Il manuale ha l’obiettivo di fornire al clinico informazioni e raccomandazioni sul modo più corretto di attuare la prevenzione primaria e secondaria e di gestire i pazienti affetti da melanoma. La diffusione delle  linee guida è promossa tramite un volume completo e un documento informatico che da domani sarà scaricabile all’indirizzo www.agenas.it.

“La forza delle raccomandazioni – spiega l’Agenas – è classificata come A, B, C, o D ma la scala non riflette sempre l'importanza clinica delle raccomandazioni. Le migliori pratiche cliniche basate sull'esperienza clinica del gruppo di lavoro sono comunque segnalate con una sigla”. Ma quali sono le principali raccomandazioni che emergono dalle Linee guida?

“Un controllo di routine da uno specialista – chiarisce Caterina Catricalà, Direttore del dipartimento di dermatologia oncologica del San Gallicano e del Melanoma Unit IFO, nonché Responsabile scientifico del progetto – è opportuno se esistono i fattori di rischio che contribuiscono allo sviluppo del melanoma in maniera indipendente e statisticamente significativa: numero dei nevi di un individuo, fototipo e pigmentazione cutanea, episodi di scottature durante l’infanzia e storia familiare o personale di melanoma. Il 10% dei casi di melanoma presenta familiarità. E’ quindi è importante lo studio dei geni coinvolti nell’insorgenza del melanoma cutaneo.”

Il trattamento del melanoma primario, dei linfonodi regionali, delle recidive loco-regionale, la terapia sistemica adiuvante e la terapia del melanoma in fase avanzata, sono alcuni dei capitoli salienti della guida. Per ogni stadio della malattia ci sono indicazioni di trattamenti chirurgici e medici.

Il manuale comprende anche una sezione che tratta del melanoma in gravidanza.

Dal capitolo sulle terapie del melanoma in fase avanzata emerge l’importanza di vigilare sulla  presenza di nuovi farmaci man mano disponibili,  vista la recente evoluzione della ricerca. Infine, in questi casi, si evidenzia la necessità di richiedere la valutazione nei preparati istologici  degli oncogeni mutati  come ad esempio BRAF.
 

26 Settembre 2012

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