Vaiolo delle scimmie. Oms: “Non è emergenza di sanità pubblica”. Ma il fenomeno dovrà essere monitorato. No allo stigma verso LGBTQI+

Vaiolo delle scimmie. Oms: “Non è emergenza di sanità pubblica”. Ma il fenomeno dovrà essere monitorato. No allo stigma verso LGBTQI+

Vaiolo delle scimmie. Oms: “Non è emergenza di sanità pubblica”. Ma il fenomeno dovrà essere monitorato. No allo stigma verso LGBTQI+
Dall'inizio di maggio 2022 sono stati segnalati all'Oms 3040 casi da 47 Paesi. La trasmissione si sta verificando in molti Paesi che non avevano mai segnalato casi di vaiolo delle scimmie, e il maggior numero di casi è attualmente segnalato dai Paesi della Regione europea dell'Oms. Questo quanto emerso dalla riunione del Comitato d'emergenza dell'Oms. Presentata anche una bozza del "Piano strategico dell'Oms per il contenimento dell'epidemia di vaiolo delle scimmie in più Paesi".

Il vaiolo delle scimmie non verrà classificato come un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale (Public Health Emergency of International Concern – PHEIC). Tuttavia il fenomeno dovrà essere “attentamente monitorato” e si dovranno adottare alcune misure di prevenzione e contrasto. C’è poi preoccupazione per il potenziale aggravamento della stigmatizzazione e lesione dei diritti, come quello alla privacy, di comunità particolarmente colpite come quella LGBTQI+.

Questo quanto emerso dalla riunione del Comitato d’emergenza dell’Oms.

Durante la presentazione della situazione epidemiologica globale, si è sottolineato che dall’inizio di maggio 2022 sono stati segnalati all’Oms 3040 casi da 47 Paesi. La trasmissione si sta verificando in molti Paesi che non avevano mai segnalato casi di vaiolo delle scimmie, e il maggior numero di casi è attualmente segnalato dai Paesi della Regione europea dell’Oms. I casi iniziali di vaiolo delle scimmie, rilevati in diversi Paesi di varie Regioni dell’Oms, non avevano legami epidemiologici con aree che hanno storicamente segnalato il vaiolo delle scimmie, il che suggerisce che la trasmissione non rilevata potrebbe essere in corso da tempo in quei Paesi. La maggior parte dei casi confermati di vaiolo delle scimmie è di sesso maschile e la maggior parte di questi casi si verifica tra gli uomini gay, bisessuali e altri uomini che hanno rapporti sessuali con uomini nelle aree urbane e nelle reti sociali e sessuali raggruppate.

“La presentazione clinica è spesso atipica – spiega l’Oms – con poche lesioni localizzate all’area genitale, perineale/perianale o peri-orale che non si diffondono ulteriormente e un’eruzione cutanea asincrona che compare prima dello sviluppo di una fase prodromica (ad esempio, linfoadenopatia, febbre, malessere). Finora sono stati registrati pochi ricoveri ospedalieri e un decesso in un individuo immunocompromesso. Alcune ricerche preliminari hanno stimato che il numero di riproduzione (R0) è pari a 0,8 e, tra i casi che si identificano come uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini, è superiore a 1. Il periodo medio di incubazione tra i casi segnalati è stimato in 8,5 giorni, con un intervallo compreso tra 4,2 e 17,3 giorni (sulla base di 18 casi nei Paesi Bassi). L’intervallo seriale medio è stimato in 9,8 giorni (95% CI 5,9-21,4 giorni, sulla base di 17 coppie caso-contatto nel Regno Unito). Ad oggi, sono stati segnalati 10 casi di infezione tra gli operatori sanitari, di cui almeno nove non professionali”.

Presentata anche una bozza del “Piano strategico dell’Oms per il contenimento dell’epidemia di vaiolo delle scimmie in più Paesi”. Il piano sottolinea la necessità di adottare un approccio rafforzato, agile e collaborativo, con particolare attenzione alla sensibilizzazione e alla responsabilizzazione dei gruppi di popolazione colpiti affinché adottino comportamenti sicuri e misure protettive in base ai rischi che corrono, nonché all’arresto dell’ulteriore diffusione del vaiolo delle scimmie all’interno di tali gruppi di popolazione.

Sono state inoltre presentate le linee guida tecniche, offerte ai Paesi a sostegno dei loro sforzi per rispondere a questo evento, che ruotano attorno a: sorveglianza rafforzata; isolamento dei casi; identificazione e monitoraggio dei contatti; rafforzamento delle capacità diagnostiche e di laboratorio; gestione clinica e misure di prevenzione e controllo dell’infezione all’interno dei contesti sanitari e comunitari, compresi i percorsi assistenziali; impegno con i gruppi di popolazione colpiti e comunicazione efficace per evitare la stigmatizzazione; percorsi assistenziali solidi, compreso l’uso di contromisure mediche nell’ambito di contesti di ricerca collaborativi, utilizzando strumenti di raccolta dati standardizzati per aumentare rapidamente la generazione di prove sull’efficacia e la sicurezza di questi prodotti.

Il Comitato ha discusso le questioni chiave relative all’epidemia, tra cui: le attuali osservazioni di un plateau o di una potenziale tendenza alla diminuzione del numero di casi in alcuni dei Paesi in cui l’epidemia si è manifestata all’inizio; la necessità di comprendere meglio le dinamiche di trasmissione; le sfide legate alla rintracciabilità dei contatti, in particolare a causa dei contatti anonimi, e i potenziali legami con i raduni internazionali e gli eventi LGBTQI+ Pride che favoriscono maggiori opportunità di esposizione attraverso incontri sessuali intimi; la necessità di una valutazione continua degli interventi che sembrano aver avuto un impatto sulla trasmissione; l’identificazione di attività chiave per la comunicazione del rischio e il coinvolgimento della comunità, lavorando in stretta collaborazione con le comunità colpite per sensibilizzare sulle misure di protezione personale e sui comportamenti da adottare in occasione di eventi e raduni imminenti; la necessità di valutare l’impatto dei diversi interventi, compresa la valutazione delle strategie di vaccinazione attuate da alcuni Paesi in risposta all’epidemia, e la disponibilità e l’equità nell’accesso e nella concessione delle contromisure mediche.

Il Comitato si è detto “preoccupato per il potenziale aggravamento della stigmatizzazione e della violazione dei diritti umani, compresi i diritti alla privacy, alla non discriminazione e alla salute fisica e mentale dei gruppi di popolazione colpiti, che ostacolerebbe ulteriormente gli sforzi di risposta”. Inoltre, per la protezione della salute pubblica, alcuni membri del Comitato hanno espresso il parere che le leggi, le politiche e le pratiche che criminalizzano o stigmatizzano i comportamenti consensuali tra persone dello stesso sesso da parte di attori statali o non statali creano barriere all’accesso ai servizi sanitari e possono anche ostacolare gli interventi di risposta.

Sebbene alcuni membri abbiano espresso opinioni diverse, il Comitato ha deciso per consenso di consigliare al Direttore generale dell’OMS che in questa fase l’epidemia non costituisce una PHEIC.

Tuttavia, il Comitato ha riconosciuto all’unanimità la natura di emergenza dell’evento e che il controllo dell’ulteriore diffusione dell’epidemia richiede un intenso impegno di risposta. Il Comitato ha consigliato di monitorare attentamente l’evento e di riesaminarlo dopo alcune settimane, quando saranno disponibili maggiori informazioni sulle incognite attuali, per determinare se si sono verificati cambiamenti significativi che potrebbero giustificare una riconsiderazione del proprio parere.

27 Giugno 2022

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