Meningite, il rischio che non si vede. Il ruolo del medico e l’importanza della vaccinazione

Meningite, il rischio che non si vede. Il ruolo del medico e l’importanza della vaccinazione

Meningite, il rischio che non si vede. Il ruolo del medico e l’importanza della vaccinazione

Un sondaggio internazionale promosso da GSK mette in luce il divario tra conoscenza e percezione del rischio meningite anche in Italia, tra genitori e adolescenti. L’importanza della vaccinazione e il ruolo del medico nella prevenzione

La malattia meningococcica invasiva è una patologia grave causata dal batterio Neisseria meningitidis, un patogeno che può colonizzare la mucosa nasofaringea degli esseri umani. Il batterio è suddiviso in diversi sierogruppi, tra cui i più comuni sono A, B, C, W, X e Y.

La patologia può provocare infezioni potenzialmente letali come la meningite e la sepsi. Insorge e progredisce rapidamente, con una mortalità elevata, che può variare dal 10 al 15% dei casi anche in presenza di un trattamento antibiotico tempestivo. Tra i sopravvissuti, inoltre, circa il 20% può riportare sequele permanenti, come perdita dell’udito, danni neurologici, amputazioni e cicatrici cutanee.

Meningite, tra conoscenza e percezione del rischio. Cosa emerge in Italia da un sondaggio internazionale

In Italia esiste ancora uno scarto significativo tra conoscenza e percezione del rischio meningite: se l’85% dei genitori e il 68% degli adolescenti sa di cosa si parla quando si cita la malattia, solo il 28% dei genitori e una quota analoga di ragazzi ritiene che qualcuno in giovane età possa svilupparla nei successivi 12 mesi. Più in generale, la consapevolezza del rischio di meningite è inferiore rispetto ad altri Paesi: In Italia solo una persona su quattro la considera come un rischio per la salute.

È quanto emerge da un sondaggio globale condotto da Human8 e promosso da GSK, che ha coinvolto un campione statisticamente significativo in sei Paesi: Argentina, Australia, Brasile, Francia, Spagna e Italia.

I giovani sottostimano il rischio, i genitori non percepiscono l’urgenza della vaccinazione

Per i giovani, la sottostima del rischio di invalidità permanente e morte rappresenta un nodo cruciale: solo il 26% è consapevole che la malattia può essere mortale e appena l’8% degli adolescenti sa che la malattia meningococcica invasiva, nelle sue diverse manifestazioni, può mettere a rischio la vita nel giro di poche ore. Per i genitori, invece, la gravità della malattia è più chiara, ma manca la percezione dell’urgenza: non ritengono un pericolo rimandare la vaccinazione.

Sul fronte della prevenzione, il 30% degli adolescenti italiani non è nemmeno sicuro di aver ricevuto un vaccino contro la meningite e il 12% dei genitori non sa se il proprio figlio sia vaccinato. Eppure, il desiderio di informarsi non manca: oltre la metà degli intervistati cerca attivamente notizie sui vaccini prima di decidere, ma i canali più utilizzati restano i lweb e i social, anche se più del 70% non è certo dell’affidabilità delle informazioni. Non a caso,6 persone su 10 dichiarano che la disinformazione li rende meno fiduciosi verso la vaccinazione. In questo scenario, il ruolo del medico è cruciale per dirimere i dubbi.

“È fondamentale aiutare genitori e adolescenti a capire i rischi e perché la vaccinazione contro la meningite è raccomandata: questo può incoraggiare più persone a verificare se loro o il proprio figlio sono protetti e a parlare con un professionista sanitario se non sono sicuri – spiega Antonio D’Avino, Presidente della Federazione Italiana Pediatri di Famiglia (FIMP) -Certo, prima di tutto è importante che questa vaccinazione per gli adolescenti venga inserita nel calendario nazionale vaccinale, per garantire un’offerta omogenea su tutto il territorio nazionale, sia per chi non è mai stato vaccinato, sia per chi ha ricevuto il vaccino in età prescolare. Attualmente è infatti disponibile in molte regioni ma non ancora in tutte”.

“Il nostro impegno deve andare oltre il semplice consiglio -aggiunge D’Avino – Il sondaggio dice che molti ragazzi stanno entrando nella vita adulta senza avere piena consapevolezza del proprio stato vaccinale, né di quando le vaccinazioni sono raccomandate. Non solo: il sondaggio indica anche che gli adolescenti guardano alla scuola con lo stesso livello di importanza che attribuiscono ai social media come canale informativo. Questo rende ancora più cruciale un’alleanza tra mondo sanitario, scuola e canali digitali per veicolare contenuti chiari, basati su evidenze e facilmente comprensibili, destinati ai più giovani e alle famiglie”.

La vaccinazione anti-meningococco B

In Italia, l’epidemiologia della malattia meningococcica invasiva ha mostrato variazioni significative negli ultimi anni. Dopo il calo nel numero di segnalazioni registrato nel biennio 2020-2021, influenzato dalle misure di prevenzione adottate durante la pandemia da COVID-19, i casi sono tornati ad aumentare nel triennio 2022-2024. Il sierogruppo B è risultato il prevalente in tutte le fasce d’età. Gli adolescenti rappresentano la seconda fascia d’età più colpita dalla malattia, con un rischio elevato di trasmissione.

M.L.

02 Ottobre 2026

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