Tumori della pelle. Mezzana (Marco Polo): “Il futuro è la tecnica italiana PDT”

Tumori della pelle. Mezzana (Marco Polo): “Il futuro è la tecnica italiana PDT”

Tumori della pelle. Mezzana (Marco Polo): “Il futuro è la tecnica italiana PDT”
Non funziona solo per la cura delle cheratosi attiniche e degli epiteliomi basocellulari, come già era noto, ma sembrerebbe prevenire i tumori cutanei. A dirlo Paolo Mezzana, lo specialista che sta conducendo a Roma i test sulla terapia con sostanze fotosensibilizzanti Photodynamic Therapy, un tecnica tutta italiana.

Sono ancora pochi i centri al mondo che stanno sperimentando la tecnica italiana PDT (Photodynamic Therapy) per la cura dei tumori epiteliali nei soggetti a rischio. Ma la terapia, sviluppata da Espansione Marketing, azienda di Bologna leader nel settore medicale, e portata avanti in Italia da un team di medici esperti, sembrerebbe aver raggiunto finora risultati eccellenti non solo per il trattamento, ma anche per la prevenzione di questo tipo di neoplasia. A dirlo Paolo Mezzana, Specialista in Chirurgia Plastica e responsabile del Servizio di Dermatologia Oncologica della Casa di Cura Monospecialistica Oncologica U.S.I. Marco Polo di Roma, un centro all’avanguardia per la diagnosi e la cura dei tumori che oggi sta portando avanti uno studio proprio sulle proprietà di prevenzione della terapia.
 
Nata come terapia per la cura delle cheratosi attiniche e degli epiteliomi basocellulari, negli ultimi anni la PDT sta trovando applicazione anche per la cura di altre patologie della pelle, dall’acne alle verruche volgari, ai disordini dell’apparato pilosebaceo, fino al fotoringiovanimento. “Si tratta di una tecnica non invasiva che utilizza una fonte di luce monocromatica a bassa intensità applicata a breve distanza dalla cute”, ha spiegato Mezzana. “In questo modo, si riescono a distruggere selettivamente le cellule mutate che per l’aumentata velocità di replicazione assorbono e trasformano più rapidamente un farmaco, l’acido aminolevulinico, che funge da marcatore biologico”.
 
Ma oggi il team di Mezzana sta sperimentando la metodica anche a scopo preventivo. “Sono stati finora arruolati più di 30 soggetti, con fototipo chiaro e una spiccata predisposizione allo sviluppo di neoformazioni epiteliali precancerose, come le cheratosi attiniche o di veri e propri tumori cutanei, che in passato erano stati più volte trattati con altre terapie”, ha spiegato il ricercatore.
La cheratosi attinica rappresenta un indicatore di eccessiva esposizione cumulativa al sole e, nello stesso tempo, costituisce un possibile precursore del carcinoma spinocellulare invasivo. La sua incidenza è in aumento in tutto il mondo. Un recente studio condotto in Italia, effettuato su oltre 12.000 soggetti sopra i 45 anni, ha stimato una prevalenza della patologia pari all’1,4% della popolazione (Naldi 2006). In una percentuale tra il 5 e il 20% le cheratosi attinniche possono evolvere, per una mutazione UV-indotta, verso un carcinoma invasivo a cellule squamose.
 
“La sostanza foto sensibilizzante utilizzata – ha continuato Mezzana – è il 5-ALA (acido 5 aminolevulinico), che applicato sulla cute circa un’ora prima del trattamento, si lega selettivamente alle cellule malate rendendole bersaglio di un fascio luminoso, che ne determina la distruzione selettiva. Si tratta di una metodica particolarmente innovativa, non solo perché sfrutta Led ad elevata potenza (>100Mw/cmq), ma soprattutto perché, agendo ad una distanza minima dai tessuti (circa 5-10 mm), garantisce l’assenza di dispersione energetica, garantendo risultati apprezzabili già dalle prime sedute. La tecnica utilizzata è l’unica PDT  brevettata in cui la distanza tra la cute e i Led non supera i 10 mm, ciò ottimizza l’assorbimento da parte delle cellule alterate, riducendo i tempi di esposizione e diminuendo la convalescenza  del paziente”.
 
Secondo i dati finora raccolti, nei 14 mesi di follow-up i pazienti non avrebbero sviluppato lesioni precancerose o vere e proprie neoplasie epiteliali nelle aree trattate, mostrando peraltro anche miglioramenti a livello del danno da foto invecchiamento. “Se confermati, i dati sperimentali finora raccolti, permetteranno la diffusione su scala mondiale di una metodica di semplice esecuzione, pressocché priva di complicanze, per il trattamento di pazienti con la tendenza a sviluppare tumori cutanei di tipo epiteliale, con una forte riduzione della morbilità e della mortalità”, ha concluso Mezzana.

28 Novembre 2012

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