Vaccini e antibiotici. Conservati nella “seta” in condizioni estreme

Vaccini e antibiotici. Conservati nella “seta” in condizioni estreme

Vaccini e antibiotici. Conservati nella “seta” in condizioni estreme
Si tratta di una pellicola innovativa che deriva dalla lavorazione della seta. Utilizzata per avvolgere i farmaci che così possono resistono a lungo e fino a temperature di 60 gradi, perdendo solo una percentuale minima della loro efficacia.

Vaccini e antibiotici spesso devono essere tenuti al fresco per prevenirne il deperimento e l’alterazione, che possono renderli inefficaci. Ma ciò rende il loro trasporto e il loro uso in condizioni particolari più difficile. Ecco perché una nuova scoperta della University School of Engineering e dell’Institute of Biomedical Imaging and Bioengineering (NIBIB) statunitensi potrebbe rivelarsi molto utile per la diffusion dell’immunizzazione: in uno studio su Pnas, i ricercatori spiegano infatti come hanno sintetizzato uno “stabilizzatore” derivato dalla seta capace di rendere questo tipo di farmaci stabili a temperature superiori ai 60°C, eliminando ogni possibilità che si rovinino a causa di condizioni climatiche troppo torride. Ora la sostanza andrà testata sul campo.
 
Il nuovo stabilizzatore potrebbe essere utile anche per abbassare i costi dei farmaci, visto che doverli mantenere al fresco dopo la produzione e in attesa del loro uso è una delle cose meno economiche della loro produzione.
Nonché, chiaramente renderebbe anche il trasporto meno costoso e più sicuro.
Per ottenere questo risultato, gli scienziati sono partiti da sottili pellicole di seta (polimero che ha struttura chimica e fisica particolarmente adatte allo scopo), trovando il modo di usarli per avvolgere le molecole bioattive presenti in antibiotici e vaccini. In questo modo i farmaci vengono protetti e la loro conservazione estesa.
Fino ad oggi gli unici test condotti – superati con successo – sono però stati effettuati in laboratorio: gli scienziati hanno provato a conservare per sei mesi i classici vaccini trivalenti (per morbillo, rosolia e parotite) in un ambiente a 4°C come consigliato, ma anche a 25°C, a 37°C e 45°C. I risultati sono stati sorprendenti.  Non solo le pellicole mantenevano la potenza dei farmaci nel tempo, con una perdita di efficacia minima (pari al massimo al 15%), ma ne miglioravano la stabilità anche a temperature di stoccaggio molto alte. Allo stesso modo, gli antibiotici potevano resistere a temperature addirittura di 60°C, mantenendo la loro funzione pressoché inalterata (cioè con una perdita appena del 10% della bio-attività dopo due settimane). Ma il caso più esemplificativo è forse quello della penicillina, che se mantenuta alla temperatura di 60°C perde in 24 giorni tutta la sua efficacia, mentre se avvolta nel film di seta riusciva a mantenere totalmente inalterate le sue caratteristiche per almeno 30 giorni.
 In più, se anche questi farmaci venivano lasciati esposti alla luce del sole, che in generale è deleteria per questo tipo di molecole, non subivano danni. Così come resistevano meglio all’umidità.
 
Ora, però, bisogna fare anche test sul campo, spiegano gli scienziati, nonché su altre molecole. “Nuovi studi sono già stati pensati”, ha commentato David Kaplan, autore senior dello studio. “Abbiamo già cominciato a testare la molecola su altri tipi di vaccino: per quello che abbiamo visto non c’è motivo di pensare che non possa essere una protezione universale. Potenzialmente la seta potrebbe eliminare il bisogno di una ‘catena del freddo’ nella produzione di farmaci, abbattendo i costi e aumentando la disponibilità di antibiotici o vaccini salvavita in ogni luogo del mondo”.

11 Luglio 2012

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