Eseguito un intervento tecnico di riorganizzazione completa dei locali dell’Arnas “ Civico Di Cristina Benfratelli” di Palermo – all’interno dell’UOC di Gastroenterologia con Endoscopia Digestiva ( sede P.O. “Civico”) , diretta dal dr. Roberto Di Mitri – finalizzato, sia al loro ampliamento che alla rivisitazione degli spazi interni secondo la suddivisione degli stessi in macro-aree (zona sporco, pulita e tecnica) sia volto al “Reprocessing” degli strumenti endoscopici. Acquisite anche delle apparecchiature di ultima generazione (ad es. dispositivi e soluzioni ingegneristiche progettati per garantire la separazione fisica e procedurale tra le aree “sporche” e quelle “pulite/ sterili”; o ancora armadi porta endoscopi termo-ventilati capaci di mantenere la disinfezione degli stessi per almeno 15 giorni).
L’intervento si inserisce nel più ampio progetto che l’azienda sta portando avanti per l’efficientamento e la riqualificazione della Centrale di Sterilizzazione e di tutti i processi collegati, con l’obiettivo primario specifico di ridurre al minimo i rischi di contaminazione incrociata e, al contempo, perseguire l’obiettivo sistemico volto a valorizzare un modello organizzativo declinato al miglioramento della sicurezza di pazienti e operatori.
“L’intervento eseguito – spiega Walter Messina direttore generale dell’Arnas “Civico Di Cristina Benfratelli” di Palermo – ha risposto ad alcune esigenze operative dell’Azienda, con l’obiettivo primario di garantire efficienza operativa, separazione dei setting endoscopici in percorsi sporco e pulito per il contrasto del rischio infettivo correlato all’assistenza, nonché per migliorare sempre di più il reprocessing di alta disinfezione delle attrezzature endoscopiche. L’alta sanificazione riveste un value prioritario dei modelli organizzativi innovativi per garantire qualità e sicurezza delle cure, efficacia, efficienza ed economicità dei processi di management gestionale clinico e organizzativo”.
Il layout progettuale è stato attentamente studiato per ottimizzare i flussi di lavoro, riducendo i tempi operativi e migliorando il comfort e la sicurezza dei pazienti e del personale. Le scelte progettuali sono state permeate sul confronto costante con gli utilizzatori finali, per assicurare la conformità dello spazio alle normative vigenti ed alle esigenze pratiche e tecniche delle attività previste. Il reprocessing degli strumenti endoscopici è fondamentale nell’ambito del più generale servizio della CSSD (Central Sterile Services Department), ovvero un’attività integrata di massima importanza nelle strutture sanitarie. Lo scopo di una CSSD è il controllo delle infezioni e la salvaguardia della salute del paziente sottoposto a indagine diagnostica o intervento chirurgico e terapeutico.
Il cuore del percorso di riprocesso degli Endoscopi prevede una serie di passaggi validati e rappresenta nella pratica clinica endoscopica un punto cruciale per il contrasto del rischio infettivo. In tale direzione anche le linee guida SIED – Società Italiana di Endoscopia Digestiva e dell’ANOTE/ ANIGEA.
“La pratica endoscopica – afferma Roberto Di Mitri direttore dell’UOC di Gastroenterologia con Endoscopia digestiva – è in continua evoluzione ed i progressi tecnologici hanno permesso la sua diffusione nella routine clinica. L’endoscopia interventistica comprende una serie di procedure diagnostiche ed operative, con vari livelli d’invasività, che comportano l’utilizzo di strumenti che necessitano di differenti esigenze di disinfezione, ecco perché l’intervento tecnico effettuato dall’azienda a vantaggio dell’alta sanificazione, inerentemente al cd. reprocessing degli strumenti endoscopici flessibili e pluriuso, al fine di perfezionare con standard elevati il processo di sterilizzazione degli stessi, assume un’importanza fondamentale nell’ambito del processo assistenziale di nostra pertinenza”. “Lo strumento endoscopico – spiega ancora Di Mitri -, infatti, se non è correttamente disinfettato può diventare un veicolo di trasmissione di agenti patogeni, sia per il paziente che per l’operatore che lo ha utilizzato. I rischi connessi alla pratica endoscopica hanno rilevato nel tempo l’importanza di lavorare “in sicurezza” sotto diversi profili e la necessità di garantire strumenti e dispositivi medici sicuri per il paziente”.
“II processo di decontaminazione – conclude Di Mitri – risulta essere il momento più critico, principalmente per due motivi: lo strumento appena utilizzato, essendo contaminato da un’elevata carica microbica, rappresenta un’importante fonte di infezione per chi lo deve maneggiare. Un trattamento di pulizia e disinfezione eseguito in maniera superficiale, o che non rispetta l’applicazione di tutte le fasi previste, può compromettere il risultato della procedura inficiando il processo di sterilizzazione, ovvero esitando in uno strumento contaminato che, dunque, rappresenta una fonte di contagio sia per il paziente sia per l’operatore”.
Sul punto, il DLgs 24 febbraio 1997, n. 46 (in Attuazione della direttiva 93/42/CEE concernente i dispositivi medici) prevede che gli endoscopi ed i relativi accessori siano classificati come “dispositivi medici” e accessori di “dispositivo medico”, ovvero secondo il criterio di classificazione del rischio gli endoscopi riutilizzabili sono generalmente classificati come dispositivi semicritici (entrano in contatto con membrane mucose). Dal reprocessing degli strumenti endoscopici passa, dunque, anche la prevenzione del rischio infettivo nell’ambito assistenziale sanitario. La disinfezione appare dunque una tematica prioritaria, quanto funzionale alla capacità di resilienza dell’organizzazione /impresa erogatrice del servizio sanitario pubblico, rispetto al profilarsi di eventi avversi, quali contenziosi, con conseguenti esposizioni risarcitorie in caso di condanne legate a responsabilità medico- legale connesse all’eventuale sviluppo e diffusione di ICA (Infezioni Correlate all’Assistenza ) nell’ambiente ospedaliero.