Mieloma multiplo di nuova diagnosi eleggibile al trapianto. Chmp approva isatuximab

Mieloma multiplo di nuova diagnosi eleggibile al trapianto. Chmp approva isatuximab

Mieloma multiplo di nuova diagnosi eleggibile al trapianto. Chmp approva isatuximab
Parere positivo del Chmp dell’Ema per isatuximab di Sanofi - in combinazione con bortezomib, lenalidomide e desametasone - come trattamento di induzione nel mieloma multiplo di nuova diagnosi eleggibile al trapianto. Lo studio GMMG-HD7 ha mostrato un tasso più elevato di negatività della malattia minima residua e un beneficio significativo nella sopravvivenza libera da progressione.

Il Comitato per i Medicinali per Uso Umano (CHMP) dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha adottato un parere positivo che raccomanda l’approvazione di isatuximab in combinazione con bortezomib, lenalidomide e desametasone (VRd) per il trattamento di induzione dei pazienti adulti con mieloma multiplo di nuova diagnosi (NDMM) idonei al trapianto autologo di cellule staminali. La decisione finale da parte della Commissione Europea è attesa nei prossimi mesi.

Lo studio a sostegno
La raccomandazione del Comitato si basa sui risultati della prima parte dello studio clinico GMMG-HD7, promosso dal Myeloma Multicenter Group (GMMG), il più grande gruppo di ricerca sul mieloma multiplo in Germania, con sede a Heidelberg. Lo studio – presentato all’ASH 2024 e pubblicato dal Journal of Clinical Oncology – è il primo trial di fase III a dimostrare una risposta rapida e profonda con un regime di induzione a base di anticorpo anti-CD38 in pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi eleggibili al trapianto (transplant-eligible newly diagnosed multiple myeloma, TE NDMM).

I risultati mostrano un tasso significativamente più elevato di pazienti che raggiungono la negatività della malattia minima residua (MRD) dopo l’induzione, oltre a un beneficio in termini di sopravvivenza libera da progressione (PFS) già dalla prima randomizzazione, indipendentemente dal successivo trattamento di mantenimento.

In particolare, isatuximab ha raggiunto i più alti tassi di negatività MRD dopo induzione e trapianto mai osservati con un anticorpo anti-CD38 in combinazione con bortezomib, lenalidomide e desametasone. I dati rafforzano il razionale per l’impiego di isatuximab in prima linea, prima del trapianto.

Attualmente isatuximab è approvato nell’Unione Europea per tre indicazioni nel trattamento del mieloma multiplo recidivato e/o refrattario (R/R), ma non è ancora disponibile in pazienti di nuova diagnosi candidabili al trapianto.

“La raccomandazione del CHMP rappresenta un passo avanti significativo verso le nostre ambizioni per isatuximab, rispondendo ai bisogni insoddisfatti dei pazienti nella cura del mieloma multiplo e facendo una differenza significativa nei risultati del trattamento in ogni fase della malattia in tutte le regioni – commenta Olivier Nataf, Global Head, Oncology Sanofi – Se approvato, questo regime rappresenterebbe una nuova e importante opzione di induzione per i pazienti eleggibili al trapianto, con il potenziale di migliorare gli esiti a lungo termine e di approfondire le risposte in una fase critica del trattamento.”

Lo studio GMMG-HD7
GMMG-HD7 è uno studio registrativo di fase III, randomizzato, in aperto, multicentrico, articolato in due parti. Ha coinvolto 662 pazienti con con mieloma multiplo di nuova diagnosi eleggibili al trapianto in 67 centri in Germania. Nella prima fase, tutti i partecipanti sono stati randomizzati a ricevere tre cicli di 42 giorni di trattamento con bortezomib, lenalidomide e desametasone, con o senza isatuximab.

Nella seconda fase, dopo il trapianto, i pazienti sono stati nuovamente randomizzati a ricevere terapia di mantenimento con isatuximab più lenalidomide oppure lenalidomide in monoterapia.

Isatuximab è stato somministrato per via endovenosa alla dose di 10 mg/kg una volta alla settimana per le prime quattro settimane del primo ciclo, e successivamente a settimane alterne durante il periodo di induzione.

Gli endpoint
Il protocollo GMMG-HD7 ha previsto due endpoint primari:
• la negatività della malattia minima residua (MRD) dopo la terapia di induzione nella prima parte dello studio;
• la sopravvivenza libera da progressione (PFS) dopo la seconda randomizzazione post-trapianto, in cui isatuximab è stato aggiunto alla terapia di mantenimento con lenalidomide.

L’endpoint primario della prima parte è stato raggiunto, mentre il secondo sarà oggetto di valutazione in una fase successiva dello studio. La negatività della MRD è stata determinata mediante citometria a flusso di nuova generazione.

Tra gli endpoint secondari figurano la sopravvivenza libera da progressione alla prima randomizzazione, i tassi di risposta completa dopo l’induzione e il trapianto, la sopravvivenza globale e il profilo di sicurezza del trattamento.

Un passo avanti
La raccomandazione del CHMP rappresenta un importante passo avanti verso una possibile approvazione dell’associazione isatuximab-bortezomib-lenalidomide-desametasone per i pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi eleggibili al trapianto. Se confermata, l’approvazione offrirebbe una nuova opzione terapeutica di prima linea, con il potenziale di migliorare in modo significativo gli esiti clinici in una fase chiave del percorso di trattamento.

24 Giugno 2025

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