Sclerosi multipla. Il farmaco sperimentale alemtuzumab meglio della terapia standard

Sclerosi multipla. Il farmaco sperimentale alemtuzumab meglio della terapia standard

Sclerosi multipla. Il farmaco sperimentale alemtuzumab meglio della terapia standard
Arrivano i risultati dello studio di fase III CARE-MS II che metteva a confronto la nuova molecola con la terapia standard a base di interferone beta 1-a: il 29% dei pazienti trattati con il farmaco sperimentale ha evidenziato una riduzione della disabilità, con una riduzione della frequenza di recidive del 49%.

L’accumulo di disabilità causata dalla sclerosi multipla può essere rallentato. A dirlo sono i risultati dello studio di fase III CARE-MS ll, dove i pazienti trattati con alemtuzumab hanno ottenuto risultati migliori rispetto a quelli trattati con interferone beta-1a (interferone beta 1-a ad alto dosaggio per somministrazione sottocutanea): i primi avrebbero dimostrato di avere il doppio della probabilità di ridurre la disabilità rispetto ai secondi, in base alla misurazione effettuata tramite la Expanded Disability Status Scale (EDSS), uno strumento standard per la valutazione della progressione della disabilità fisica. I dati principali relativi allo studio CARE-MS II sono stati presentati oggi al 64° convegno annuale dell’American Academy of Neurology's (AAN).
 
Inoltre, è stato osservato un significativo miglioramentonell’indice di disabilità in alcuni pazienti trattati con alemtuzumab sia nei riguardi del valore basale, sia rispetto al valore dei pazienti trattati con interferone beta-1a, suggerendo un’inversione della disabilità nei soggetti del primo gruppo. “Si tratta di risultati rilevanti per la nostra realtà scientifica e per i pazienti grazie al vantaggio in termini di riduzione della disabilità, uno degli aspetti sul quale si concentrano le maggiori aspettative per il futuro” ha commentato Antonio Bertolotto, medico dell’Ospedale S. Luigi di Orbassano (TO) che ha partecipato per l’Italia allo studio.
Alemtuzumab è un anticorpo monoclonale che interagisce selettivamente con la proteina CD52, abbondante nelle cellule T e B. La terapia determina la deplezione delle cellule T e B circolanti, che si ritiene siano la causa dei dannosi processi infiammatori che si osservano nella sclerosi multipla, ma con un impatto minimo sulle altre cellule immunitarie. L’effetto anti-infiammatorio acuto è seguito dalla comparsa di un pattern distintivo di ripopolamento delle cellule T e B che si protrae nel tempo: sebbene l’esatto meccanismo di funzionamento nella sclerosi non sia conosciuto, questo ripopolamento crea un sistema immunitario ri-bilanciato che potenzialmente riduce l’attività della malattia.
Lo studio clinico CARE-MS II (Comparison of Alemtuzumab and Interferon beta 1-a Efficacy in Multiple Sclerosis II) era stato infatti disegnato proprio per valutare se il farmaco sperimentale per il trattamento della sclerosi multipla potesse raggiungere un’efficacia significativa e miglioramenti del profilo di sicurezza superiori rispetto al farmaco di comparazione attivo e già approvato, l’interferone beta 1-a, standard terapeutico per la patologia recidivante-remittente. I pazienti arruolati nello studio dovevano presentare sclerosi attiva, con almeno un episodio di ricaduta nel corso di terapia, comprese le terapie iniettabili standard in grado di modificare la malattia. Il farmaco veniva somministrato per via indovenosa per un totale di 8 volte durante il periodo dei due anni di durata dello studio: il primo ciclo di trattamento con alemtuzumab è stato effettuato per 5 giorni consecutivi e il secondo per 3 giorni consecutivi, dopo 12 mesi. L’interferone beta-1a veniva invece somministrato per iniezione sottocutanea 3 volte alla settimana, ogni settimana, per i 2 anni previsti dallo studio.
 
I risultati sono stati molteplici:innanzitutto, come già accennato il punteggio medio di EDSS in pazienti trattati con alemtuzumab si è ridotto nel periodo di 2 anni, indicando un miglioramento della loro disabilità fisica, mentre il punteggio medio nei pazienti trattati con interferone beta-1a è incrementato, indicando un peggioramento della disabilità. Inoltre, nel secondo anno, il 29% dei pazienti trattati con il farmaco sperimentale ha evidenziato una riduzione della disabilità mantenuta nell’intervallo di tempo di 6 mesi, rispetto al solo 13% dei pazienti in terapia standard.  In totale, nei due anni di studio si è registrato un 42% di riduzione del rischio di accumulo della disabilità a 6 mesi nei primi in confronto ai secondi.
Ma non solo. Il 65% dei pazienti trattati con alemtuzumab è rimasto libero da recidive per 2 anni rispetto al 47% dei pazienti con interferone beta-1a e in generale nei 2 anni dello studio è stata osservata una riduzione del 49% della frequenza di recidive nei pazienti trattati con il farmaco sperimentale rispetto a quelli curati con la terapia standard.  “Si tratta del primo farmaco in grado di modificare la storia naturale della malattia a mostrare un effetto significativo in uno studio comparativo superiore ad interferone beta 1-a,” ha dichiarato Alastair Compston, presidente del Comitato Direttivo che supervisiona la conduzione dello studio, sperimentatore principale degli studi clinici di fase II e III su alemtuzumab e direttore del Dipartimento di Clinica delle Neuroscienze all’Università di Cambridge.
I più comuni eventi avversi associati al farmaco sperimentale nello studio CARE-MS Il, sono risultati le reazioni associate all’infusione che sono state generalmente di gravità lieve o moderata. Le infezioni sono state frequenti in entrambi i gruppi,ma con un’incidenza più alta nel gruppo alemtuzumab: le infezioni più comuni hanno coinvolto le vie aeree superiori e il tratto urinario, micosi cutanee ed herpes orali, tuttavia per gravità sono state prevalentemente lievi e moderate e nessuna fatale. Infine, nel trial, il 15,9% dei pazienti trattati con alemtuzumab ha sviluppato un evento avverso autoimmune correlato alla tiroide (5% con interferone beta-1a), e lo 0,9% dei pazienti alemtuzumab ha sviluppato una trombocitopenia autoimmune (ITP) nei due anni dello studio. Questi casi sono stati rilevati precocemente attraverso un programma di monitoraggio e trattati con terapie convenzionali.
 
Ora, la Genzyme che produce il farmaco sta preparando tutti i passi per l’approvazione del farmaco. “Siamo in linea con i tempi di presentazione della richiesta dell’autorizzazione all’immissione in commercio all’FDA e all’EMA, prevista per il secondo trimestre di quest’anno ed entusiasti per la possibilità di rendere disponibile questo importante farmaco per le persone che vivono con la SM e che presentano bisogni terapeutici non ancora soddisfatti”, ha detto David Meeker, presidente e amministratore delegato dell’azienda.

30 Aprile 2012

© Riproduzione riservata

Dipendenza da oppioidi e prevenzione delle overdose. L’Oms verso l’aggiornamento delle linee guida
Dipendenza da oppioidi e prevenzione delle overdose. L’Oms verso l’aggiornamento delle linee guida

La dipendenza da oppioidi rimane una delle principali cause di morbilità e mortalità a livello globale. Si stima che nel 2023 circa 316 milioni di persone in tutto il mondo...

Sacche di plasma inutilizzabili nelle Marche. Cns: “Saranno usate dall’Iss per i test sulla sicurezza delle trasfusioni”
Sacche di plasma inutilizzabili nelle Marche. Cns: “Saranno usate dall’Iss per i test sulla sicurezza delle trasfusioni”

Le sacche di plasma non più utilizzabili per problemi di conservazione dell’Officina trasfusionale dell'ospedale Torrette di Ancona saranno inviate al Centro nazionale per il controllo e la valutazione dei farmaci...

Biotecnologie. Accordo triennale Italia–Stati Uniti: Biotecnopolo di Siena al lavoro su linee guida e progetti strategici
Biotecnologie. Accordo triennale Italia–Stati Uniti: Biotecnopolo di Siena al lavoro su linee guida e progetti strategici

La Fondazione Biotecnopolo di Siena ha partecipato ai lavori della Commissione Mista Italia–Stati Uniti per la cooperazione scientifica. Al centro, le biotecnologie.   È stato firmato un accordo triennale che...

Farmaceutica. La Casa Bianca pronta a colpire le aziende farmaceutiche che non investono sul suolo statunitense con dazi del 100%
Farmaceutica. La Casa Bianca pronta a colpire le aziende farmaceutiche che non investono sul suolo statunitense con dazi del 100%

La strategia commerciale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump si prepara nuovamente a colpire il settore farmaceutico. Secondo quanto riferito dal Financial Times, l’amministrazione americana sarebbe pronta ad annunciare già...