Solo il 15% delle persone intervistate in 14 Paesi europei sa che il consumo di alcol può causare il tumore al seno, nonostante si tratti di un fattore di rischio ormai accertato. Una scarsa consapevolezza che riguarda anche le donne, tra le quali la percentuale di chi conosce questo legame si ferma al 21%. Eppure, nel solo 2020, si stima che l’alcol sia stato responsabile di 39.200 nuovi casi di tumore al seno nella Regione europea dell’Oms.
È per colmare questo divario di conoscenze e favorire un dialogo più efficace tra professionisti sanitari e pazienti che l’Oms Europa, in occasione del mese della prevenzione del tumore al seno, ha lanciato una nuova piattaforma digitale dotata di un assistente basato sull’intelligenza artificiale. L’obiettivo è mettere a disposizione degli operatori sanitari strumenti ed evidenze scientifiche affidabili per identificare precocemente i rischi legati al consumo di alcol, affrontare l’argomento durante le visite e sostenere i pazienti nell’adozione di comportamenti più salutari.
La nuova piattaforma, denominata WHO Alcohol Screening and Brief Interventions Hub, riunisce in un unico spazio evidenze scientifiche e strumenti pratici per facilitare la prevenzione dei danni associati all’alcol.
Alcol e tumori, un rischio ancora poco conosciuto L’alcol può causare almeno sette tipi di tumore, tra cui quello al seno, oltre a malattie cardiovascolari ed epatiche. Tuttavia, secondo l’Oms, molte persone nella Regione europea continuano a non essere consapevoli di questi rischi. Il divario è particolarmente evidente per il tumore al seno. In un’indagine condotta dall’Oms Europa in 14 Paesi, soltanto il 15% degli intervistati sapeva che l’alcol può causare questa neoplasia. Tra le donne la percentuale raggiungeva il 21%, rimanendo comunque molto bassa.
“I danni causati dall’alcol non sono qualcosa di astratto. Possono tradursi in malattie cardiache ed epatiche. Possono riguardare un bambino esposto all’alcol prima della nascita. Possono manifestarsi sotto forma di ansia e depressione. Oppure possono riguardare una donna che sviluppa un tumore al seno senza essere mai stata informata che l’alcol rappresentava un fattore di rischio – ha dichiarato Carina Ferreira-Borges, consulente regionale dell’Oms Europa per l’alcol – sappiamo che lo screening e gli interventi brevi funzionano, ma solo se i professionisti sanitari si sentono in grado di utilizzarli. Un medico o un infermiere che dispone di pochi minuti tra un paziente e l’altro può ora chiedere all’assistente di intelligenza artificiale della piattaforma come affrontare il tema del consumo di alcol e ottenere una risposta basata sulle evidenze dell’Oms. Questo permette di rendere le conversazioni sull’alcol una parte normale dell’assistenza, anziché un argomento scomodo da affrontare in aggiunta alle altre attività”.
Screening e interventi brevi ancora poco utilizzati Secondo l’Oms Europa, affrontare precocemente il tema del consumo di alcol può contribuire a individuare i rischi prima che si sviluppino problemi di salute più gravi. Lo screening e gli interventi brevi (Screening and Brief Interventions, SBI) rappresentano strumenti pratici a disposizione dei professionisti sanitari. Lo screening può consistere in una breve serie di domande per valutare il livello di rischio individuale, mentre un successivo intervento breve può aiutare la persona a comprendere gli effetti dell’alcol sulla propria salute e a modificare i propri comportamenti.
Tuttavia, queste conversazioni avvengono ancora troppo raramente. Il consumo di alcol è spesso il fattore di rischio comportamentale meno affrontato durante le visite, rispetto al fumo, all’attività fisica o all’alimentazione.
Tra le principali difficoltà segnalate dall’Oms figurano la mancanza di tempo, una formazione insufficiente e la scarsa sicurezza degli operatori nell’affrontare l’argomento senza far sentire giudicati i pazienti. A queste si aggiungono le difficoltà nell’individuare le domande più appropriate e nel reperire indicazioni e strumenti affidabili. In molti contesti, inoltre, il consumo di alcol riceve un’attenzione limitata nei programmi di formazione dei professionisti sanitari, lasciando lacune nelle conoscenze e favorendo il ricorso a informazioni superate o convinzioni errate ancora diffuse.
Una piattaforma digitale con un assistente IA basato sulle evidenze Oms Per superare questi ostacoli, la nuova piattaforma mette a disposizione diversi strumenti operativi. Tra questa figura l’Audit, un test di screening validato a livello internazionale composto da dieci domande, che consente di valutare il livello di rischio associato al consumo di alcol. Sono inoltre disponibili strumenti interattivi per comprendere che cosa si intende per “unità alcolica standard” e quali effetti l’alcol può avere sulla salute.
Una delle principali innovazioni è rappresentata dall’SBI Assistant, un assistente basato sull’intelligenza artificiale che aiuta gli operatori a individuare le modalità più appropriate per avviare il dialogo con i pazienti e a trovare le risorse necessarie. Il sistema integra le indicazioni e le evidenze scientifiche dell’Oms relative allo screening e agli interventi brevi.
“Le persone già interrogano l’intelligenza artificiale sulla propria salute, anche per sapere quale quantità di alcol sia sicura. Spesso ricevono risposte formulate con sicurezza, ma senza alcuna possibilità di verificarne la provenienza – ha spiegato Nebi Bekiri, responsabile dell’Information Technology e dell’Intelligenza Artificiale dell’Oms Europa – abbiamo sviluppato un assistente che funziona in modo opposto. Fornisce risposte esclusivamente sulla base di un insieme definito di evidenze scientifiche e risorse operative dell’Oms, mostra la fonte alla base di ogni risposta e indirizza verso uno strumento che può essere utilizzato durante una visita o autonomamente”.