Omeopatia. Fnomceo pronta a rivedere la sua posizione. E sul sito web arriva una netta bocciatura: “Non ci sono prove scientifiche”

Omeopatia. Fnomceo pronta a rivedere la sua posizione. E sul sito web arriva una netta bocciatura: “Non ci sono prove scientifiche”

Omeopatia. Fnomceo pronta a rivedere la sua posizione. E sul sito web arriva una netta bocciatura: “Non ci sono prove scientifiche”
Un lungo articolo pubblicato oggi nella sezione del sito web della Fnomceo dottore ma è vero che? mette in dubbio la validità e l’utilità terapeutica dell’omeopatia assimilandola di fatto a un placebo e ricorda che il Consiglio nazionale del 24 marzo scorso ha accolto la proposta del presidente Anelli di rivedere la posizione della Fnomceo sul tema.

“Sebbene vi siano pubblicazioni di vari studi, allo stato attuale non ci sono prove scientifiche né plausibilità biologica che dimostrino la fondatezza delle teorie omeopatiche (quella dei simili, la succussione o l’utilità delle diluizioni per potenziare i rimedi) secondo i canoni classici della ricerca scientifica”, è uno dei passaggi dell’articolo pubblicato oggi sul sito web della Fnomceo nella sezione dottore ma è vero che? a firma di Salvo Di Grazia con la collaborazione di Luca De Fiore e Roberta Villa.
 
La stroncatura della disciplina inventata nell’Ottocento da Samuel Hahnemann arriva a distanza di poco più di un mese dalla decisione assunta dal Consiglio nazionale della Fnomceo del 24 marzo scorso che ha accolto la richiesta del Presidente Anelli di istituire una commissione che riveda la posizione della Federazione in tema di omeopatia.
 
Attualmente di omeopatia si occupa l’articolo 15 del codice deontologico dei medici italiani che, nel testo approvato nel 2014, regolamenta l’esercizio delle medicine non convenzionali, prevedendo che: “Il medico può prescrivere e adottare, sotto la sua diretta responsabilità, sistemi e metodi di prevenzione, diagnosi e cura non convenzionali nel rispetto del decoro e della dignità della professione. Il medico non deve sottrarre la persona assistita a trattamenti scientificamente fondati e di comprovata efficacia. Il medico garantisce sia la qualità della propria formazione specifica nell’utilizzo dei sistemi e dei metodi non convenzionali, sia una circostanziata informazione per l’acquisizione del consenso. Il medico non deve collaborare né favorire l’esercizio di terzi non medici nelle discipline non convenzionali riconosciute quali attività esclusive e riservate alla professione medica”.
 
Una posizione sulle medicine non convenzionali che potrebbe quindi essere rivista a breve, almeno per quello che concerne l’omeopatia, anche se più in generale è tutto l’approccio a questo settore da parte della Fnomceo che potrebbe cambiare.
 
E’ infatti di poche settimane fa un’altra presa di posizione critica da parte della Fnomceo, stavolta con una nota stampa federale, dove, pur richiamandosi all’attuale articolo 15 del Codice, si sottolinea che "Pratiche non convenzionali e rimedi che non abbiano evidenza scientifica possono essere utilizzati dai medici solo ai sensi dell’art 15 del codice deontologico, senza compromettere le cure necessarie al trattamento della patologia secondo le evidenze scientifiche".
 
Tornando a oggi, nell’articolo di Di Grazia le critiche all’omeopatia sono molto nette e, seppur non rappresentando la posizione ufficiale della Fnomceo, per il fatto stesso di essere pubblicate sul sito federale assumono una indubbia valenza per i medici italiani.
 
Secondo Di Grazia, “diversi studi condotti con una metodologia rigorosa hanno evidenziato che nessuna patologia ottiene miglioramenti o guarigioni grazie ai rimedi omeopatici. Nella migliore delle ipotesi gli effetti sono simili a quelli che si ottengono con un placebo (una sostanza inerte). D’altra parte sarebbero numerose le testimonianze personali che riferiscono di successi terapeutici dovuti all’omeopatia, ma questi potrebbero essere facilmente spiegabili con l’effetto placebo, con il normale decorso della malattia o con l’aspettativa del paziente”.
 
Senza contare, scrive ancora Di Grazia, che “i presunti meccanismi di funzionamento dell’omeopatia sono contrari alle leggi della fisica e della chimica”.
 
“L’uso dell’omeopatia – dice ancora l’autore dell’articolo – è un’abitudine molto limitata e in continua diminuzione, rappresenta infatti meno dell’uno per cento dei prodotti venduti in farmacia in Italia”.
 
Dubbi anche sulla sicurezza perché, scrive Di Grazia, pur “essendo una terapia basata su sostanze in quantità infinitesimali o inesistenti” e quindi non essendoci “rischi di effetti collaterali o pericolosi”, si “sono comunque riportati eventi avversi gravi dovuti a errori di fabbricazione o contaminazione”, e inoltre “curare con la sola omeopatia malattie serie può inoltre esporre a problemi ulteriori, anche gravi, perché può ritardare il ricorso a medicine efficaci e curative”.

07 Maggio 2018

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