Sprechi in sanità: la responsabilità è anche dei singoli medici. Ma è pericoloso imporre tagli dall’alto

Sprechi in sanità: la responsabilità è anche dei singoli medici. Ma è pericoloso imporre tagli dall’alto

Sprechi in sanità: la responsabilità è anche dei singoli medici. Ma è pericoloso imporre tagli dall’alto
Uno studio americano esamina per la prima volta l’impatto delle scelte individuali dei medici nel determinare gli sprechi in sanità. E gli autori arrivano alla conclusione che sia naturalmente giusto e auspicabile apportare dei correttivi ma senza atti di imperio perché imporre ai medici di tagliare su esami e procedure potrebbe avere ricadute negative sui pazienti. L’articolo è pubblicato su JAMA Internal Medicine

Lo spreco in sanità non paga e non dà vantaggi. Tanto meno per i pazienti. A ricordarlo questa volta è uno studio della Harvard Medical School  e della Harvard T.H. Chan School of Public Health. La ricerca, in estrema sintesi, dimostra che i pazienti trattati da medici molto generosi nel richiedere esami e procedure non hanno outcome migliori né sul fronte della mortalità risparmiata, né su quello delle riospedalizzazioni.
 
Questo appena pubblicato su JAMA Internal Medicine è il primo studio ad esaminare l’impatto dei pattern di spesa dei singoli medici sugli outcome dei pazienti e come visto i risultati non supporta la pratica degli sprechi.
 
“Quando spendi di più per una macchina o per un televisore – commenta Anupam B. Jena, professore associato di Health Care Policy presso la Harvard Medical School – verosimilmente diventi proprietario di un prodotto migliore”. Ma i risultati di questo studio dimostrano che la regola del ‘più spendi, meglio (e meno) spendi’ non è applicabile tout court nel caso delle cure mediche. “Spendere di più – commenta Jena – non significa ottenere un risultato di salute migliore”.
 
Le variazioni di spesa tra diverse regioni geografiche e tra un ospedale e l’atro analizzate in passato nell’ambito di vari studi hanno prodotto risultati contrastanti, ma la maggior parte delle evidenze indicano che una spesa maggiore non si traduce sempre e comunque in esiti migliori.
 
“Finora – riflette Yusuke Tsugawa, ricercatore alla Harvard T.H. Chan School of Public Health – la maggior parte delle ricerche e degli sforzi diretti a tagliare la spesa e a migliorare il valore delle cure  si è concentrata su ospedali, sistemi sanitari e gruppi di medici. Le differenze tra regioni ed ospedali sono notevoli ,ma rappresentano solo una tessera del puzzle. Questi risultati dimostrano quanto sia importante considerare le differenze tra i singoli medici, se si vuole migliorare l’assistenza sanitaria”.
 
La ricerca ha preso in esame pazienti over 65, assistiti da Medicare fee-for-service, ricoverati  non in elezione e trattati da un’internista tra il 2011 e il 2014.
La spesa sanitaria è risultata più variabile tra un medico all’altro all’interno di uno stesso ospedale, che tra ospedali diversi. In totale l’8,4% della variazione totale nella spesa sanitaria in questa analisi può essere spiegata dalle differenze di approccio dei singoli medici; le differenze tra un ospedale e l’altro contribuiscono invece per il 7% di questa variabilità.
 
In una seconda parte dello studio i ricercatori di Harvard sono andati ad analizzare gli outcome dei pazienti affidati ai medici più ‘prodighi’ nel richiedere esami e procedure. Confrontando gli approcci ‘estremi’, tra medici più risparmiatori e più generosi nelle spese, i ricercatori di Harvard non hanno riscontrato alcuna differenza nella mortalità a 30 giorni dei pazienti a loro affidati e neppure nei tassi di riospedalizzazione, due indicatori chiave della qualità dell’assistenza.


 


Secondo Jena è ancora presto per arrivare alla conclusione, un po’ semplicistica, che i medici ‘spendaccioni’ potrebbero tout court tagliare le loro prescrizioni di esami e procedure, senza incidere per questo negativamente sulla salute dei pazienti. E per esplicitare meglio questo concetto ricorrere ad una metafora. “Facciamo conto di avere due imbianchini. Uno che di solito imbianca tutta una stanza in due ore, un altro che ci impiega sei ore. Se chiedi a quello più lento di sbrigarsi, ti puoi ritrovare con un lavoro fatto male e magari con una delle pareti del colore sbagliato. E questa naturalmente è una di quelle situazioni che rapportata alle cure sanitarie vogliamo assolutamente evitare.”
 
E’ anche possibile che alcuni medici non si rendano conto di quanto costino esami e procedure; in quest’ottica – spiega Jena – autorità sanitarie e assicurazioni potrebbero creare degli incentivi per calmierare le spese più inutili. Potrebbe anche darsi che alcuni medici siano meno efficienti di altri e di aver quindi bisogno di ulteriori risorse per arrivare ad una diagnosi corretta o ad un trattamento efficace. Qualunque siano le cause alla base di queste differenze, i risultati di questo studio – ribadiscono ancora una volta gli autori – sottolineano l’impatto delle decisioni prese dai singoli medici nel determinare la spesa sanitaria.
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

14 Marzo 2017

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