Payback dispositivi medici. Confindustria DM: “Conto da 12,5 miliardi per le imprese entro il 2029”

Payback dispositivi medici. Confindustria DM: “Conto da 12,5 miliardi per le imprese entro il 2029”

Payback dispositivi medici. Confindustria DM: “Conto da 12,5 miliardi per le imprese entro il 2029”

L'associazione critica la Manovra 2027, che lascia invariato il meccanismo del payback e aumenta il tetto di spesa per i dispositivi medici soltanto al 4,7%. Faltoni: "I 1,4 miliardi stanziati dallo Stato sono destinati alle Regioni, non alle imprese". Chiesta una soluzione strutturale entro il 31 dicembre per evitare ripercussioni su investimenti, occupazione e forniture sanitarie.

Un conto complessivo stimato in 12,5 miliardi di euro per le imprese dei dispositivi medici nel periodo 2019-2029, con una prima rata relativa al 2019 da versare entro il 30 luglio 2027. È l’impatto del payback calcolato da Confindustria Dispositivi Medici, che torna a chiedere il superamento del meccanismo di ripiano della spesa sanitaria regionale e critica le misure contenute nella Legge di Bilancio 2027. Secondo l’associazione, lo stanziamento statale di 1,4 miliardi non rappresenta un sostegno diretto alle aziende, ma è destinato a ripianare le finanze regionali, mentre il settore continua a essere esposto a richieste di rimborso considerate insostenibili.

La posizione è stata espressa dal presidente Fabio Faltoni durante l’Assemblea pubblica “Il MedTech per la salute e l’economia dell’Italia”, che si è svolta il 3 novembre a Roma, con la partecipazione di rappresentanti del Governo, del Parlamento, delle Regioni e delle istituzioni europee. Al centro del confronto le ricadute della Manovra sul comparto e la richiesta di una riforma della governance dei dispositivi medici, che superi il sistema dei tetti di spesa e dei ripiani a posteriori.

Payback, 4 miliardi per il periodo 2019-2023

Secondo le stime di Confindustria Dispositivi Medici, il payback relativo al solo periodo 2019-2023 ammonta a circa 4 miliardi di euro. Lo stanziamento pubblico di 1,4 miliardi previsto dalla Manovra è destinato alle Regioni e non elimina, secondo l’associazione, gli oneri che le imprese dovranno sostenere. Il problema riguarda soprattutto la permanenza di un meccanismo che continua a generare obblighi di ripiano a carico dei fornitori quando la spesa regionale supera i tetti stabiliti.

“Presentare l’intervento dello Stato di 1,4 miliardi come un contributo alle aziende è fuorviante: questa somma è destinata a ripianare le finanze regionali”, dichiara Faltoni. “Secondo le nostre stime, il conto complessivo per le aziende è di 12,5 miliardi di euro dal 2019 al 2029 e non aver toccato il meccanismo vuol dire accettare che questo continui a generare sforamenti da parte delle Regioni che poi le imprese dovranno ripagare”.

Per il presidente, il mantenimento dell’attuale sistema rischia di compromettere la sostenibilità economica delle aziende, con possibili conseguenze sugli investimenti, sui livelli occupazionali e sulla continuità delle forniture al Servizio sanitario nazionale (SSN). L’associazione chiede quindi un intervento durante l’esame parlamentare della Legge di Bilancio, prima che diventino esigibili le somme relative alle annualità pregresse.

Tetto di spesa al 4,7%, ma nel 2025 quattordici Regioni hanno superato il limite di oltre il 50%

Un altro punto contestato riguarda l’aumento del tetto di spesa per i dispositivi medici, che dal 2027 passerà dal 4,6% al 4,7%, con un incremento di appena 0,1 punti percentuali. Secondo Confindustria Dispositivi Medici, la modifica è insufficiente a correggere gli squilibri che hanno determinato gli sforamenti negli anni precedenti.

I dati richiamati dall’associazione indicano che tra il 2019 e il 2025 nessuna Regione è riuscita a rispettare il tetto di spesa. Nel solo 2025, quattordici Regioni lo avrebbero superato di oltre il 50%, evidenziando, secondo la Federazione, un problema strutturale nella definizione dei limiti rispetto ai fabbisogni effettivi dei sistemi sanitari regionali.

“Il payback non ha raggiunto nemmeno il suo obiettivo originario: non ha controllato la spesa, ma ha generato e continuerà a generare incertezza, contenziosi e rischi per la continuità delle forniture, colpendo soprattutto le PMI, che sono l’ossatura del settore”, sostiene Faltoni. Secondo l’associazione, inoltre, più di un’impresa su due ha aumentato il proprio indebitamento, una condizione che renderebbe ancora più difficile sostenere nuove richieste di ripiano riferite ad annualità precedenti.

Le quattro proposte per riformare il sistema

Superare il payback, fissare tetti di spesa coerenti con i fabbisogni reali, incentivare e tutelare l’innovazione e costruire una politica industriale per il settore delle tecnologie mediche. Sono queste le quattro priorità presentate da Confindustria Dispositivi Medici durante l’Assemblea, con l’obiettivo di sostituire l’attuale sistema di ripiano con una programmazione della spesa fondata sui bisogni di salute e sui risultati delle tecnologie utilizzate nella pratica clinica.

Secondo l’associazione, una maggiore integrazione delle informazioni disponibili e il ricorso all’Health Technology Assessment (HTA), ovvero la valutazione delle tecnologie sanitarie, consentirebbero di orientare gli acquisti pubblici verso soluzioni capaci di produrre benefici clinici documentati. La misurazione degli esiti assistenziali dovrebbe accompagnare la definizione dei finanziamenti, superando una logica concentrata prevalentemente sul rispetto di limiti economici e sulla successiva attribuzione degli sforamenti alle imprese.

Accanto alla riforma della governance della spesa, la Federazione chiede una politica industriale nazionale ed europea in grado di sostenere ricerca, produzione e trasformazione digitale. In questo quadro viene richiamata anche l’importanza della piena attuazione degli investimenti previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), affinché le nuove infrastrutture e tecnologie possano tradursi in servizi strutturali. Servono inoltre, secondo l’associazione, incentivi stabili alla ricerca e sviluppo, sostegno agli investimenti e un sistema regolatorio più semplice e prevedibile.

Faltoni: “Serve una soluzione strutturale entro il 31 dicembre”

Confindustria Dispositivi Medici rivolge infine un appello al Governo e al Parlamento affinché la Legge di Bilancio venga modificata prima della sua approvazione definitiva. L’obiettivo indicato è individuare una soluzione strutturale entro il 31 dicembre 2026, superando un sistema che, secondo l’associazione, rischia di compromettere la competitività di un comparto industriale considerato strategico per la sanità e per l’economia nazionale.

“Non è troppo tardi per trovare dei correttivi alla manovra che lavorino per lo sviluppo del sistema Paese: finanziare adeguatamente il pilastro tecnologico del Ssn e consentire alle imprese che lo forniscono di operare in un quadro economico e normativo coerenti con le prospettive di crescita”, afferma Faltoni. “La manovra dovrebbe dare una visione strategica di lungo periodo per la sanità e per l’industria del Paese”.

“Non resteremo in silenzio: chiediamo al Parlamento di modificare profondamente la manovra e stralciare le misure che colpiscono le imprese”, conclude il presidente. “Rivolgiamo un appello al Governo affinché si trovi entro il 31 dicembre 2026 una soluzione strutturale, che superi definitivamente il meccanismo del payback. C’è ancora il tempo per correggere la rotta e dare al settore un quadro sostenibile e certo, nell’interesse delle imprese e della tenuta del Servizio sanitario nazionale”.

Il comparto italiano dei dispositivi medici, secondo i dati diffusi dalla Federazione, conta 4.618 aziende e 133.627 occupati, con un mercato complessivo di circa 18,1 miliardi di euro tra esportazioni e mercato interno. Numeri che Confindustria Dispositivi Medici richiama per sottolineare le possibili conseguenze economiche e occupazionali del mantenimento dell’attuale sistema di payback.

03 Novembre 2026

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