Obesità. Oltre 7 pazienti su 10 preferiscono la pillola, le nuove terapie orali verso l’Italia

Obesità. Oltre 7 pazienti su 10 preferiscono la pillola, le nuove terapie orali verso l’Italia

Obesità. Oltre 7 pazienti su 10 preferiscono la pillola, le nuove terapie orali verso l’Italia

Secondo l’indagine OPTIC, presentata al Congresso SIO WiP di Palermo, oltre il 70% dei pazienti con obesità o sovrappeso preferirebbe una terapia orale rispetto a quella iniettiva. Attesa in Italia per l’inizio del 2027 la semaglutide in pillole per la gestione del peso, approvata dall'AIFA e pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Mentre per orforglipron i tempi sono ancora da definire, ma è appena arrivata l'approvazione EMA.

Oltre sette pazienti su dieci che convivono con obesità o sovrappeso preferiscono iniziare un percorso terapeutico basato su una formulazione in pillole. È quanto emerge dall’indagine OPTIC (Tadesse Bell S. et al., Obes Facts, 2026), condotta su 800 adulti e presentata in occasione del Congresso nazionale della Società Italiana dell’Obesità WiP, in corso a Palermo. I motivi sono molteplici: maggiore praticità rispetto al farmaco iniettivo, meno restrizioni nella somministrazione e maggiore discrezione della terapia, che può contribuire a contrastare i pregiudizi e le paure legate allo stigma. Vantaggi che, nel tempo, potrebbero favorire l’aderenza terapeutica, considerando quanto siano frequenti le interruzioni dei trattamenti iniettivi per la perdita di peso.

L’era della terapia orale anti-obesità sta per aprirsi anche in Italia, con l’arrivo in farmacia, probabilmente all’inizio del 2027, della semaglutide orale per la gestione e il trattamento del peso corporeo, approvata da AIFA e pubblicata in Gazzetta Ufficiale, in seguito all’approvazione da parte dell’EMA dello scorso luglio. Più avanti è atteso invece orforglipron, agonista non peptidico del recettore del GLP-1 a piccola molecola, appena approvato dall’EMA e per il quale non sono ancora state definite le tempistiche di arrivo in Italia.

Semaglutide orale: presto una realtà in Italia

La semaglutide orale è indicata negli adulti con obesità (BMI pari o superiore a 30 kg/m²) e negli adulti con sovrappeso (BMI pari o superiore a 27 kg/m²) con almeno una comorbidità correlata al peso, con un profilo di efficacia e sicurezza che rispecchia quello della consolidata versione sottocutanea.

Nello studio OASIS 4, la semaglutide orale da 25 mg ha mostrato una riduzione del peso del 17% nei pazienti che hanno assunto il farmaco in combinazione con una dieta ipocalorica e attività fisica, rispetto al 2,7% osservato nel gruppo placebo. Un paziente su tre ha mostrato una risposta precoce al trattamento e, in questo gruppo, la perdita di peso ha superato il 13% già dopo 16 settimane, arrivando al 22% al termine dello studio. Il profilo di sicurezza e tollerabilità è stato inoltre confermato da un’incidenza di eventi avversi simile tra il gruppo trattato con il farmaco e quello placebo. I principali effetti collaterali sono stati di natura gastrointestinale.

“L’introduzione della formulazione in pillole rappresenta un passo avanti significativo nella nostra capacità di individualizzare il percorso di cura”, ha commentato Luca Busetto, professore ordinario di Nutrizione all’Università degli Studi di Padova e vicepresidente della European Association for the Study of Obesity. “Disporre di una molecola con un’efficacia significativa sul peso e su altri fattori di rischio cardiometabolico, con un profilo di sicurezza consolidato, senza interazioni farmacologiche clinicamente rilevanti e con una diversa modalità di somministrazione ci consente di personalizzare il trattamento in base al profilo clinico e alle esigenze quotidiane della persona con obesità o sovrappeso”.

Orforglipron: i dati in attesa dell’approvazione

Sul fronte della praticità di somministrazione promette bene anche orforglipron, approvato dall’EMA per la gestione del peso il 15 ottobre 2026. Trattandosi di una molecola di piccole dimensioni non peptidica, il farmaco può essere assunto una volta al giorno, a qualsiasi orario e senza specifiche restrizioni legate all’assunzione di cibo e acqua.

Orforglipron è stato valutato nello studio ATTAIN-1, condotto in 137 centri di nove Paesi, caratterizzati da contesti assistenziali e geografici differenti. Circa il 64% dei partecipanti era costituito da donne. Alla dose più alta, ovvero 36 milligrammi al giorno, la molecola ha determinato, a 72 settimane, una riduzione media del peso corporeo del 12,4%, rispetto allo 0,9% osservato con il placebo. Circa il 40% dei partecipanti ha raggiunto una riduzione del peso di almeno il 15%.

“L’obesità non identifica una popolazione omogenea, è una malattia trasversale che riguarda persone con caratteristiche molto diverse per sesso, età, origine etnica, grado anche di adiposità e profilo anche metabolico”, spiega Valeria Guglielmi, professoressa associata di Medicina interna all’Università di Roma Tor Vergata. “Avere un campione più simile alla popolazione eterogenea che incontriamo nella pratica clinica rafforza la generalizzabilità dei risultati, ovvero aumenta la validità esterna dello studio e la probabilità che l’efficacia, ma anche la tollerabilità, osservate nel trial siano di fatto rilevanti anche per i pazienti molto diversi tra loro che incontriamo nella nostra pratica clinica quotidiana”.

Il beneficio non si è limitato al calo ponderale: sono stati osservati miglioramenti anche nei parametri cardiometabolici. “Si sono osservati una riduzione della circonferenza vita, un miglioramento della pressione arteriosa, di tutte le frazioni del profilo lipidico, della proteina C reattiva, che è un marcatore di infiammazione sistemica, oltre al ritorno a una condizione di normoglicemia nei prediabetici tra il 74 e l’84% nei gruppi in trattamento con orforglipron rispetto a un 44% circa del braccio placebo”, spiega ancora Guglielmi.

“I farmaci orali rappresentano un’alternativa terapeutica fondamentale”, ha concluso il presidente della SIO, Silvio Buscemi. “Fornire ai pazienti con obesità o sovrappeso un farmaco più maneggevole e pratico permetterà a tanti di convincersi e iniziare finalmente la terapia, ad altri di proseguirla, magari passando dall’iniettiva all’orale, dopo aver raggiunto un primo risultato. Per noi specialisti si tratta di un’aggiunta all’armamentario terapeutico che copre un’esigenza precisa e ci aiuta ad avvicinarci ai pazienti”.

Gloria Frezza

16 Ottobre 2026

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