Psicosi. Indice di massa corporea elevato influenza negativamente funzionalità cerebrale

Psicosi. Indice di massa corporea elevato influenza negativamente funzionalità cerebrale

Psicosi. Indice di massa corporea elevato influenza negativamente funzionalità cerebrale
Lo studio pubblicato su Jana Psychiatry approfondisce l’associazione tra Imc, utilizzo di sostanze stupefacenti e non solo, e le variazioni della massa cerebrale, in pazienti che soffrono di psicosi

(Reuters Health) – Indice di massa corporea, età, abuso di sostanze e quoziente intellettivo sarebbero tutte caratteristiche che influenzano in maniera negativa struttura e funzionalità del cervello nelle persone che soffrono di psicosi, così come accade tra individui sani. A evidenziarlo è stato un team di ricercatori coordinato da Sophia Frangou, dell'Icahn School of Medicine al Mount Sinai di New York. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Jama Psychiatry.

Il Bmi influenza la salute del cervello
“Lo studio ha implicazioni immediate – spiega Frangou – Abbiamo scoperto che l'indice di massa corporea non può essere ignorato nei pazienti con psicosi perché influenza direttamente la salute e l'integrità del cervello”. Allo stesso modo, secondo la ricercatrice, “è importante mantenere o migliorare la funzione cognitiva generale non solo in individui sani, ma anche in pazienti con psicosi, magari attraverso programmi di allenamento cognitivo”.

Lo studio
Frangou e colleghi hanno analizzato le immagini del cervello e lo stile di vita di 92 pazienti con schizofrenia, 37 con disordine bipolare e 48 volontari senza problemi di psicosi, di età compresa tra 27 e 29 anni. Per misurare il volume cerebrale, lo spessore della corteccia, le connessioni tra le diverse aree cerebrali e la connettività delle regioni mentre si compiono esercizi a livello mentale, i ricercatori americani hanno usato la risonanza magnetica.
Mentre per quel che riguarda gli altri parametri, Frangou e colleghi hanno preso in considerazione indice di massa corporea, attività cognitiva, uso di sostanze stupefacenti, traumi psicologici, storia familiare di problemi mentali, gravità dei sintomi, età e attività fisica. Attraverso un metodo statistico, il team ha quindi valutato le relazioni tra caratteristiche cerebrali e cliniche.

I risultati
Così, il team avrebbe osservato, per esempio, che tra le variabili cliniche, età quoziente intellettivo e indice di massa corporea sarebbero associati a più fenotipi riscontrabili con esami di imaging. Inoltre, l'uso di cannabis e di altre sostanze d'abuso sarebbero collegati ai volumi sottocorticali, mentre bere troppo alcool sarebbe associato all'integrità della sostanza bianca.

In particolare, l'età avanzata, l'indice di massa corporea più elevato e sintomi psicotici più gravi sarebbero negativamente associati allo spessore della corteccia cerebrale e all'attivazione del cervello mentre si compiono esercizi mentali. Di contro, un quoziente intellettivo più elevato, considerato dai ricercatori come un “indicatore sommario del funzionamento cognitivo complessivo”, avrebbe mostrato associazioni positive.

I commenti degli esperti
E sono diversi i ricercatori non implicati nello studio che hanno giudicato importante questa ricerca. Come Bruce McEwen, della Rockfeller University di New York, che ha evidenziato come questo studio dimostra che “fattori come l'indice di massa corporea aiutano a modellare struttura e connettività dei circuiti cerebrali, modulando l'attività del cervello insieme a sostanze come cannabinoidi e alcool”. O come Guillermo Horga, del Columbia University Vagelos College of Physicians and Surgeons, che vede delle potenzialità nella riduzione del peso tra i pazienti psicotici, concordando con Frangou.

Al contrario, invece, secondo Anil Malhotra, del Feinstein Institute for Medical Research di Manhasset, questo studio “non fornisce molte indicazioni per i medici” perché dai dati raccolti non sarebbe possibile determinare una connessione di causa/effetto e dunque non sarebbe chiaro se è l'indice di massa corporea a influenzare l'imaging cerebrale o piuttosto il contrario, ha spiegato.

Fonte: Jama Psychiatry

Marilynn Larkin

(Versione italiana Quotidiano Sanità/ Nutri&Previeni)

Marilynn Larkin

14 Marzo 2018

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