Sclerosi multipla. Con interferone sottocutaneo rischio ricadute più basso

Sclerosi multipla. Con interferone sottocutaneo rischio ricadute più basso

Sclerosi multipla. Con interferone sottocutaneo rischio ricadute più basso
A dimostrarlo è uno studio che ha confrontato direttamente il trattamento a base di interferone per via sottocutanea rispetto ai farmaci per via orale dimetil fumarato, fingolimod e teriflunomide. Lo studio è stato presentato nell’ambito dell’Annual Meeting of the American Academy of Neurology, che si è tenuto a Vancouver, in Canada, a fine aprile.

I malati di sclerosi multipla trattati con interferone per via sottocutanea avrebbero un minore rischio di ricadute a un anno dall’inizio della terapia. A dimostrarlo è uno studio che ha confrontato direttamente il trattamento a base di interferone per via sottocutanea rispetto ai farmaci per via orale dimetil fumarato, fingolimod e teriflunomide. Lo studio è stato presentato nell’ambito dell’Annual Meeting of the American Academy of Neurology, che si è tenuto a Vancouver, in Canada, a fine aprile.

Lo studio
Per la ricerca, sono stati presi in considerazione 1665 pazienti tra i 18 e i 65 anni di età, con una diagnosi di sclerosi multipla e che venivano avviati per la prima volta a una terapia farmacologica con farmaci modificanti della malattia (DMD – Disease-modyfing drugs). In particolare, 686 pazienti sono stati trattati con interferone per via sottocutanea e i restanti con terapia orale a base di dimetil fumarato (406 pazienti), fingolimod (455 pazienti) e teriflunomide (118 pazienti).

I risultati
Dopo un follow-up di 12 mesi, i ricercatori americani hanno verificato l’efficacia dei quattro trattamenti sulle ricadute, valutate sulla base di ricoveri, accessi al pronto soccorso e visite ambulatoriali con prescrizione di corticosteroidi dovuti alla riacutizzazione della malattia. Rispetto ai pazienti trattati con interferone, i malati avviati alla terapia con dimetil fumarato e teriflunomide avevano, dopo un anno, una maggiore probabilità di ricaduta. In particolare, prendendo i dati non aggiustati, il 26,8 % dei malati in terapia con dimetil fumarato e il 32,2% di quelli trattati con teriflunomide sono ricorsi a una visita ambulatoriale; mentre il 28,8% dei pazienti trattati con dimetil fumarato e il 36,4% di quelli in terapia con teriflunomide hanno avuto una ricaduta di qualsiasi tipo, delle tre considerate per definire la riacutizzazione.

Anche l’analisi dei dati aggiustati ha confermato una maggiore probabilità di riacutizzazione della malattia tra i pazienti in terapia orale con dimetil fumarato e teriflunomide. Inoltre, i ricercatori hanno valutato anche tre indicatori di grado di severità della malattia: la ricaduta, una visita neurologica e un esame di Risonanza Magnetica entro 90 giorni dall’inizio della terapia. In questo modo hanno evidenziato che una ricaduta entro 90 giorni dall’inizio del trattamento farmacologico sarebbe predittiva di una riacutizzazione.

Una limitazione dello studio, come gli stessi autori hanno ammesso, è però dovuta al fatto che non sono state distinte le diverse forme di sclerosi multipla. Inoltre, è possibile che i pazienti siano stati trattati con farmaci modificanti la malattia anche prima dei 12 mesi presi in considerazione per l’inclusione dei pazienti, per cui alcuni pazienti potrebbero non essere nuovi alla terapia.
 
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science) 

16 Maggio 2016

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