Sviluppo. Sidoli (Assobiotec): “Senza il sostegno dello Stato, rischiamo il tracollo”

Sviluppo. Sidoli (Assobiotec): “Senza il sostegno dello Stato, rischiamo il tracollo”

Sviluppo. Sidoli (Assobiotec): “Senza il sostegno dello Stato, rischiamo il tracollo”
L’Italia è al terzo posto in Europa tra le imprese biotech. Ma oggi rischia di non farcela più. Lo spiega a Quotidiano Sanità il presidente di Assobiotec, "se finora le nostre imprese ce l’hanno fatta da sole, ora abbiamo bisogno di 50-100 milioni all’anno dallo Stato per evitare il tracollo”.

Celebra quest’anno 25 anni di vita Assobiotec, l’Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie (oltre 120 associati tra aziende e parchi scientifici e tecnologici), che fa parte di Federchimica. Un comparto che oggi vale oggi, a livello mondiale, lo 0,4% -1,1% del PIL (Ernst&Young 2010), ed è cresciuto in media dell’11% negli ultimi 3 anni. Ma questi dati positivi non appaiono oggi troppo rassicuranti. Perché in Italia, secondo il presidente di Assobiotec, Alessandro Sidoli, “tutto questo rischia di essere bruciato a causa della totale mancanza delle indispensabili misure di supporto per la ricerca e l’innovazione, inclusa la tutela del prodotto innovativo”. E per il futuro "non c’è di che essere ottimisti".

Presidente Sidoli, in occasione delle celebrazioni per il 25° anniversario di Assobiotec avete presentato alcuni dati del settore che registrano andamenti positivi.
È vero, oggi l’Italia è al terzo posto in Europa tra le imprese biotech. Ma attenzione a non illudersi. Le nostre imprese sono piccole e sottocapitalizzate. Quattro di quelle che erano quotate nei mercati sono scomparse nel corso degli ultimi anni. E altre sono a rischio.
Il problema è che mentre negli altri Paesi i governi hanno aiutato le aziende a diventare competitive, noi, in Italia, stiamo pagando non solo l'attuale momento di crisi ma l’assenza, per decenni, di una cultura dell’innovazione.
Finora le nostre imprese ce l’hanno fatta da sole, ma senza il sostegno dello Stato, oggi si rischia il tracollo.
 
Quali saranno le conseguenze delle manovre estive sulle imprese biotech?
Sosteniamo con forza che è assolutamente necessario e imprescindibile che la filiera del farmaco sia analizzata e gestita in modo partecipe e unitario. Oggi, però, non è così. Si continuano a fare interventi senza una visione globale. Le manovre per il contenimento della spesa farmaceutica sono un chiaro esempio. Si tratta sicuramente di un obiettivo condiviso, ma che va raggiunto garantendo al paziente l’accesso al farmaco e senza penalizzare le aziende. Invece, nella manovra di luglio si chiede alle aziende di ripianare lo sforamento della spesa farmaceutica ospedaliera definendolo, peraltro, “eventuale”; ma i dati parlano chiaro: lo sforamento ci sarà e ricadrà sulle aziende. Di fatto tutto questo si traduce con l’impossibilità, per le imprese, di fare investimenti. Nel caso specifico, poi, quello che viene penalizzato è il farmaco ospedaliero, e quindi l’innovazione.
Questi interventi non aiutano il Paese. Serve un progetto serio, anche faticoso, ma in grado di rappresentare un punto di svolta. È necessario trovare soluzioni virtuose, ad esempio pensare di utilizzare almeno una parte dei risparmi ottenuti con i tagli per finanziare l’innovazione, altrimenti per le imprese sarà impossibile continuare a restare in piedi.
Su questo stiamo cercando di creare, insieme alle altre associazioni del comparto, un tavolo al ministero per una soluzione condivisa.

Quali soluzioni servono, in particolare, all’industria biotecnologica italiana?
Chiediamo le stesse cose da anni. Anzitutto finanziamenti, perché le nostre sono aziende che lavorano nel campo dell’innovazione e fanno molta ricerca, sui cui investiamo mediamente il 24% del fatturato. Chiediamo quindi finanziamenti ma non solo. Servono procedure trasparenti di valutazione ex-ante ed ex-post. Insomma, non finanziamenti a pioggia, ma un sistema selettivo sulla base di criteri accurati. Per la ricerca pubblica e privata occorre adottare subito le linee guida europee sul peer review. E poi servono procedure rigorose ma snelle, eliminando l’eccesso di burocrazia che oggi comporta anche anni di attesa tra la presentazione del progetto e l’erogazione dei finanziamenti. Chiediamo, inoltre, l’introduzione di un credito d’imposta certo e stabile nel tempo che consenta alle aziende di fare investimenti nel medio e lungo termine.
È essenziale, poi, che venga riconosciuto lo status di piccola impresa innovativa, che “vive” di investimenti in R&S investendo oltre il 30% del fatturato e costituisce il motore trainante del processo di innovazione e della sua trasformazione in prodotto.
Infine, va garantita tutela al prodotto innovativo, altrimenti l’impresa continuerà a trovare azzerato il suo ritorno sull’investimento e questo farà dell’Italia un paese in cui non sarà più possibile fare ricerca, relegandolo al ruolo di mercato. Con tutte le conseguenze che questo avrà sull’economia. La capacità delle nostre imprese di investire in ricerca si tutela anche garantendo loro la possibilità di avere adeguati ritorni sui prodotti che sviluppano.
Un pacchetto di interventi che può permettere al settore non solo di restare in piedi ma anche di fare un salto di qualità e rilanciare la competitività del Paese. Ma che lo Stato deve supportare con risorse che abbiamo stimato in 50-100 milioni di euro all’anno.

E crede che questo sarà possibile?
In questo momento chiedere risorse è impossibile. Ma ci sono interventi che è possibile realizzare a costo zero o a costi limitati. Questa è una cosa che deve essere fatta. Ad esempio, come dicevo in apertura, cominciando a reinvestire in crescita una quota anche piccola dei tagli effettuati.
Il Governo deve sapere individuare quali sono i settori strategici. E quindi investire su quei settori. Le biotecnologie sono uno di questi.

La lettera di Berlusconi all'Ue parla proprio di sostegno alle aziende e snellimento della burocrazia. Elementi che lei stesso ha citato. Crede che vi siano le condizioni per rispondere alle vostre istanze?
Sui contenuti della lettera in questo momento non è possibile fare una reale valutazione, perché occorrerà vedere come si tradurranno in fatti concreti. Possiamo sperare, ma non c’è di che essere ottimisti.

Per le celebrazioni dei 25 anni di vita di Assobiotec si è tenuto un evento al quale ha preso parte anche il ministro della Salute Ferruccio Fazio. Cosa vi ha detto il ministro?
Il ministro Fazio conosce molto bene le problematiche, perché il suo passato è proprio nell’ambito della ricerca. SI è sempre dimostrato molto aperto e collaborativo. Devo ammettere che all'interno del panorama politico italiano è tra coloro che più ci ascolta. Purtroppo anche le possibilità di azione del ministro si scontrano con ostacoli oggettivi. In ogni modo, il ministro ha ribadito ad Assobiotec il suo sostegno e la sua disponibilità a discutere le nostre problematiche e cercare soluzioni condivise.

L.C.

28 Ottobre 2011

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