Trapianto autologo anche per gli “scarsi mobilizzatori”

Trapianto autologo anche per gli “scarsi mobilizzatori”

Trapianto autologo anche per gli “scarsi mobilizzatori”
Sono un ristretto gruppo di malati in cui non può essere eseguito il trapianto autologo per l’impossibilità di raccogliere le staminali ematopoietiche. Un identikit clinico messo a punto dal Gruppo Italiano Trapianto di Midollo Osseo permette di identificare oggettivamente questi pazienti e, grazie all’impiego di nuovi farmaci, aumentare le possibilità di trapianto.

Nel gergo medico, sono definiti pazienti “scarsi mobilizzatori”. Si tratta di quel ristretto numero di malati necessitano di un trapianto di cellule staminali ematopoetiche perché affetti da patologie come mieloma multiplo o linfoma, ma che non possono utilizzare quelle derivanti dal proprio midollo osseo.Per effettuare con successo il trapianto, infatti, è necessario che le cellule staminali ematopoietiche vengano rilasciate dal midollo osseo nel sangue periferico (mobilizzate), dove possono essere successivamente prelevate in una quantità tale da garantire un attecchimento rapido, completo e stabile attraverso un processo denominato staminoaferesi. Gli “scarsi mobilizzatori” non sono in grado di mobilizzare un numero sufficiente di cellule e dunque non possono avere accesso al trapianto autologo.
Sono circa 500 in Italia, dei 2650 che si sottopongono a trapianto di cellule staminali ematopoietiche in pazienti affetti da Mieloma Multiplo e Linfoma.Ora, i risultati di una Consensus promossa in seno al Gruppo Italiano Trapianto di Midollo Osseo permettono di identificare in modo oggettivo questi pazienti permettendo l’impiego di un trattamento mirato all’incremento delle staminali mobilizzate.
Il protocollo è stato accettato per la pubblicazione da Bone Marrow Transplantation e promette di essere il catalizzatore di diversi risultati. Uno lo ha già ottenuto: avendo definito in maniera univoca e codificata il paziente “scarso mobilizzatore” di cellule staminali, ha contribuito a chiarire una condizione sinora ambigua e foriera di notevoli disparità nell’approccio al trapianto tra i vari Centri specialistici presenti a livello globale. Inoltre, consentirà di applicare immediatamente e senza necessità di ulteriori valutazioni i nuovi trattamenti di supporto alla mobilizzazione delle cellule staminali. Si tratta di un’innovativa categoria di farmaci, sinora rappresentata dal solo capostipite (plerixafor), che offre a questi pazienti la possibilità di arrivare precocemente a un’efficace raccolta di cellule staminali, consentendo l’accesso a un trapianto autologo altrimenti impossibile.

06 Maggio 2011

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