La trasmissione dell’mpox continua nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo, con un aumento dei casi segnalati a partire da giugno 2026, sostenuto principalmente dalle infezioni causate dal virus del clade I. Prosegue invece la diminuzione dei casi attribuiti al clade II.
È quanto emerge dal nuovo rapporto mensile del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), relativo a settembre 2026 e aggiornato con le notifiche ricevute fino al 13 ottobre. Le tendenze devono essere interpretate con cautela, avverte Ecdc, poiché le notifiche dei casi, le informazioni sui cladi e altri dati epidemiologici possono essere aggiornati retrospettivamente.
A settembre 342 casi di clade I in 17 Paesi Nel mese di settembre sono stati segnalati complessivamente 342 casi di mpox causati dal virus del clade I in 17 Paesi dell’Ue/See. Il maggior numero di infezioni è stato registrato in Spagna, con 94 casi. Ad agosto erano stati notificati 354 casi in 18 Paesi, mentre a luglio i casi erano stati 317 in 13 Paesi.
Molto più contenuti i numeri relativi al clade II: a settembre sono stati segnalati soltanto tre casi, rispettivamente in Danimarca, Francia e Portogallo. Ad agosto erano stati sette e a luglio 22.
L’Ecdc sottolinea che le tendenze devono essere interpretate con cautela, poiché le notifiche dei casi, le informazioni sui cladi e gli altri dati epidemiologici possono essere aggiornati retrospettivamente.
Negli ultimi dodici mesi 1.939 casi di clade I e 751 di clade II Considerando il periodo compreso tra ottobre 2025 e settembre 2026, 23 Paesi hanno segnalato complessivamente 1.939 casi di mpox del clade I, mentre 19 Paesi hanno notificato 751 casi del clade II. Per entrambi i cladi, il 91% dei casi per i quali erano disponibili informazioni complete sul comportamento sessuale è stato registrato tra uomini che hanno rapporti sessuali con uomini.
Per quanto riguarda la gravità della malattia, il 13% dei casi di clade I e il 7% di quelli di clade II, con informazioni complete, ha richiesto il ricovero ospedaliero.
Negli ultimi dodici mesi sono stati inoltre segnalati tre decessi: uno tra le persone infettate dal clade I e due tra quelle con infezione da clade II.
I dati sullo stato vaccinale mostrano che, tra i casi per i quali erano disponibili informazioni complete, il 18% delle persone infettate dal clade I e la stessa percentuale di quelle infettate dal clade II aveva ricevuto due dosi di vaccino.
Ecdc: trasmissione ancora in corso, ma quadro clinico generalmente lieve Secondo la valutazione dell’Ecdc, dopo una diminuzione registrata tra aprile e giugno, il numero complessivo dei casi di mpox segnalati nell’Ue/See è aumentato a luglio e agosto, con una tendenza proseguita anche a settembre.
Le infezioni da clade I rappresentano ormai la maggioranza dei casi per i quali è disponibile l’informazione sul clade, mentre quelle da clade II rimangono su livelli bassi e continuano a diminuire.
Le notifiche relative al clade I suggeriscono una trasmissione ancora in corso nella regione europea, principalmente tra uomini che hanno rapporti sessuali con uomini.
Sul piano clinico, i tassi di ospedalizzazione rimangono complessivamente bassi, pur risultando più elevati per il clade I rispetto al clade II. Le informazioni trasmesse dagli Stati membri indicano inoltre che la presentazione clinica della malattia è generalmente lieve, anche tra i pazienti ricoverati.
Vaccinazione e sorveglianza genomica le priorità Per contenere la diffusione di entrambi i cladi, l’Ecdc indica nell’aumento dell’adesione alla vaccinazione la misura più importante. Le strategie di vaccinazione preventiva prima dell’esposizione e quelle successive a un possibile contatto con il virus possono essere combinate, concentrando gli interventi sulle persone maggiormente esposte e sui contatti stretti dei casi, soprattutto in presenza di disponibilità limitata di vaccini.
La vaccinazione preventiva dovrebbe dare priorità alle persone gay, bisessuali e transgender e agli uomini che hanno rapporti sessuali con uomini maggiormente esposti al rischio di infezione. Particolare attenzione deve essere rivolta anche alle persone con un rischio di esposizione professionale.
L’Ecdc richiama inoltre l’importanza delle attività di promozione della salute e del coinvolgimento delle comunità, insieme alla sensibilizzazione degli operatori sanitari, al rafforzamento dei servizi per la salute sessuale, all’identificazione dei casi, al tracciamento dei contatti e alla disponibilità dei test diagnostici.