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Tumori neuroendocrini. In arrivo “una rete” per cure più innovative grazie alla terapia con radiologandi

La terapia “tagga” e cura insieme solo le cellule malate. Due i centri già attivi: uno all’Università di Messina, tra i primi centri in Italia, e l’altro a La Maddalena di Palermo operativo da circa un anno. A questi presto potrebbero aggiungersi ulteriori centri a Catania e Palermo

31 GEN -

Grazie a un modello ‘a rete’ di diagnosi e cura uniforme, multidisciplinare e digitale, la Sicilia sarà in grado di offrire ai pazienti con tumore neuroendocrino, fin dalla diagnosi, il riferimento a centri dedicati e specializzati capaci di erogare le cure migliori e più innovative, grazie alla terapia con radiologandi.

Due i centri già attivi in tutta la Regione: uno all’Università di Messina, tra i primi centri in Italia, e l’altro a La Maddalena di Palermo operativo da circa un anno. A questi presto potrebbero aggiungersi ulteriori centri a Catania e Palermo, città dove già sono presenti strutture di eccellenza e di consolidata esperienza per i tumori neuroendocrini che si stanno strutturando per l’attivazione della innovativa terapia oncologica, in vista di una sua estensione anche contro il tumore della prostata.

“I tumori neuroendocrini (NET) sono un gruppo eterogeneo di neoplasie che possono insorgere in molteplici distretti e organi diversi, con sintomi variabili, a volte silenti, che li rendono non facilmente identificabili ma che nella maggior parte dei casi riguardano il tratto digerente - dichiara Giuseppe Badalamenti, oncologo del Policlinico Universitario “Paolo Giaccone” di Palermo -. Sono una patologia rara ma poiché non esiste un registro regionale non sono disponibili dati ufficiali. Tuttavia, in base al registro ITANET, per il centro di Palermo si stimano circa 70 nuovi casi di NET all’anno, di cui 45 inerenti il tratto gastrointestinale, spesso in fase avanzata o metastatica. Proprio i pazienti con questo tipo di tumori possono oggi beneficiare di un’innovazione terapeutica: è la terapia con radioligandi, la nuova frontiera della medicina di precisione in ambito medico-nucleare, in grado di isolare e colpire insieme le cellule tumorali, distinguendole selettivamente da quelle sane, senza danneggiarle”.

“E’ una terapia più efficace rispetto ad altri trattamenti a oggi disponibili, sicura e ben tollerata, seppur finora accessibile, secondo le linee guida internazionali, soltanto come seconda linea di trattamento dopo la terapia con analoghi della somatostatina - spiega Dario Giuffrida, oncologo dell’Istituto Oncologico Mediterraneo di Catania - La particolarità clinica e gestionale di queste rare neoplasie richiede percorsi terapeutici sempre più personalizzati e la necessità di dotarsi di un ‘virtual hospital’ che permetta alle strutture più periferiche e con minor esperienza di interfacciarsi con quelle che hanno maggiori competenze, per garantire una gestione clinica ‘virtuosa’ dei pazienti. In quest’ottica, nell’ambito della rete oncologica siciliana, stiamo sviluppando percorsi di diagnosi e cura uniformi e una piattaforma digitale che consenta la condivisione dei dati clinici tra medici di strutture diverse o singolo medico e team multidisciplinari, per limitare la migrazione sanitaria e garantire ai pazienti con NET un accesso equo e tempestivo alle cure più efficaci e all’avanguardia, fin dalla diagnosi” sottolinea Giuffrida.

“Per quanto riguarda la terapia con radioligandi a Palermo, l’unico centro attualmente attivo è la Clinica Maddalena – osserva Badalamenti –. Ma quando il trattamento verrà esteso anche alla prostata sarà opportuno avere un altro centro nella stessa Palermo. Tuttavia, tallone d’Achille è il fatto che in Sicilia esistono pochi centri dislocati soltanto ad Agrigento e a Catania, dotati di PET con Gallio, necessaria per selezionare i pazienti candidabili – sottolinea Badalamenti –. Ciò comporta che a Palermo e nella Sicilia Occidentale, un paziente deve necessariamente spostarsi in altra città per eseguire una PET con Gallio, con un tempo medio di attesa tra le 2 e le 4 settimane”.

“A Catania invece ci sono più centri che possono fare questo esame specifico, quindi nel nostro Istituto le strutture e le attrezzature ci sono e stiamo valutando la possibilità di attivare questo tipo di terapia, in vista della sua estensione al tumore alla prostata che comporterà richieste sicuramente maggiori”, conclude Giuffrida.



31 gennaio 2024
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