Ritmo circadiano alterato: possibile ruolo nelle malattie autoimmunitarie e nella risposta al trattamento

Ritmo circadiano alterato: possibile ruolo nelle malattie autoimmunitarie e nella risposta al trattamento

Ritmo circadiano alterato: possibile ruolo nelle malattie autoimmunitarie e nella risposta al trattamento
Il Nobel per la medicina 2017 è stato appena assegnato agli scopritori dell’orologio biologico, segnapassi del ritmo circadiano, che mette in sintonia i nostri cicli vitali con quelli della rotazione della terra. Ma che non si tratti di una moda ‘new age’, ispirata all’armonia cosmica, lo dimostrano i risultati dei tanti studi che dimostrano un preciso ruolo dei ritmi circadiani nel mantenimento dello stato di salute. Come quello pubblicato oggi che sembra suggerire la necessità di somministrare le terapie per la sclerosi multipla ad orari ben precisi.

Anche il sistema immunitario ha il suo ritmo circadiano. Lo rivela uno studio pubblicato oggi su Nature Communications a firma di Kingston Mills e Caroline Sutton del Trinity College Dublin e di Annie Curtis dell’ RCSI (Royal College of Surgeons Ireland).
 
Una scoperta importante con immediate ricadute pratiche: alcune terapie utilizzate contro patologie autoimmuni potrebbero funzionare meglio se somministrate a determinati orari, piuttosto che in altri.
 
I ritmi circadiani sono generati dal cosiddetto orologio biologico, ‘sincronizzato’ con la rotazione terrestre che descrive un ciclo notte-giorno di 24 ore. Mantenere questa ‘armonia’ universale aiuta a mantenersi in buona salute, mentre tutto ciò che la disturba (turni lavorativi notturni, stare alzati fino a tardi la notte) disturba i ritmi circadiani e, secondo alcuni, si associa ad un’aumentata incidenza di malattie autoimmunitarie, anche se i meccanismi molecolari di questo fenomeno non sono stati ancora chiariti.
 
Lo studio pubblicato oggi dimostra che le risposte e la regolazione del sistema immunitario sono influenzate dal momento del giorno in cui vengono attivate le risposte immunitarie.
I ricercatori irlandesi, autori del lavoro, hanno utilizzato il topo come modello animale, dimostrando che il gene ‘interruttore’ dei ritmi circadiani, il BMAL1, è quello deputato a ‘sentire’ e a sopprimere le reazioni infiammatorie, con maggiore o minore efficacia, in base al momento del giorno. La perdita di questo gene o l’induzione di un processo autoimmune a mezzogiorno anziché a mezzanotte, è insomma in grado di innescare nel topo una forma molto più grave di encefalomielite, l’equivalente della sclerosi multipla nell’uomo.
 
Proprio qualche giorno fa a Stoccolma, Jeffrey C. Hall, Michael Rosbash e Michael W. Young hanno ricevuto il premio Nobel per la fisiologia e la medicina per le loro scoperte sui ritmi circadiani. Un evento ricordato dal professor Kingston Mills che sottolinea come “le nostre scoperte suggeriscono che il nostro sistema immunitario è programmato per rispondere meglio alle infezioni e agli insulti portati a diverse ore del giorno; questo ha delle ricadute importanti per il trattamento delle patologie immuno-mediate e suggerisce che potrebbero esserci importanti differenze nella risposta ai farmaci, utilizzati per il trattamento delle patologie autoimmuni (quali appunto la sclerosi multipla), a seconda dell’ora del giorno in cui vengono somministrati”.
 
Risultati questi che, secondo la dottoressa Annie Curtis, dovrebbero anche ricordare a tutti come un ritmo circadiano disturbato, evenienza assai comune con lo stile di vita moderno, fatto di pasti saltati e di sonno perso o disturbato, possa avere un impatto nel determinismo delle patologie autoimmuni. “Stiamo scoprendo soltanto adesso quanto sia importante l’orologio biologico per la salute e il benessere generale”.
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

12 Dicembre 2017

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