Scoperto il tallone d’Achille della malaria. Presto un vaccino universale

Scoperto il tallone d’Achille della malaria. Presto un vaccino universale

Scoperto il tallone d’Achille della malaria. Presto un vaccino universale
Uno studio internazionale ha scovato il modo di impedire la diffusione della patologia nel sangue. Il segreto è un recettore che fa da passepartout per la diffusione nei globuli rossi, necessario al parassita per infettare. E i ricercatori hanno anche trovato il modo di fermarlo.

Se vi siete chiesti perché la malaria è così difficile da sconfiggere, la risposta è nella sua adattabilità. Per questa malattia, che uccide circa un milione di persone l’anno, non è ancora stato sviluppato un vaccino efficace perché si fa strada nelle cellule del sangue tramite diversi recettori, nessuno dei quali sembrava essere essenziale: quando l’accesso al flusso sanguigno era bloccato rispetto ad una delle proteine, il parassita della patologia era capace di cambiare rotta ed entrare tramite un altro recettore. Una frase volta al passato perché oggi, grazie ad una ricerca pubblicata su Nature, si è forse trovato il punto debole del parassita: un unico recettore che gli è assolutamente necessario per diffondere la malattia. Lo studio è stato condotto da diversi gruppi di ricerca internazionali, tra cui il Wellcome Trust Sanger Institute di Cambridge e la Harvard School of Public Health di Boston.
Si chiama Basigin, il recettore che in questo caso fa la parte del tallone d’Achille. La sua interazione con le proteine contenute nel protozoo Plasmodium falciparum, uno dei parassiti più letali della malaria, è stata trovata grazie a una tecnica innovativa chiamata Avexis (Avidity-based Extracellular Interaction Screen). La tecnologia è stata sviluppata dal Sanger Institute proprio per rilevare le interazioni extracellulari tra recettori e ligandi, le molecole che permettono di indurre funzioni biologiche (in questo caso la diffusione della malattia).
È solo quando il P. falciparum riesce ad invadere i globuli rossi, infatti, che la malaria si sviluppa, innescando i primi sintomi che portano alla morte. I ricercatori avevano provato per anni a sviluppare un vaccino che impedisse al parassita di entrare nel flusso sanguigno, finora senza successo.  Il problema, appunto, era trovare il recettore giusto da disattivare, uno che fosse assolutamente necessario alla malattia per entrare nell’organismo umano. Una molecola che fino ad oggi non sembrava esistere, ma che gli scienziati hanno individuato nella proteina Basigin.
“Identificando un singolo recettore che sembra essere essenziale per l’invasione del parassita, abbiamo anche identificato un ovvia e straordinaria via per sviluppare un vaccino”, ha detto Julian Rayner, ricercatore del Sanger Institute e coordinatore della ricerca. “La speranza è che questo lavoro possa poi portare effettivamente allo sviluppo di un farmaco.”
I ricercatori, oltre che identificare l’interazione tra la proteina e il parassita, hanno infatti dimostrato come se si interrompe questa interazione la diffusione del protozoo nei globuli rossi venga bloccata completamente. Soprattutto, secondo lo studio, questo accade per tutti i ceppi di parassita testati, come se questo recettore fosse il loro passepartout universale per entrare nel sangue. Dunque un candidato perfetto per un farmaco antimalarico specifico.
La vaccinazione contro la patologia sarebbe la via più economia e semplice per proteggere tutte le popolazioni a rischio. Naturalmente, però, per poterla proporre su scala così grande, bisogna prima essere sicuri dell’efficacia del farmaco. “Recenti studi hanno dimostrato risultati positivi sui trial di vaccini in Africa”, ha detto Adrian Hill, ricercatore alla Wellcome Trust riferendosi all’ultimo studio pubblicati sul New England Journal of Medicine (di cui ci siamo occupati qui). “Ma in futuro serviranno farmaci sempre migliori, se vorremo liberarci di questa terribile malattia. La scoperta di un singolo recettore che possa funzionare da target efficace è di sicuro la soluzione migliore che potessimo cercare.”

Laura Berardi

10 Novembre 2011

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